barbara fiorio
di fiabe, amenità e cose così-
luglio 22nd, 2010c'era una svolta, fiabe
A grande richiesta e non solo della bimba Giulia:
RAPERONZOLO
Un neurone con due trecce lunghe lungheCi ricordiamo bene o male tutti della Principessa chiusa nella torre che gettava giù le trecce e faceva salire il Principe. Beh, notizia: non era una Principessa ma una reietta fin da quando era feto, come si dilettano a narrare i fratelli Grimm, i quali, tra l’altro, raramente attribuivano il ben dell’intelletto alle loro protagoniste femminili. Per mantenere viva un’altra consuetudine fiabesca, anche stavolta più i protagonisti sono sfigati, più i loro genitori li hanno desiderati ardentemente, superando svariati problemi di fertilità.
Ordunque, c’erano una volta un uomo e una donna che da molto tempo volevano un pargolo e quando finalmente lei si accorse di essere gravida la prima cosa che fece fu farsi venire una voglia pazza dei raperonzoli dell’orto della loro vicina, che, guarda caso, era una maga.
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luglio 21st, 2010cinema e teatro, fiabe
Una bimbetta coi codini biondi e gli occhi azzurri si siede accanto a me sullo scoglio dove sto leggendo. Il libro che ho in mano non sembra inibirla minimamente.
Ciao, io sono Giulia.
Se da grande farà così con gli uomini avrà bisogno di studiare bene le arti marziali per poter tornare a casa sana e salva.
Ciao Giulia, io sono Barbara, piacere.
Anche io leggo libri dichiara con orgoglio. Salvo poi rettificare Cioè, me li leggono mamma e papà, ma io li ascolto.
Annuisco E quali libri preferisci?
Gli occhi le si accendono Quelli di favole!
La mamma si avvicina Giulia, non disturbare! Scusi, le dà fastidio?
Non mi disturba affatto, non si preoccupi. Stiamo parlando di libri e faccio l’occhiolino alla bimba.
La mamma sorride e torna a occuparsi del poco interessante bimbetto in fasce.
Quindi ti piacciono le favole…
Si, e i cartoni animati.
Mi sembra giusto. Anche a me.
Lei scoppia a ridere Ma tu sei grande, ormai! come dire “per te è tardi per goderti la vita gnegnegne”.
Non è vero. Io sono andata a vedere Toy Story 3, e tu?
Mi scruta per capire se sto scherzando ma l’orgoglio prevale Anche io l’ho visto! E andrò a vedere anche Raperonzolo!Qualunque giudice, a questo punto, dovrà riconoscere il chiaro intento di provocazione che Disney ha nei miei confronti.
Ma tu la conosci la storia vera di Raperonzolo? le domando cercando di essere il più naturale possibile e di celare i miei intenti diabolici nel riscattare le fiabe dal giogo disneyano.
Ho visto la pubblicità al cinema… risponde lei, incerta.
Aaaaaahhhh, QUELLA…mmmmhhh
Un minuto di silenzio mentre la piccola rimugina.
Perché, tu sai la vera storia di Raperonzolo? mi chiede, abboccando all’amo della curiosità.
Offro un ghigno sornione alla telecamera immaginaria prima di rivolgermi nuovamente a Giulia e, chiudendo definitivamente il libro che stavo leggendo, dirle Certo che la so. Se vuoi te la racconto…Ma solo a te, eh.
Si! reclama lei elettrizzata.
Be’…hai presente la pubblicità che hai visto al cinema? La vera storia è tutta un’altra fiaba.Disney! Ciccaciccacicca
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aprile 12th, 2010fiabe, libri e scrittori veri
C’era una volta un uomo che possedeva gran bei palazzi in città e gran belle case in campagna, vasellame magnifico in oro e argento, mobili guarniti di ricami finissimi e carrozze dorate.
Un multimilionario, insomma.
Ma per disgrazia aveva la barba di un color turchino chiaro cosa che, ai tempi, rappresentava un difetto sgradevolissimo che ripugnava ogni donna.
Ricchissimo ma con la barba blu. Povero, aveva solo sbagliato epoca. Oggi sarebbe con la barba blu ma ricchissimo…Orbene, una sua vicina di casa, gentildonna di buona famiglia, aveva due figlie bellissime e lui chiese di poterne sposare una. Una a caso, siamo sempre alle solite con i protagonisti maschili delle fiabe…
Nessuna delle due lo voleva (immagino le discussioni in casa “Ha la barba blu!” - “Ma è ricco sfondato!” - “Si, ma ha la barba bluuuuuuuuuuu!” e via dicendo).
C’era anche un altro dettaglio che non aiutava a sposarlo a cuor leggero: pareva avesse avuto diverse mogli, di cui nessuno aveva mai più avuto notizia.
Un elemento che a mio modesto parere non era proprio proprio secondario, ma niente, ’sta diamine di barba blu concentrava decisamente tutta l’attenzione su di sè.A ogni buon conto, per farsi conoscere meglio, Barbazzurra invitò madre e figliole con alcune delle loro migliori amiche in una sua villa per una vacanza di otto giorni.
Fu tutta una festa e una baldoria: passeggiate, partite di caccia e di pesca, feste da ballo, banchetti e convitti. Passarono giorni e notti interi a divertirsi.
Lui si rivelò un uomo amabile, gentile, generoso, premuroso e di deliziosa compagnia.
Insomma, quella settimana da villaggio turistico di alto livello convinse la sorella minore che tutto sommato la barba azzurrognola non era una cosa così orrenda e che dietro quella si nascondeva una gran brava persona. Così, l’ottavo giorno della vacanza, si sposarono.
Che a quei tempi non stavano a perdere troppo tempo coi fidanzamenti.Un mesetto più tardi Barbazzurra disse alla moglie di dover fare un lungo viaggio di lavoro e di dover star via oltre un mese. La pregò di divertirsi, di invitare le amiche, di fare gite in campagna e, in sostanza, di trattarsi bene in tutto e per tutto.
Poi le consegnò il mazzo di chiavi di tutto il palazzo, di ogni credenza, casseforti, scrigni e appartamenti, dandole carta bianca per aprire tutto ciò che desiderava e farne ciò che voleva.
Ma, le disse, “Questa chiavicina è quella del salottino in fondo alla galleria grande, giù al pian terreno. Spalanca tutto, vai dove vuoi, gira ogni angolo del palazzo ma ti proibisco di entrare in quel salottino perché, se lo farai, non so cosa sarei capace di farti al primo momento di collera“.La domanda che può venire più naturale è “Ma perché cazzo le dai quella chiavetta se non vuoi che la usi?”
Ovvio che è un modo di metterla alla prova, ma santiddio, ti ha sposato, è tua moglie, siete felici, la vogliamo finire coi test?Ovviamente lei promise di non usarla e invitò tutte le amiche per fare una gran festa nel palazzo e passare quel periodo in allegria. In quei giorni fu un continuo scorribande per scoprire tutte le magnifiche ricchezze di cui quel maniero era pieno.
I finali dopo il cut Read the rest of this entry »
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aprile 11th, 2010fiabe, libri e scrittori veri
Io continuo a essere profondamente convinta che Andersen fosse uno stronzo.
Cattivo nell’animo, proprio.
Sentite questa.CUORE AFFRANTO
Un giorno si presentò alla porta di un castello, nel quale Andersen e altri amici erano ospiti, una vedova con un cagnetto. Offriva azioni della sua conceria. Ma questo è un dettaglio irrilevante.
Il cagnetto, posato a terra, si mise ad abbaiare disperato per chiedere nuovamente di essere tenuto in braccio e la donna spiegò che era un po’ traumatizzato dai suoi nipotini che lo vestivano continuamente da damigella quando giocavano alle nozze (un gioco evidentemente molto in voga tra i ragazzini del quartiere…).
Questa, a quanto pare, era una cosa che traumatizzava la bestiola (io so di damigelle vere di matrimoni veri che ancora adesso sostengono di preferire travestirsi da cani piuttosto che rivivere quella terribile esperienza).Be’, il cagnetto morì (oh, ragazzi, è Andersen. Almeno un morto ci scappa sempre e di solito è quello a cui ci siamo affezionati).
La settimana dopo Andersen e gli altri amici si trasferirono in una locanda del paese che si affacciava proprio sulla conceria della vedova.
Videro così che i bambini avevano fatto una tomba speciale per il quadrupede defunto, circondandola di cocci di vetro e coperta di sabbia e in cima avevano messo una bottiglia di birra che svettava orgogliosa.
Con grande spirito imprenditoriale avevano deciso, il giorno del “funerale”, di farla diventare l’attrazione del quartiere e avevano fissato un prezzo per tutti i bambini che avrebbero voluto vederla: un bottone.
L’iniziativa ebbe un successo strepitoso e ci fu un via vai di bambini che uscirono, poi, senza un bottone, ma felici perché ne era valsa la pena.
Davanti all’ingresso arrivò una bimba cenciosa ma graziosissima, con i più bei capelli ricci del mondo e gli occhi così azzurri e trasparenti che era un piacere vederli.
Non diceva nulla, ma ogni volta che si apriva la porta cercava di sbirciare dentro e di vedere anche lei la tomba del cane, ma non aveva neppure un bottone, perciò se ne stava triste lì fuori e rimase lì finché tutti se ne furono andati.
Allora si sedette per terra e scoppiò in lacrime. Lei sola non aveva visto il sepolcro della bestiola. Aveva il cuore affranto, come lo hanno a volte gli adulti.
Noi, scrive Andersen, osservammo tutto dall’alto e visto da lì, quel cuore affranto, come molte delle pene nostre e altrui, faceva sorridere.Questa è la storia, conclude l’autore, e chi non la capisce può sempre comprare qualche azione della conceria della vedova.
Hans, capire l’abbiamo capita. Però vaffanculo.
Regalare a quella bimba un bottone e farle credere che la vita non è proprio uno schifo, no eh? -
marzo 9th, 2010fiabe
Rimasta bloccata da tempesta – stop – Trovata ospitalità in castello reale – stop – Torno presto
mettendo un pisello sotto venti materassi e venti cuscinoni di piuma.
Capirono che era una principessa vera, poiché aveva sentito il pisello attraverso i venti materassi e i venti cuscinoni di piuma. Solo una vera principessa poteva avere una pelle così sensibile.
Sorto problema – stop – Dormito su pisello – stop - Promessa in sposa a principe locale
Non necessario sposarsi – stop – Per notte passata su pisello – stop – Non fare sciocchezze - stop - Torna a casa
Qui gente strana – stop – Urge tuo aiuto – stop – Tua figlia
Minaccia pure guerra – stop – A nome mio – stop – Ma prossima volta – stop - Basta vacanze da sola – stop – Il Re
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marzo 6th, 2010fiabe
C’era una volta un principe che voleva sposare una principessa, ma doveva essere una vera principessa.
Nell’immenso castello sulle nuvole, dove vivono i personaggi delle fiabe in attesa di essere evocati, si udì uno scalpiccio agitato, un affannoso bussare alla porta e una voce trafelata “Tocca a te. Hanno già iniziato. Devi andare subito!”.
La bellissima principessa alzò gli occhi al cielo, sbuffando “Che seccatura, ancora con questa storia!”.
Il principe girò il mondo in lungo e in largo per trovarne una, ma ogni volta c’era qualcosa che non lo convinceva. Non che le principesse mancassero, ma non si poteva mai essere sicuri che fossero vere principesse.
“Non ti lamentare, io è tutta la notte che ballo con quell’idiota” le disse l’amica, massaggiandosi i piedi doloranti.
“Tu almeno hai un soprannome decente” ribatté la bellissima principessa alzandosi rassegnata.
“Perché, Cenerentola ti sembra decente?”
“Ti sembran meglio i doppi sensi del mio?”
Cenerentola e le altre sghignazzarono.
Così il principe tornò a casa, afflitto e scoraggiato: desiderava immensamente trovare una principessa vera.
Il messaggero ancora ansimante la richiamò all’ordine “Devi proprio andare”.
“Si, si, ho capito, tocca a me. Vado!” rispose lei e, uscendo, sussurrò alle amiche “Io stavolta lo faccio!”
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gennaio 12th, 2010fiabe, libri e scrittori veri
Il 12 gennaio del 1628 nasceva a Parigi Charles Perrault.
Ora, capisco che augurargli buon compleanno dopo quasi quattro secoli possa suonare strano ma se devo definire il concetto di immortalità (devo definirlo? definiamolo) Perrault è uno di quegli esempi che userei per difendere la mia teoria.
Teoria non tra le più originali, lo ammetto, che riconosce immortale chi non è scomparso tra le nebbie dell’oblio.
Bon. Semplice semplice.
Charles Perrault è tra questi.La cosa buffa è che lui era uno strafigo, intellettualmente e culturalmente parlando, ma deve la propria immortalità ai Racconti di Mamma Oca (Contes de ma mère l’Oye, 1697) ossia una manciata di fiabe popolari raccolte, rielaborate e restituite al mondo che lo consacra eternamente.
Starei qui ad ammorbarvi per ore sulla vita di Perrault ma esiste Wikipedia e soprattutto sto guardando La Maledizione della Prima Luna e sto salpando sulla Perla Nera insieme a Capitan Jack Sparrow. Ho da fare, insomma.
Però voglio lasciarvi con una delle sue fiabe più famose, Cappuccetto Rosso, invitandovi a non dare per scontato di conoscerla davvero…
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dicembre 21st, 2009c'era una svolta, fiabe
Ieri a Savona (incontro di cui vi racconterò, magari più tardi) mi è stato chiesto Ma cos’aveva fatto di male il principe ranocchio?
E siccome a chiedermelo è stata una donna arguta di raffinata intelligenza e grande ironia, la domanda era da intendersi come un assist. Che ho colto al volo, manco a dirlo.Prima, però, lo spoiler.
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novembre 24th, 2009fiabe, libri e scrittori veri
Ancora Hans. Ancora Gretel. Ancora i fratelli Grimm. Ancora, e ancora, fino a quando ci saranno bambini abbandonati, sfruttati, violati. Fino a quando li lasceremo soli con le loro ansie, le loro paure, senza aiutarli a crescere, a essere indipendenti. Certo, non li abbandoniamo più nella foresta. Ma a non meno insidie vanno incontro, soli, davanti allo schermo del televisore o alla consolle della play station. E se la casetta di marzapane è diventata un MacDonald, non è certo colpa dell’immaginario dei nostri figli. Di nuovo una fiaba classica, con le paure e gli smarrimenti, le ansie e i turbamenti che non hanno età. Di nuovo, fino a quando ci saranno artisti come Lorenzo Mattotti, capaci con il segno di un pennello di rinnovare quelle emozioni, quei sentimenti (redazione di orecchio acerbo).Hansel e Gretel
di Jacob e Wilhelm Grimm
Illustrazioni di Lorenzo Mattotti
Orecchio acerbo editorePer tutti i grandi, di qualunque età.
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La piccola Bianca ha cinque anni ed è una bimba sveglissima.
Intelligente, acuta, ironica, curiosa, vispa. E con quegli occhioni azzurri e quei capelli biondi farà sfracelli, appena entrerà nel mondo degli ormoni attivi.
Mi ha appena conosciuta e ha deciso di farmi un disegno, mentre ruba cetriolini sottaceto e noccioline tra i nostri aperitivi da grandi.
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