Dopo una goduriosissima cena la sera prima, io e Gianluca Morozzi avremmo dovuto vederci a pranzo dopo il suo incontro coi ragazzi dell’Istituto Nautico San Giorgio per Il maggio dei libri, un’iniziativa promossa dal Centro per il Libro e la Lettura del Ministero per i Beni e le Attività Culturali, iniziata il 23 aprile, in coincidenza con la Giornata mondiale del libro e del diritto d’autore promossa dall’UNESCO, e che culminerà il 23 maggio con la Festa del Libro.
Tra le varie iniziative, scrittori e illustratori vengono sparpagliati per le scuole d’ogni grado del territorio nazionale con la missione di portare il Verbo, nel senso letterale della Parola, la parola scritta, per l’esattezza. Girano di città in città con un trolley rosso decisamente visibile, vanno nelle aule magne o nelle palestre e davanti a intere classi di studenti parlano di libri, di lettura e di scrittura.

I Dii hanno voluto che ieri io mi liberassi molto prima del previsto e, combinazione, che fossi a pochi metri dal Nautico, abbastanza da arrivare in tempo a salvare uno sperduto Morozzi che si aggirava col suo trolley d’ordinanza nella zona della Darsena, alla disperata ricerca del San Giorgio.
Mi sarei limitata a essere la sua nativa bussola ma a quel punto lui ha deciso che già che c’ero potevo fargli anche da spalla all’incontro e così eccomi catapultata nel Maggio dei Libri e davanti a diverse decine di ragazzi. Direi che, al solito, ci siamo divertiti.

Contemporaneamente, Brunella Baldi e Francesco Chiacchio sopravvivevano a 350 bimbi delle elementari e Nadia Terranova si divertiva immensamente coi ragazzi di una scuola media.
A pranzo, tutti insieme davanti a una focaccia al formaggio, abbiamo riassunto le rispettive mattinate scoprendo che:
1) i bimbi genovesi, liberi di immaginare un mezzo di trasporto per fare un viaggio, contro angurie volanti e altre mirabolanti fantasie, propongono in gran numero navi da crociera che si incagliano inesorabilmente su uno scoglio;
2) che i pennarelli rossi sono sempre quelli che si consumano prima;
3) che la domanda “Ma quando il tuo libro viene pubblicato, non soffri un po’ perchè non è più solo tuo?” è di una bellezza commovente;
4) che la domanda “Ma come fate a conoscervi, se tu sei di Bologna e lei è di Genova?” dimostra il livello di annaspamento che i ragazzi raggiungono pur di allungare un incontro ed evitare il rientro in classe.

Qui una sintesi della tappa genovese (grazie al giornalista di Repubblica per la botta di “giovane”: ha sbagliato il mio cognome ma mi ha liftato l’età, al cambio ci ho guadagnato 😉 )

E poi c’è il racconto del Moroz.