baywatchQuest’anno c’è stato un attimo di sconcerto al mancato apparire del tomo della spiaggia.
Già l’estate si è fatta sospirare come la fine di una brutta influenza, per cui la Stessaspiaggiastessomare doveva aspettarci con le proprie rassicuranti certezze: la lotta al centimetro quadrato di battigia, i sassolini che si infilano negli orifizi, la doccia con l’acqua misteriosamente sempre ghiacciata, il panificio sempre aperto con focaccia calda a tutte le ore, il bar col barista armato di cerbottana per colpire i bagnanti alla bisogna, i ragazzi coi loro fottutissimi palloni, la rifatta dei poveri che porta il silicone sulla spiaggia pubblica e sbalordisce con nuove entusiasmanti gonfiezze, i vecchietti veraci di guardia alle barchette e il belloccio sempre abbronzato con fisico mozzafiato e pesante accento genovese.

Dopo due o tre weekend a scaldarci le ossa, abbiamo dovuto tristemente prendere atto dell’assenza del belloccio.
Belloccio particolarmente gradito alla mia amica.
Da qualche anno lei, puntualmente, lo ignora, godendo della panoramica sugli indiscutibili addominali. Son quelle piccole boe che fanno estate e tradizione.
Quando arrivava, lei se lo guardava, emetteva apprezzamenti sottovoce a cui noi rispondevamo con la risatina delle femmine col neurone impegnato a parlar di gel per unghie e trucchi per la depilazione migliore -perché è questo di cui si parla quando il sole dell’una sta facendo una frittura mista delle sinapsi-  e tanto bastava.
Un giorno, dopo tre anni di sospiri e apprezzamenti, ho azzardato a chiederle perché non andasse a parlargli.
“Stai scherzando? Io non parlo a un uomo! Va benissimo così”.
Ok.

Ma quest’anno sembrava non ci fosse più un uomo con cui non parlare, il belloccio non spuntava, nessun ragguardevole pettorale svettava tra le barche a remi e la casupola azzurra del circolo vattelapesca.
Tristezza, sconforto e preoccupazione.
L’avranno licenziato? Avrà litigato? Non si occupa più delle barche? Starà male? Si sarà trasferito? Avrà avuto un incidente o, peggio, si sarà sposato?
Non ci era dato saperlo, avremmo dovuto elaborare il lutto restando col mistero irrisolto.

Ma finalmente, ieri, eccolo stagliarsi all’orizzonte, eccolo avvicinarsi a riva portando a remi, coi bicipiti guizzanti, una barca e una matrona con barboncino al seguito. Fatta scendere la matrona e il di lei cagnetto, il belloccio, coadiuvato dai vecchietti da guardia, ha trascinato il gozzo nell’apposito posto e, nel salutare gli astanti, con una cocina degna di un camallo da generazioni, ha – ahimè- espresso un parere calcistico.

Mentre io esultavo per il ritorno del tomo da spiaggia a completare il nostro kit estivo, nel cuore della mia amica si consumava un dolore.
Il suo sguardo, di colpo triste, si è alzato su di noi e le sue parole, lapidarie, hanno emesso l’inappellabile sentenza: “Ha parlato di calcio”.
Gioia santa, è un fisico scolpito, splende di abbronzatura, ha un accento genovese più efficace di un anticoncezionale, di cosa pensavi che parlasse, di fissione nucleare, maieutica socratica o letteratura russa del settecento?
No, ma nemmeno di calcio. Dixit.

Continuerà a ignorarlo anche quest’estate, ma non sarà più la stessa cosa.