Piante ETIn casa mia i nemici delle piante sono due: i gatti e me.
I primi sono nemici attivi, io sono un nemico passivo.
Da una parte, nonostante i vari gusti di crocchette, le varie marche di scatolette e gli svariati giochini a loro totale disposizione, sembra che nulla dia ai miei gatti più soddisfazione di una godereccia brucata nei vasi barricati in bagno, l’unica stanza a cui non possono accedere (e pertanto la più ambita).
Dall’altra parte, nonostante le mie migliori intenzioni, sembra che io le piante proprio non le capisca. O le affogo, o le asseto, più spesso le scordo.
Guarda che ti parlano, te lo dicono quando e di cosa hanno bisogno“, mi dicono tutti i pollici verdi che ho intorno.
Non lo metto in dubbio, sono sicura che anche le mie tentino di comunicare, ma niente, non c’è dialogo. Io ho fatto francese, a scuola.

Quello che però ho capito è che Bulbo&C. stavan niente bene, così, determinata a salvarli, ho chiesto aiuto al Telefono Verde, ossia mia zia, capace di far crescere anche un fiore di plastica, se le gira.
Il tempo di chiudere il telefono e si era già materializzata sul pianerottolo, pronta ad allestire sul mio lavandino una sala operatoria per vegetali sofferenti.
Ora so: cambiare la terra, pulire le radici, potare i rametti secchi e riciclare sassolini di argilla decorativi in utili fondi di vaso per assorbire l’umidità.

Non prometto niente, ma potrebbero salvarsi.