La mia prima rivelazione del 2014 è stato lo swing.
Del resto non ho mai millantato uno spirito pionieristico, e sulle tempistiche potrei essere battuta a occhi chiusi dalla bella addormentata. Io sono una che ci arriva con calma, alle cose. E anche quando ci sono arrivata, sto ancora un po’ ferma lì, a guardare, annusare, riflettere. Che ci devo pensare bene, prima di fare qualcosa che non ho mai fatto prima, io.
Dicevo, lo swing.
Sì, quel ballo anni Trenta che ballano a volte nei film in bianco e nero ambientati in America. Poi anni Quaranta, poi Cinquanta, poi un po’ Sessanta e poi più basta. Quello. Che è un po’ come il boogie boogie e un po’ come il rock’n’roll e ricorda un po’ il blues. Ma è swing. Quello.
Voi lo sapevate che c’è gente che non ha mai smesso di ballarlo? Tanta gente, mica poca.

ZenaSwingerBene, li ho trovati. So dove si nascondono. Almeno a Genova.
Son cose che succedono quando a Natale ti regalano una lezione privata di swing, e tu non avevi mai espresso un desiderio neanche lontanamente simile. Perché tu, i balli di coppia, li detesti. Poi, dall’espressione di labrador felice di chi te l’ha regalata, capisci di non essere tu ad avere delle voragini di memoria, ma di essere stata incastrata. Allegramente incastrata.
Così vai, con tutto il tuo trolley di reticenze pronto all’uso.
E ti ritrovi catapultata in un mondo divertente, saltellante, sorridente, appassionato, spontaneo, buffo, vitale, sano, travolgente. Irresistibile. E dove non puoi smettere di battere il piede e muovere le spalle a ritmo, anche se hai deciso di fare da tappezzeria per agevolare l’effetto trasparenza.

Al momento sono quella che si appollaia su un tavolino a distanza di sicurezza e si gode tutti i ballerini che si gettano in pista. Nessuno si prende sul serio, ma tutti fanno sul serio. Non so se un giorno scenderò in pista anch’io, il trolley è ancora lì, ma ne varrebbe la pena.