• E poi gli umani erano particolarmente goffi quando si incontravano.
    Sarebbe stato tanto più semplice sfiorarsi col naso e annusarsi il sedere, ma no, loro restavano impalati, balbettavano, si guardavano negli occhi inebetiti, sorridevano timidi e dimenticavano ogni regola basilare del loro stravagante codice di comportamento.

    Chanel non fa scarpette di cristallo

GrimmMercoledì 28 ottobre sono andata alla Scuola Elementare “Richeri” di Genova per leggere fiabe ai bambini. Le fiabe vere.
L’incontro faceva parte del progetto ministeriale “Libriamoci a scuola”: una settimana dedicata alla lettura di libri nelle scuole di ogni genere. Un progetto al quale ho aderito subito, offrendomi di leggere le fiabe vere nelle elementari.
Mi ha scelta la Richeri e quando mi ha telefonato la Maestra responsabile del progetto ho tenuto a precisare “Guardi che io leggo le versioni originali dei Fratelli Grimm, eh”.
“Sì, sì, certo” mi ha risposto serena.
“Sono quelle senza zuccherini, siete sicuri?”
Erano sicuri.

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CosmopolitanCosmopolitan mi ha chiesto una fiaba d’amore, e siccome ce n’era ancora qualcuna che a Giulia sarebbe piaciuto molto raccontare a Rebecca, ho deciso che questa poteva essere l’occasione giusta per recuperare.

Per voi e per le lettrici di Cosmopolitan, la mia Principessa sul pisello. Leggi il resto →

Biancaneve e i sette naniCaro Sindaco di Venezia,
mi è giunta voce di una sua iniziativa che ha messo al bando alcuni libri per l’infanzia, togliendoli agli asili e alle scuole dove erano pericolosamente a disposizione dei bimbi.
L’ho letto qui e qui, ma non solo.
Credo che ci voglia molto coraggio per procedere, in un’epoca come la nostra, evoluta e progressista, a un atto di censura. Credo anche che lei sia stato molto indulgente con la lista nera dei libri da mettere al bando.
Per questo mi piacerebbe segnalarle altri testi a mio parere travianti per le giovani menti e i piccoli animi in via di sviluppo.

Penso, per esempio, a storie di coppie etero e regolarmente sposate che abbandonano i figli nei boschi, lasciandoli in balia di orchi e streghe.
Penso alla storia di una bambina di circa otto anni che viene cresciuta da sette uomini che non risultano essere ufficialmente parenti tra loro e che usano dormire tutti insieme nella stessa stanza. Con letti molto vicini tra loro.
E a un’altra bambina che viene cresciuta, almeno secondo Walt Disney, da adulti di riferimento dello stesso sesso e nemmeno della stessa razza della piccola, che – evidentemente a causa della pessima educazione ricevuta, senza una figura paterna a compensare le tre madrine – violerà una proprietà privata, tenterà di impossessarsi di oggetti non suoi (un fuso, per la precisione) e cadrà nel sonno per un secolo.
Penso alle matrigne che, nonostante un’ufficiale adozione dell’orfana all’interno di un matrimonio, tentano di ucciderla per discutibili motivazioni, o di sfruttarla per i lavori domestici senza metterla in regola.
E non parliamo di quella ragazza di umili origini che decide di metter su famiglia con una creatura di razza differente, benché ricco, colto, intelligente e sensibile. Converrà con me che un essere umano non può certo sposarsi con una bestia.
Un altro esempio che vorrei segnalarle, è quello di una bambina palesemente ingenua, che viene indotta ad assumere sostanze stupefacenti da un bruco. E quello di una bambina che viene mandata da sola a portare vettovaglie a una vecchia malata in mezzo alla foresta. Ma come si fa a mandare una bambina da sola in quei posti, dico io? Che esempi diamo ai nostri figli?

Sono troppe, caro Sindaco di Venezia, davvero troppe le storie dove si annida l’ambiguità tra le righe.
Si consoli con quella di un’extracomunitaria che ha tentato di lasciare il proprio mare per invadere terre umane, mirando a sposarne un regnante che per fortuna l’ha rifiutata, lasciandola morire nello stesso mare da cui era venuta. Pensi solo ai figli che sarebbero nati da quella nefanda accoppiata: un po’ uomini, un po’ pesci.
Qualche volta, come vede, anche nelle fiabe si trovano i giusti valori da trasmettere alle nuove generazioni.

art night venezia 2014Quando i ragazzi dello IED mi hanno contattata per invitarmi nel loro Giardino dello IEDen, creato in occasione di Art Night Venezia 2014, e mi hanno detto che potevo raccontare o leggere qualsiasi cosa volessi, ho capito che era arrivato il momento di tornare nella Serenissima insieme a loro, le mie amiche di sempre: le fiabe.
D’altra parte, se si parla di mele e di tentazioni, c’è qualcuna di cui si può favoleggiare senza partire da Adamo ed Eva.

Sabato 21 giugno, alle 19.30 e alle 20.30, sarò in quel meraviglioso scrigno che è Palazzo Franchetti, nel sestiere di San Marco, sede dello IED, per presentarvi una principessa dal cuor di primula e dall’ingegno farlocco.
So che pensate di conoscerla già, ma ne dubito.

Vi aspetto! Leggi il resto →

cenerentolaDomani, domenica 26 maggio, andrò in scena per la prima volta (credo, anche se qualcuno sostiene che ci sia già andata a mia insaputa).
Spiegomeglio.
Domani, a Villa Serra di Còmago (GE), si terrà la terza edizione del Festival del Monologo in Liguria, organizzato da Improteatro e da Maniman Teatro di Genova, con la partecipazione del Teatro Rina e Gilberto Govi.
Che sono un po’ il teatro off delle nostre parti (mica ce l’ha solo Broadway, il teatro off).

Ci saranno cinque palchi e cinquanta attori che, dalle 14.30 e per quattro ore ininterrotte, faranno la staffetta tra loro e si alterneranno con un quarto d’ora di monologo ciascuno.
Per cui, se capitate nel parco di Villa Serra e sfuggite al pavone che aveva passato un pomeriggio a corteggiarmi con imbarazzante determinazione (e una coda bellissima), potreste incappare in un’attrice -bionda+occhi azzurri, quel che si dice gnocca- che interpreta la vera storia di Cenerentola, una povera bimba ricca e i suoi uccelli.
Quella dei Grimm, non quella di Disney, per capirci.
Anzi, per essere precisi quella dei Grimm raccontata da me.

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Essere intervistata da un proprio spin-off non è cosa che capita tutti i giorni.

Eppure pare che Bella, la sagace intervistatrice e blogger che ha messo sotto torchio me, Andrea Storti e Deborah Epifani sul blog della deliziosa Sara, sia uscita tronfia e agguerrita dalla lettura di C’era una svolta, si sia impossessata di Chagall e del suo blog e abbia conquistato la rete. Sono così fiera di lei!

Finalmente ci siamo conosciute e com’era naturale abbiamo celebrato l’incontro con una bella strapazzata di fiabe, che nutre sempre l’umore.
Qualcosa del tipo:
Bella: Le tre regole d’oro per riconoscere un vero principe azzurro?
Barbara: Abbastanza facile. Se arriva dopo ve ne sono successe di tutti i colori senza che lui abbia alzato un dito per darvi una mano, se si innamora di voi mentre state dormendo o sembrate morte e se dopo tre sere passate assieme a voi neanche è in grado di riconoscervi, be’, è decisamente un vero principe azzurro. A quel punto uccidetelo, per favore.

Ma se volete leggere tutta l’intervista, e voi VOLETE leggerla, andate qui. Spero vi divertiate anche voi come ci siamo divertiti tutti noi a farla.

*l’immagine è tratta dal libro Fiabe per leoni veneziani ed è l’illustrazione che Vincenzo Sanapo ha dedicato a Spumiglia, la mia fiaba-cover di Biancaneve.

Diversi anni fa, era il 2004, un amico lanciò una sfida: dovevamo scrivere una storia d’amore con personaggi estratti a caso dal livello etilico nel suo sangue e a me toccarono due scoiattoli e una blatta. Tempo per scriverla: un’ora.
E’ rimasta per anni sepolta sotto cumuli di altri ricordi, poi stamattina, mentre spolveravo, è spuntata.
L’ho riletta, ho sorriso con tenera indulgenza di mamma e ho pensato che magari una risata è ancora in grado di strapparla. E sappiamo quanto in questo periodo ci sia bisogno di ridere.

Attenzione: la lettura di questa fiaba è sconsigliata ai teneri di cuore.

STORIA D’AMORE TRA DUE SCOIATTOLI

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All’inizio di quest’anno, mi hanno contattata Enrico Verzaro, in arte Al peggio non c’è mai fine, e Andrea Storti, in arte Le mele del Silenzio, per raccontarmi, entusiasti, una loro idea.

Passeggiando per Venezia avevano deciso di voler ambientare nella città lagunare alcune tra le fiabe più famose, coinvolgendo gli scrittori che conoscevano, realizzando un libro e vendendolo per dare i diritti in beneficienza a qualche associazione per l’infanzia.
Pensieri tipici quando si passeggia tra i canali veneziani, ovvio. Più o meno prima di Ho assolutamente bisogno di innamorarmi e dopo Il prossimo spritz dove lo prendiamo?

La loro mail diceva a grandi linee così:
Senti, un giorno tutti i leoni di pietra di Venezia si svegliano, fanno i capricci, scherzi e birbonate, nessuno riesce a calmarli. Solo i bambini della città, raccontando delle fiabe classiche rivisitate e ambientate a Venezia, possono farli addormentare di nuovo. Le fiabe dei bambini sono quelle che comporranno la raccolta. Non abbiamo un editore ma vogliamo cercarlo e convincerlo a pubblicare il libro e a destinare gli incassi a qualche ente che operi a favore dell’infanzia. Non possiamo pagarti e dovresti rinunciare ai diritti d’autore per devolverli in beneficienza. Non sappiamo come andrà, ma vogliamo provarci. Sei dei nostri?

Be’, ovvio che sì.

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Poco fa mi è caduto l’occhio sulla raccolta di fiabe dei Fratelli Grimm, così mi sono divertita ad aprire il libro a caso e leggere una storia, per non perdere le buone abitudini.
Quella che mi è capitata è di dieci righe, ma dieci righe micidiali.

C’era una volta un bambino capriccioso, che non faceva mai quello che voleva la mamma. Perciò il buon Dio ne era scontento e lo fece ammalare; e nessun medico potè salvarlo, e presto egli giacque nel suo piccolo letto di morte. Quando fu sepolto e la fossa fu coperta di terra, tutt’a un tratto spuntò fuori di nuovo il suo braccino e tese in alto; lo misero dentro e lo coprirono di terra fresca, ma era inutile: il braccino tornava sempre fuori. Allora dovette andar sulla tomba la mamma, e batterlo sul braccino con la verga; e come l’ebbe fatto, il braccino si ritirò e il bimbo ebbe finalmente pace sotterra.

Abbiamo dunque un bambino particolarmente scassacazzi, ma così scassacazzi che persino Dio, che, si legge, è buono, decide di essere magnanimo verso l’umanità circostante e sopprime questa piccola calamità vivente, non senza avergli causato un’equa agonia. Ma una volta seppellita l’insopportabile creatura, ecco che spunta fuori un braccino. A qualcuno viene il dubbio che sia ancora vivo? Probabilmente a tutti, per questo si danno un gran daffare per ricoprirlo nuovamente. Ma niente, il braccino dell’irritante piccolo spunta. A qualcuno viene il dubbio che il Signore abbia cambiato idea? Figuriamoci, non si era detto che era buono?  Quindi l’unica è andare dalla madre, comunicarle che suo figlio continua a dare fastidio anche da morto, ammesso che lo sia, e chiederle di intervenire. Le viene il dubbio che il bimbo voglia tornare da lei? Forse sì, per questo si arma di verga e va a battere quel fottuto braccino finchè non resta sottoterra una volta per tutte.
R.I.P.

Adoro le fiabe di una volta, erano così vere, pure ed educative.
Ora non le si raccontano più, con pessimi risultati.

A grande richiesta e non solo della bimba Giulia:

RAPERONZOLO
Un neurone con due trecce lunghe lunghe

Ci ricordiamo bene o male tutti della Principessa chiusa nella torre che gettava giù le trecce e faceva salire il Principe. Beh, notizia: non era una Principessa ma una reietta fin da quando era feto, come si dilettano a narrare i fratelli Grimm, i quali, tra l’altro, raramente attribuivano il ben dell’intelletto alle loro protagoniste femminili. Per mantenere viva un’altra consuetudine fiabesca, anche stavolta più i protagonisti sono sfigati, più i loro genitori li hanno desiderati ardentemente, superando svariati problemi di fertilità.

Ordunque, c’erano una volta un uomo e una donna che da molto tempo volevano un pargolo e quando finalmente lei si accorse di essere gravida la prima cosa che fece fu farsi venire una voglia pazza dei raperonzoli dell’orto della loro vicina, che, guarda caso, era una maga.

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