• Per pudore, non avrebbe mai raccontato a Nella le sue storie usa e getta, quelle notti occasionali con tipi concitati che al mattino dopo si inabissavano nella paura dell’impegno per riemergere un paio di mesi dopo con rinnovato candore.

    Buona Fortuna

cenerentolaDomani, domenica 26 maggio, andrò in scena per la prima volta (credo, anche se qualcuno sostiene che ci sia già andata a mia insaputa).
Spiegomeglio.
Domani, a Villa Serra di Còmago (GE), si terrà la terza edizione del Festival del Monologo in Liguria, organizzato da Improteatro e da Maniman Teatro di Genova, con la partecipazione del Teatro Rina e Gilberto Govi.
Che sono un po’ il teatro off delle nostre parti (mica ce l’ha solo Broadway, il teatro off).

Ci saranno cinque palchi e cinquanta attori che, dalle 14.30 e per quattro ore ininterrotte, faranno la staffetta tra loro e si alterneranno con un quarto d’ora di monologo ciascuno.
Per cui, se capitate nel parco di Villa Serra e sfuggite al pavone che aveva passato un pomeriggio a corteggiarmi con imbarazzante determinazione (e una coda bellissima), potreste incappare in un’attrice -bionda+occhi azzurri, quel che si dice gnocca- che interpreta la vera storia di Cenerentola, una povera bimba ricca e i suoi uccelli.
Quella dei Grimm, non quella di Disney, per capirci.
Anzi, per essere precisi quella dei Grimm raccontata da me.

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Essere intervistata da un proprio spin-off non è cosa che capita tutti i giorni.

Eppure pare che Bella, la sagace intervistatrice e blogger che ha messo sotto torchio me, Andrea Storti e Deborah Epifani sul blog della deliziosa Sara, sia uscita tronfia e agguerrita dalla lettura di C’era una svolta, si sia impossessata di Chagall e del suo blog e abbia conquistato la rete. Sono così fiera di lei!

Finalmente ci siamo conosciute e com’era naturale abbiamo celebrato l’incontro con una bella strapazzata di fiabe, che nutre sempre l’umore.
Qualcosa del tipo:
Bella: Le tre regole d’oro per riconoscere un vero principe azzurro?
Barbara: Abbastanza facile. Se arriva dopo ve ne sono successe di tutti i colori senza che lui abbia alzato un dito per darvi una mano, se si innamora di voi mentre state dormendo o sembrate morte e se dopo tre sere passate assieme a voi neanche è in grado di riconoscervi, be’, è decisamente un vero principe azzurro. A quel punto uccidetelo, per favore.

Ma se volete leggere tutta l’intervista, e voi VOLETE leggerla, andate qui. Spero vi divertiate anche voi come ci siamo divertiti tutti noi a farla.

*l’immagine è tratta dal libro Fiabe per leoni veneziani ed è l’illustrazione che Vincenzo Sanapo ha dedicato a Spumiglia, la mia fiaba-cover di Biancaneve.

Diversi anni fa, era il 2004, un amico lanciò una sfida: dovevamo scrivere una storia d’amore con personaggi estratti a caso dal livello etilico nel suo sangue e a me toccarono due scoiattoli e una blatta. Tempo per scriverla: un’ora.
E’ rimasta per anni sepolta sotto cumuli di altri ricordi, poi stamattina, mentre spolveravo, è spuntata.
L’ho riletta, ho sorriso con tenera indulgenza di mamma e ho pensato che magari una risata è ancora in grado di strapparla. E sappiamo quanto in questo periodo ci sia bisogno di ridere.

Attenzione: la lettura di questa fiaba è sconsigliata ai teneri di cuore.

STORIA D’AMORE TRA DUE SCOIATTOLI

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All’inizio di quest’anno, mi hanno contattata Enrico Verzaro, in arte Al peggio non c’è mai fine, e Andrea Storti, in arte Le mele del Silenzio, per raccontarmi, entusiasti, una loro idea.

Passeggiando per Venezia avevano deciso di voler ambientare nella città lagunare alcune tra le fiabe più famose, coinvolgendo gli scrittori che conoscevano, realizzando un libro e vendendolo per dare i diritti in beneficienza a qualche associazione per l’infanzia.
Pensieri tipici quando si passeggia tra i canali veneziani, ovvio. Più o meno prima di Ho assolutamente bisogno di innamorarmi e dopo Il prossimo spritz dove lo prendiamo?

La loro mail diceva a grandi linee così:
Senti, un giorno tutti i leoni di pietra di Venezia si svegliano, fanno i capricci, scherzi e birbonate, nessuno riesce a calmarli. Solo i bambini della città, raccontando delle fiabe classiche rivisitate e ambientate a Venezia, possono farli addormentare di nuovo. Le fiabe dei bambini sono quelle che comporranno la raccolta. Non abbiamo un editore ma vogliamo cercarlo e convincerlo a pubblicare il libro e a destinare gli incassi a qualche ente che operi a favore dell’infanzia. Non possiamo pagarti e dovresti rinunciare ai diritti d’autore per devolverli in beneficienza. Non sappiamo come andrà, ma vogliamo provarci. Sei dei nostri?

Be’, ovvio che sì.

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Poco fa mi è caduto l’occhio sulla raccolta di fiabe dei Fratelli Grimm, così mi sono divertita ad aprire il libro a caso e leggere una storia, per non perdere le buone abitudini.
Quella che mi è capitata è di dieci righe, ma dieci righe micidiali.

C’era una volta un bambino capriccioso, che non faceva mai quello che voleva la mamma. Perciò il buon Dio ne era scontento e lo fece ammalare; e nessun medico potè salvarlo, e presto egli giacque nel suo piccolo letto di morte. Quando fu sepolto e la fossa fu coperta di terra, tutt’a un tratto spuntò fuori di nuovo il suo braccino e tese in alto; lo misero dentro e lo coprirono di terra fresca, ma era inutile: il braccino tornava sempre fuori. Allora dovette andar sulla tomba la mamma, e batterlo sul braccino con la verga; e come l’ebbe fatto, il braccino si ritirò e il bimbo ebbe finalmente pace sotterra.

Abbiamo dunque un bambino particolarmente scassacazzi, ma così scassacazzi che persino Dio, che, si legge, è buono, decide di essere magnanimo verso l’umanità circostante e sopprime questa piccola calamità vivente, non senza avergli causato un’equa agonia. Ma una volta seppellita l’insopportabile creatura, ecco che spunta fuori un braccino. A qualcuno viene il dubbio che sia ancora vivo? Probabilmente a tutti, per questo si danno un gran daffare per ricoprirlo nuovamente. Ma niente, il braccino dell’irritante piccolo spunta. A qualcuno viene il dubbio che il Signore abbia cambiato idea? Figuriamoci, non si era detto che era buono?  Quindi l’unica è andare dalla madre, comunicarle che suo figlio continua a dare fastidio anche da morto, ammesso che lo sia, e chiederle di intervenire. Le viene il dubbio che il bimbo voglia tornare da lei? Forse sì, per questo si arma di verga e va a battere quel fottuto braccino finchè non resta sottoterra una volta per tutte.
R.I.P.

Adoro le fiabe di una volta, erano così vere, pure ed educative.
Ora non le si raccontano più, con pessimi risultati.

A grande richiesta e non solo della bimba Giulia:

RAPERONZOLO
Un neurone con due trecce lunghe lunghe

Ci ricordiamo bene o male tutti della Principessa chiusa nella torre che gettava giù le trecce e faceva salire il Principe. Beh, notizia: non era una Principessa ma una reietta fin da quando era feto, come si dilettano a narrare i fratelli Grimm, i quali, tra l’altro, raramente attribuivano il ben dell’intelletto alle loro protagoniste femminili. Per mantenere viva un’altra consuetudine fiabesca, anche stavolta più i protagonisti sono sfigati, più i loro genitori li hanno desiderati ardentemente, superando svariati problemi di fertilità.

Ordunque, c’erano una volta un uomo e una donna che da molto tempo volevano un pargolo e quando finalmente lei si accorse di essere gravida la prima cosa che fece fu farsi venire una voglia pazza dei raperonzoli dell’orto della loro vicina, che, guarda caso, era una maga.

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Una bimbetta coi codini biondi e gli occhi azzurri si siede accanto a me sullo scoglio dove sto leggendo. Il libro che ho in mano non sembra inibirla minimamente.
Ciao, io sono Giulia.
Se da grande farà così con gli uomini avrà bisogno di studiare bene le arti marziali per poter tornare a casa sana e salva.
Ciao Giulia, io sono Barbara, piacere.
Anche io leggo libri dichiara con orgoglio. Salvo poi rettificare Cioè, me li leggono mamma e papà, ma io li ascolto.
Annuisco E quali libri preferisci?
Gli occhi le si accendono Quelli di favole!
La mamma si avvicina Giulia, non disturbare! Scusi, le dà fastidio?
Non mi disturba affatto, non si preoccupi. Stiamo parlando di libri e faccio l’occhiolino alla bimba.
La mamma sorride e torna a occuparsi del poco interessante bimbetto in fasce.
Quindi ti piacciono le favole…
Si, e i cartoni animati.
Mi sembra giusto. Anche a me.
Lei scoppia a ridere Ma tu sei grande, ormai! come dire “per te è tardi per goderti la vita gnegnegne”.
Non è vero. Io sono andata a vedere Toy Story 3, e tu?
Mi scruta per capire se sto scherzando ma l’orgoglio prevale Anche io l’ho visto! E andrò a vedere anche Raperonzolo!

Qualunque giudice, a questo punto, dovrà riconoscere il chiaro intento di provocazione che Disney ha nei miei confronti.

Ma tu la conosci la storia vera di Raperonzolo? le domando cercando di essere il più naturale possibile e di celare i miei intenti diabolici nel riscattare le fiabe dal giogo disneyano.
Ho visto la pubblicità al cinema… risponde lei, incerta.
Aaaaaahhhh, QUELLA…mmmmhhh
Un minuto di silenzio mentre la piccola rimugina.
Perché, tu sai la vera storia di Raperonzolo? mi chiede, abboccando all’amo della curiosità.
Offro un ghigno sornione alla telecamera immaginaria prima di rivolgermi nuovamente a Giulia e, chiudendo definitivamente il libro che stavo leggendo, dirle Certo che la so. Se vuoi te la racconto…Ma solo a te, eh.
Si! reclama lei elettrizzata.
Be’…hai presente la pubblicità che hai visto al cinema? La vera storia è tutta un’altra fiaba.

Disney! Ciccaciccacicca

C’era una volta un uomo che possedeva gran bei palazzi in città e gran belle case in campagna, vasellame magnifico in oro e argento, mobili guarniti di ricami finissimi e carrozze dorate.
Un multimilionario, insomma.
Ma per disgrazia aveva la barba di un color turchino chiaro cosa che, ai tempi, rappresentava un difetto sgradevolissimo che ripugnava ogni donna.
Ricchissimo ma con la barba blu. Povero, aveva solo sbagliato epoca. Oggi sarebbe con la barba blu ma ricchissimo…

Orbene, una sua vicina di casa, gentildonna di buona famiglia, aveva due figlie bellissime e lui chiese di poterne sposare una. Una a caso, siamo sempre alle solite con i protagonisti maschili delle fiabe…
Nessuna delle due lo voleva (immagino le discussioni in casa “Ha la barba blu!” – “Ma è ricco sfondato!” – “Si, ma ha la barba bluuuuuuuuuuu!” e via dicendo).
C’era anche un altro dettaglio che non aiutava a sposarlo a cuor leggero: pareva avesse avuto diverse mogli, di cui nessuno aveva mai più avuto notizia.
Un elemento che a mio modesto parere non era proprio proprio secondario, ma niente, ‘sta diamine di barba blu concentrava decisamente tutta l’attenzione su di sè.

A ogni buon conto, per farsi conoscere meglio, Barbazzurra invitò madre e figliole con alcune delle loro migliori amiche in una sua villa per una vacanza di otto giorni.
Fu tutta una festa e una baldoria: passeggiate, partite di caccia e di pesca, feste da ballo, banchetti e convitti. Passarono giorni e notti interi a divertirsi.
Lui si rivelò un uomo amabile, gentile, generoso, premuroso e di deliziosa compagnia.
Insomma, quella settimana da villaggio turistico di alto livello convinse la sorella minore che tutto sommato la barba azzurrognola non era una cosa così orrenda e che dietro quella si nascondeva una gran brava persona. Così, l’ottavo giorno della vacanza, si sposarono.
Che a quei tempi non stavano a perdere troppo tempo coi fidanzamenti.

Un mesetto più tardi Barbazzurra disse alla moglie di dover fare un lungo viaggio di lavoro e di dover star via oltre un mese. La pregò di divertirsi, di invitare le amiche, di fare gite in campagna e, in sostanza, di trattarsi bene in tutto e per tutto.
Poi le consegnò il mazzo di chiavi di tutto il palazzo, di ogni credenza, casseforti, scrigni e appartamenti, dandole carta bianca per aprire tutto ciò che desiderava e farne ciò che voleva.
Ma, le disse, “Questa chiavicina è quella del salottino in fondo alla galleria grande, giù al pian terreno. Spalanca tutto, vai dove vuoi, gira ogni angolo del palazzo ma ti proibisco di entrare in quel salottino perché, se lo farai, non so cosa sarei capace di farti al primo momento di collera“.

barbablu

La domanda che può venire più naturale è “Ma perché cazzo le dai quella chiavetta se non vuoi che la usi?”
Ovvio che è un modo di metterla alla prova, ma santiddio, ti ha sposato, è tua moglie, siete felici, la vogliamo finire coi test?

Ovviamente lei promise di non usarla e invitò tutte le amiche per fare una gran festa nel palazzo e passare quel periodo in allegria. In quei giorni fu un continuo scorribande per scoprire tutte le magnifiche ricchezze di cui quel maniero era pieno.

I finali dopo il cut Leggi il resto →

Io continuo a essere profondamente convinta che Andersen fosse uno stronzo.
Cattivo nell’animo, proprio.
Sentite questa.

CUORE AFFRANTO
Un giorno si presentò alla porta di un castello, nel quale Andersen e altri amici erano ospiti, una vedova con un cagnetto. Offriva azioni della sua conceria. Ma questo è un dettaglio irrilevante.
Il cagnetto, posato a terra, si mise ad abbaiare disperato per chiedere nuovamente di essere tenuto in braccio e la donna spiegò che era un po’ traumatizzato dai suoi nipotini che lo vestivano continuamente da damigella quando giocavano alle nozze (un gioco evidentemente molto in voga tra i ragazzini del quartiere…).
Questa, a quanto pare, era una cosa che traumatizzava la bestiola (io so di damigelle vere di matrimoni veri che ancora adesso sostengono di preferire travestirsi da cani piuttosto che rivivere quella terribile esperienza).

Be’, il cagnetto morì (oh, ragazzi, è Andersen. Almeno un morto ci scappa sempre e di solito è quello a cui ci siamo affezionati).
La settimana dopo Andersen e gli altri amici si trasferirono in una locanda del paese che si affacciava proprio sulla conceria della vedova.
Videro così che i bambini avevano fatto una tomba speciale per il quadrupede defunto, circondandola di cocci di vetro e coperta di sabbia e in cima avevano messo una bottiglia di birra che svettava orgogliosa.
Con grande spirito imprenditoriale avevano deciso, il giorno del “funerale”, di farla diventare l’attrazione del quartiere e avevano fissato un prezzo per tutti i bambini che avrebbero voluto vederla: un bottone.
L’iniziativa ebbe un successo strepitoso e ci fu un via vai di bambini che uscirono, poi, senza un bottone, ma felici perché ne era valsa la pena.
Davanti all’ingresso arrivò una bimba cenciosa ma graziosissima, con i più bei capelli ricci del mondo e gli occhi così azzurri e trasparenti che era un piacere vederli.
Non diceva nulla, ma ogni volta che si apriva la porta cercava di sbirciare dentro e di vedere anche lei la tomba del cane, ma non aveva neppure un bottone, perciò se ne stava triste lì fuori e rimase lì finché tutti se ne furono andati.
Allora si sedette per terra e scoppiò in lacrime. Lei sola non aveva visto il sepolcro della bestiola. Aveva il cuore affranto, come lo hanno a volte gli adulti.
Noi, scrive Andersen, osservammo tutto dall’alto e visto da lì, quel cuore affranto, come molte delle pene nostre e altrui, faceva sorridere.

Questa è la storia, conclude l’autore, e chi non la capisce può sempre comprare qualche azione della conceria della vedova.

Hans, capire l’abbiamo capita. Però vaffanculo.
Regalare a quella bimba un bottone e farle credere che la vita non è proprio uno schifo, no eh?

andersen

Rimasta bloccata da tempesta – stop – Trovata ospitalità in castello reale – stop – Torno presto

La regina le preparò il letto mettendo un pisello sotto venti materassi e venti cuscinoni di piuma.

La mattina dopo le chiesero come avesse dormito e la principessa si lamentò per la notte orribile che aveva passato, dichiarando lividi terribili.

Capirono che era una principessa vera, poiché aveva sentito il pisello attraverso i venti materassi e i venti cuscinoni di piuma. Solo una vera principessa poteva avere una pelle così sensibile.

Il principe, a quel punto, esclamò “Ora so per certo che sei una vera principessa. Sposiamoci!”

 

Sorto problema – stop – Dormito su pisello – stop – Promessa in sposa a principe locale

 

Non necessario sposarsi – stop – Per notte passata su pisello – stop – Non fare sciocchezze – stop – Torna a casa

 

Qui gente strana – stop – Urge tuo aiuto – stop – Tua figlia

 

Minaccia pure guerra – stop – A nome mio – stop – Ma prossima volta – stop – Basta vacanze da sola – stop – Il Re