• L’inganno ti piove addosso come una grandine improvvisa e ti scalfisce i pensieri e gli occhi, ti mitraglia con violenza fino a buttarti a terra e lì ti lascia, quando non ha più nulla da prendere e più nulla da temere.

    Buona Fortuna

La spensieratezza degli anni in cui tutto è possibile, in cui si rincorrono i sogni tra una festa e un caffè, l’allegria, i colori, quello spirito un po’ sciocco e un po’ buffo che gioca con la vita ancora tutta da inventare, ed è musica allegra, pop e zuccherosa, con le scarpe da ginnastica sui cofani delle auto, tra gli abiti sgargianti delle amiche e la ricerca di qualcuno da cui farsi notare.

Poi l’amore, e quel senso di onnipotenza che fa sembrare tutto possibile, sogni più vicini, progetti concreti accompagnati da note più profonde, intime e intense, ancora allegre, piene di una gioia densa, la sensazione di non essere più soli e sentirsi forti per questo. E si balla, e si vola.

Poi gli intoppi, la paura di deludere, chi svende il proprio sogno per una musica di chincaglieria, chi assiste alla resa, chi si inebria di un successo facile, chi cerca di salvare il sogno dell’altro. E le incomprensioni, la lontananza, la fatica, le delusioni, le umiliazioni, i fallimenti e la musica si spegne in una nuova solitudine, in un’amputazione, nella rinuncia.

Infine resta una canzone, quella canzone, a ricordare un destino mancato, a ricordare un Persempre abbandonato, che poteva essere, era possibile ed era un lieto fine, ma che si è lasciato rotolare via tra pause troppo lunghe.
E i sogni che comunque possono avverarsi, anche con altri finali, e il destino che cambia, che può essere diverso perché fatto di scelte e di coraggio, di perseveranza, mai di stelle senzienti, che non è mai scritto perché dipende dai suoi autori e se loro smettono di scriverlo, se rinunciano, ne creeranno un altro.
Però non sarà quello che avrebbero potuto avere. Sarà quello che hanno. Che avranno. Che scelgono o che non scelgono.

Un ultimo sguardo, un sorriso, titoli di coda.

img_2389Siccome diverse persone attorno a me stanno traendo notevoli benefici dallo yoga, ho deciso di provarci anch’io.
Avevo fatto una lezione, anni fa, ma la mia labirintite cronicizzata, grazie a cui non possiedo il benché minimo senso d’equilibrio, mi ha reso quell’esperienza come una delle più frustranti, faticose e detestabili che io abbia avuto in palestra.
Il mio era il saluto al sole più sbilenco dell’universo, l’albero più pericolante del creato, il cane più lamentoso della terra e il guerriero più ubriaco dell’esercito.

Dieci anni di acciacchi dopo, Leggi il resto →

alfabetoOgni tanto Paola Rondini mi chiama e mi chiede se le mando un video nel quale rispondo a qualcosa. A cosa, dipende da ciò che le gira per la testa in quel momento.
Lei lo sa che io posso affrontare senza problemi anche la platea di un teatro ma piuttosto che andare in video pagherei una controfigura, lo sa, ma ci prova lo stesso.
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bimbo e bimbaIo non amo l’otto marzo. Quando arrivano gli auguri per la Festa Giornata della donna ammicco, ringrazio e vado oltre. Fatico a farli a mia volta e inoltre detesto l’odore della mimosa, che puzza in modo insopportabile.
Io non amo l’otto marzo perché mi pesa immensamente che al giorno d’oggi, nel 2015 ma anche nel 2005 e pure nel 1995 e indietro così a coprire almeno la mia generazione, si debba ancora dedicare una giornata per ricordare che le donne non sono inferiori agli uomini e che non vanno trattate come se lo fossero.
Eppure accade ancora ovunque, quindi è giusto che ci siano battaglie in corso per scalfire la radicata cultura sessista che subiamo quotidianamente.
Però…
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Please enjoyMi ero ripromessa di tornare a far due chiacchiere qui dopo le vacanze, ma il 7 gennaio è successo qualcosa che mi ha ammutolita e qualunque cosa potessi raccontarvi, mi è parsa sciocca.

Non che una settimana basti a trasformare le mie uscite in perle di saggezza (una vita intera non ci riuscirà o almeno farò di tutto per impedirglielo), ma ho ritrovato la parola.

E già da oggi tornerò a darvi qualche piccola bella notizia e ad aggiornare il blog con argomenti più o meno ameni.

Nell’attesa, come ha suggerito Shaw sul The New Yorker, pochi giorni fa “Godetevi in modo responsabile questa vignetta culturalmente, eticamente, religiosamente e politicamente corretta. Grazie.”

prima-il-puntino-laserPrima di raccontare la Cerca del Laser devo fare una confessione.

Quest’estate ho acceso la televisione. Non lo facevo da mesi, forse anni, a casa non l’ho nemmeno collegata alla parabola, non so nemmeno se ci sia, la parabola, sul tetto. E infatti, a casa, le reti televisive saltano come grilli. Ho controllato.
Ma quest’estate ero in montagna e l’ho accesa, imbattendomi in Real Time e rimanendoci invischiata come un gabbiano nel petrolio.
Gordon Ramsey che impazza tra ristoranti e alberghi,  casalinghe possedute dal demonio dei coupon, gipsy americani che organizzano matrimoni al di là dell’imbarazzante, obesi da quintali al quadrato che si prosciugano in un anno e poi lui, Jackson Galaxy, presentato come il maggior esperto di comportamento felino, con Il mio gatto è indemoniato.
Jackson Galaxy è adorabile, coi gatti e con gli umani, ci crede davvero, inventa soluzioni gattesche miracolose, prende sul serio qualsiasi problema emettendo diagnosi e prescrivendo terapie creative.
E gira con la custodia di una chitarra colma di giochini per gatti.
Tra questi, un puntatore laser.

Chi di voi conosce Brodo, ha già unito i puntini.
Il puntatore laser riesce a stancare anche un cucciolo di diavolo della Tasmania cocainomane, con Brodo, il gatto più bullo, più scalmanato e più pixar che io abbia mai avuto, potrebbe farci guadagnare un paio d’ore di pace. E Giuggiola potrebbe riposare.

E così è iniziata la Cerca del Laser.

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Lo ammetto, da quando ho scoperto Airbnb le mie vacanze sono cambiate.
Continuo ad amare gli alberghi, il piacere di tornare in una camera pulita da altri e col letto rifatto da altri, ma passare cinque giorni a Parigi in un appartamento viola o in un’altro soppalcato col letto sotto la mansarda, o cinque giorni a Barcellona con una terrazza di venti metri quadrati, e girovagare a piedi nudi tra la camera dove sonnicchiare, la sala dove sedersi a scriversi, il divano dove spaparanzarsi a guardare serie tv sul megaschermo, la cucina dove prepararsi la colazione o farsi una tisana, eh, è un’altra cosa.
L’ho anche raccontato a Raffaele Niri, sul Venerdì di Repubblica del 5 settembre.

Venerdì di Repubblica, 5 sett 2014, Buona Fortuna-page-001

Toni MorrisonL’altro giorno passeggiavo in libreria e, per gioco e curiosità, ho guardato quanti scrittori e quante scrittrici campeggiavano sui banchi delle novità, dei best seller e dei più venduti.
Così tante donne che ho sorriso pensando che, insieme al tempo e alle nostre tastiere, non abbiamo avuto bisogno delle quote rosa per conquistare spazio nell’editoria. E non credo che l’editoria sia un mondo particolarmente propenso al femminismo, tutt’altro.

Ma qui, ed è questo che mi piace, o almeno è questa la mia sensazione, non c’entrano il femminismo, il maschilismo, le quote rosa o altre battaglie politiche e sociali. Semplicemente, le donne hanno cominciato a scrivere e molte di loro a scrivere bene.

Non sto dicendo che tutte le donne che vengono pubblicate scrivono bene. Non sto neanche dicendo che invece gli uomini scrivono male, o che le donne scrivono meglio.
Sto dicendo che non ha alcuna importanza la differenza tra uomo e donna, sto dicendo che nessuno ha chiesto l’imposizione a pubblicare una percentuale stabilita di autrici, sto dicendo che chi l’ha voluto si è creato l’opportunità facendo bene qualcosa. Sto dicendo che a suon di libri, ci siamo conquistate silenziosamente ciò che altrove viene cavalcato come uno dei punti forti per vincere le elezioni.
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Danae KlimtOggi è martedì grasso, l’ultimo giorno di maschera libera.
Poi si torna tutti a travestirci in privata sede. O si balla il Time Warp. O entrambe le cose.
Crocerossine, conigliette, cameriere sexy e sweet transvestite a parte, c’è qualcuno che di tutto ciò ne aveva fatto un’arte. Non un’arte fine a se stessa, no. Un’arte con un fine ben preciso. Lo stesso fine di chi si infila un paio di autoreggenti a rete, una guêpière e un sobrio rossetto color melograna. Quel fine.

Stiamo parlando di Zeus, il re dell’Olimpo.
E Zeus, dei sexy shop, non avrebbe saputo cosa farsene.

Lui scrutava la Terra, adocchiava una sventola, si stordiva di capogiri e vortici di testosterone, studiava come non farsi beccare dalla moglie, decideva come fare colpo e partiva.
Solo che lui non faceva colpo presentandosi con un mazzo di fiori o una parure di brillanti. Erano altri tempi, quelli. Lui si trasformava.
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bradipoLa mia intenzione, tra Natale e l’Epifania, era quella di trasferirmi su un universo parallelo con una time table composta dalle seguenti voci: serial, letto, divano, cibo, gatti, parentesi vietate ai minori. Il tutto col frigo pieno e i telefoni staccati.
E siccome nessuno ha ostacolato i miei piani, è esattamente quello che ho fatto.

Lo so. Speravate in qualche altra avventura del tipo Cosa diavolo avevo in mente quando ho deciso di andare lì, ma tocca deludervi (mi sono però assicurata che Isa, la mia complice di deliri, passasse un capodanno indimenticabile in un due stelle ad Abano, in caso di carenza di argomenti).

DowntonAbbey1Parliamo però della droga che ho assunto tra torroni al cioccolato e muffin alla cannella.
Dopo serial killer, vampiri dalla mutanda allegra, staff della Casa Bianca, cinici pubblicitari e cardiochirurghi innamorati, il mio mood è diventato molto british, molto anni Venti, molto aristocratico e molto caustico. Con classe.
Downton Abbey è di un’eleganza e di un inglesità rare, e la prima stagione è un capolavoro. Potete dunque immaginare l’entità del mio disappunto quando, dopo un’appagante maratona della prima stagione, mi sono tuffata fiduciosa nella seconda, trovandomi a nuotare in uno stagno melmoso da telenovela, con eventi prevedibili, concetti ripetuti, frasi banali, amori stucchevoli e conflitti scontati. Una delusione che ha rischiato di rovinare il mio perfetto equilibrio vacanziero.
Ma sono felice di rassicurare i vostri animi, che già vedo in comprensibile tensione: la terza stagione sembra tornare agli sfarzi della prima. Potete continuare a pensarmi con deliziose cloche in testa e lunghi abiti retrò di stoffa leggera.

E ora bando alle ciance, che qui s’ha da ricominciare l’anno.
Che il 2014 vi sia propizio.