• Morire di vecchiaia nelle fiabe non è facilissimo.

    C'era una svolta

Con questa gara di racconti mi sono divertita.
Intanto ho messo sulla pista un paio di ostacoli: un tema e una parola obbligatoria, la pigrizia (del resto per vincere la decima edizione del laboratorio degli Scrittori Pigri era giusto sudare un po’ di più).

Poi ho coinvolto la neonata rivista letteraria Malgrado le mosche che non solo ha fatto parte della giuria di qualità ma ha anche deciso di pubblicare i tre racconti vincitori per la qualità e di assegnare un suo premio dedicato, il Fancazzista d’oro.

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Biancaneve e i sette naniCaro Sindaco di Venezia,
mi è giunta voce di una sua iniziativa che ha messo al bando alcuni libri per l’infanzia, togliendoli agli asili e alle scuole dove erano pericolosamente a disposizione dei bimbi.
L’ho letto qui e qui, ma non solo.
Credo che ci voglia molto coraggio per procedere, in un’epoca come la nostra, evoluta e progressista, a un atto di censura. Credo anche che lei sia stato molto indulgente con la lista nera dei libri da mettere al bando.
Per questo mi piacerebbe segnalarle altri testi a mio parere travianti per le giovani menti e i piccoli animi in via di sviluppo.

Penso, per esempio, a storie di coppie etero e regolarmente sposate che abbandonano i figli nei boschi, lasciandoli in balia di orchi e streghe.
Penso alla storia di una bambina di circa otto anni che viene cresciuta da sette uomini che non risultano essere ufficialmente parenti tra loro e che usano dormire tutti insieme nella stessa stanza. Con letti molto vicini tra loro.
E a un’altra bambina che viene cresciuta, almeno secondo Walt Disney, da adulti di riferimento dello stesso sesso e nemmeno della stessa razza della piccola, che – evidentemente a causa della pessima educazione ricevuta, senza una figura paterna a compensare le tre madrine – violerà una proprietà privata, tenterà di impossessarsi di oggetti non suoi (un fuso, per la precisione) e cadrà nel sonno per un secolo.
Penso alle matrigne che, nonostante un’ufficiale adozione dell’orfana all’interno di un matrimonio, tentano di ucciderla per discutibili motivazioni, o di sfruttarla per i lavori domestici senza metterla in regola.
E non parliamo di quella ragazza di umili origini che decide di metter su famiglia con una creatura di razza differente, benché ricco, colto, intelligente e sensibile. Converrà con me che un essere umano non può certo sposarsi con una bestia.
Un altro esempio che vorrei segnalarle, è quello di una bambina palesemente ingenua, che viene indotta ad assumere sostanze stupefacenti da un bruco. E quello di una bambina che viene mandata da sola a portare vettovaglie a una vecchia malata in mezzo alla foresta. Ma come si fa a mandare una bambina da sola in quei posti, dico io? Che esempi diamo ai nostri figli?

Sono troppe, caro Sindaco di Venezia, davvero troppe le storie dove si annida l’ambiguità tra le righe.
Si consoli con quella di un’extracomunitaria che ha tentato di lasciare il proprio mare per invadere terre umane, mirando a sposarne un regnante che per fortuna l’ha rifiutata, lasciandola morire nello stesso mare da cui era venuta. Pensi solo ai figli che sarebbero nati da quella nefanda accoppiata: un po’ uomini, un po’ pesci.
Qualche volta, come vede, anche nelle fiabe si trovano i giusti valori da trasmettere alle nuove generazioni.

chiaveTutti quelli che ancora si ostinano ad avere un blog nel 2014, tenaci paladini degli scorsi due decenni, hanno il periodico divertimento di andare a vedere con quali chiavi di ricerca la gente è arrivata a loro.
Ci sono altri periodici divertimenti che probabilmente procurano maggiori soddisfazioni, non lo nego, ma i blogger son genti strane, un po’ vintage e un po’ freak, e le chiavi di ricerca sono l’equivalente di una bella commedia, con un ottimo cast e una grandiosa regia.
Credetemi.

Mi piacerebbe postare così com’è l’elenco delle parole chiave con cui siete arrivati qui negli ultimi tre mesi, perché così com’è ha un’involontaria ironia da lacrime agli occhi, ma sono oltre duecento righe e abbiamo tutti una vita.
Per cui procedo con una personale premiazione dei migliori.

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Appurato che il mondo se la cava male anche senza il mio apporto, la mia attenzione alle notizie si autoconvoglia -solitamente- su quelle bislacche.

La strategia del signore genovese di 77 anni che, per far secca la moglie cardiopatica di anni 83, le faceva gli agguati nel buio spaventandola a morte (o quello almeno era l’intento) mi ha fatto iniziare la giornata di buonumore.
Perchè se ci sono ancora persone che combattono il proprio destino con tecniche da cartone animato, io son più tranquilla.

PS
Fosse stata disabile le avrebbe fatto gli sgambetti? Fosse stata cieca avrebbe cambiato l’arredamento ogni giorno? Fosse stata svampita le avrebbe disegnato un ascensore finto davanti alla tromba delle scale?

Ieri sera ho fatto una pazzia: ho usato tre mollette di colori diversi per stendere l’accappatoio. Mi sentivo trasgressiva, sarà stata la luna piena.

In pieno spirito social sono corsa a scriverlo su facebook, perchè è per questo che esistono i social network: per condividere qualunque cazzata attività faccia apparire la nostra esistenza degna di considerazione.

Come se non aspettassero altro che qualcuno proponesse il tema del colore delle mollette da bucato, e denunciando una vita sociale brillantissima, le mie amiche hanno fatto una serie di outing capace di far correre Psycho e Hannibal Lecter a ciucciarsi il pollice sotto il letto.

A quanto pare, le nostre numerose e adorabili manie di controllo, si ritrovano in chiacchiericcio attorno al cestino delle mollette.
In mezz’ora e 52 commenti ci siamo confortate a vicenda rivelando che: c’è chi le ha solo di legno, le tiene al chiuso e le cambia periodicamente; chi le ha solo di un colore per non destabilizzarsi; chi le abbina al colore di ciò che stende (lilla per la roba viola, fucsia per la roba rosa e via dicendo), chi non riuscirebbe a dormire la notte sapendo di aver steso qualcosa con mollette di diverso colore, chi preferisce un’anarchia creativa (che ha impanicato molte di noi) e poi chi, come me, abbina i colori ai coordinati, per cui il completo di lenzuola sarà steso con lo stesso colore, gli asciugamani con un altro e via dicendo.
Comunque, l’argomento colore delle mollette da bucato non lascia indifferenti.

Mi chiedo se ci siano studi antropologico-sociali sulla questione ma soprattutto mi chiedo come sia la vita di quelli che usano l’asciugatore. Triste, immagino.

Una mia amica ha comprato un libro di ricette per single che, involontariamente, è passato dall’essere un volume di consultazione culinaria ad attestarsi come testo comico che sta rallegrando le nostre conversazioni.
Ora, capisco che il target ipotizzato, benchè non dichiarato, sia per lo più quello dei maschi separati che a quarant’anni si ritrovano per la prima volta nella loro vita ad avere a che fare con lavatrici e fornelli.
E capisco che qualche dritta utile del tipo Dividi bianchi, neri e colorati o Sì, era sodo anche mezz’ora fa, avresti fatto meglio a spegnere finchè c’era ancora acqua nella pentola sono consigli pratici che potremmo dare erroneamente per scontati, ma trovo leggermente turlupinatorio pagare 8,90 euro per avere la ricetta di Uova e pancetta o di Fichi e prosciutto crudo.

Al momento la nostra ilarità ha raggiunto il culmine con Leggi il resto →

Da sempre ammiratrice dei Darwin Awards, il premio assegnato a chi aiuta a migliorare la specie umana rimuovendosi da essa in modo spettacolarmente stupido (se avete il morale basso andate a curiosare tra i vincitori), ho scoperto da pochissimo grazie a Michele (grazie Miic!) l’Ig Nobel che viene assegnato annualmente, prima o dopo l’annuncio dei vincitori del Nobel, premiando dieci ricerche scientifiche di dubbia costruttività (ma verissime!).

Per esempio, l’avreste mai detto che i buchi neri hanno tutti i requisiti per essere la sede dell’inferno (IgN Astrofisica 2001)? E vi siete mai chiesti perchè la tendina della doccia tende a gonfiarsi quando si fa la doccia? C’è chi è riuscito a dare una risposta parziale a tale quesito (IgN Fisica 2001).

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Nel carcere di Marassi, a Genova, un gruppo di detenuti rumeni ha allestito una distilleria in una cella, con ingegno e creatività degni di MacGyver: avevano disposto tutto il necessario (alambicchi ricavati da oggetti comuni, bottiglie e pentolini) e, presa la corrente elettrica dalla plafoniera del bagno, producevano grappa artigianale.
Nell’agenzia si legge che la polizia penitenziaria si è insospettita quando alcuni detenuti, completamente ubriachi, hanno aggredito un ispettore.
Insomma, quando li hanno visti camminare storti, cantare a scquarciagola, sfidarsi a toccarsi la punta del naso stando su un piede solo e spintonare il supervisore ridendo a crepapelle, è punta loro vaghezza che fossero ciucchi.

Nel frattempo mi è arrivata un’offerta promozionale per quattro cocktail alternativi caramellati o all’azoto e mi sono sentita improvvisamente nella generazione sbagliata. O sul pianeta sbagliato, senza un asciugamano e la guida giusta.
Preferirei la grappa dei carcerati.

Spoiler: nell’ultima puntata della quarta serie, Dexter trova la moglie assassinata nella vasca da bagno. Sangue ovunque e il figlio di dieci mesi seduto in quel lago rosso, che piange. Una scena piuttosto tragica.
La mia mente registra un qualcosa che la turba, ma resta concentrata sulla trama.
Fine quarta serie.

Inizio quinta serie.
Poliziotti irrompono sulla scena del crimine, sempre moglie morta nella vasca, sempre sangue ovunque.
Eppure c’è qualcosa…
I colleghi di Dexter arrivano sulla scena del crimine, sempre moglie morta nella vasca, sempre sangue ovunque.
Oh, tant’è…
La sorella di Dexter entra nel bagno/scena del crimine, ancora moglie morta nella vasca, ancora sangue ovunque.
Aspetta un po’…
La sorella e un collega di Dexter, il giorno dopo, tornano sulla scena del crimine, il cadavere non c’è più, loro puliscono il sangue.
Fammi guardare meglio…No! Ecco cos’era!
I figli della moglie morta di Dexter scappano da scuola e vanno in quel bagno, per vedere dove la madre è stata uccisa. Dexter li trova lì.
Ma dai, non è possibile! Sono matti? No, davvero, non ce la potrei fare MAI.

Insomma.
L’enorme bagno con lavandino, vasca e doccia della casa di Dexter -è raccapricciante solo dirlo- non ha la porta.
Non. Ha. La. Porta!
Solo il pensiero mi fa rabbrividire.
Non trovate anche voi che sia terribile?

Stamattina alle otto, sull’autobus, due signore chiacchierano.

Signora 1Uff… (rimettendo il cellulare in borsa) E dire che gli avevo detto di non chiamarmi stamattina che ero incasinata. Questa è già la seconda telefonata. La prima me l’ha fatta che ero sotto la doccia, mi sono catapultata per rispondere e quasi mi rompevo l’osso del collo scivolando!

(alzano entrambe gli occhi al cielo, con indulgente solidarietà)

Signora 2A casa mia ho due bagnetti. Piccoli, eh! (regola ferrea dei genovesi è l’understatement) In uno c’è la doccia e nell’altro la vasca. Faccio sempre la doccia, per praticità. Ma un giorno ho deciso di farmi il bagno, sa, per rilassarmi. Ho preparato l’acqua con la schiuma, acceso due candele -per fare un po’ d’amosfera, no?- e poi mi sono immersa. Dopo due minuti, suona il campanello. Non aspettavo nessuno e me ne sono fregata. Risuonano. Che fastidio! Li ho ignorati. Insistono. Insomma, hanno suonato cinque volte! Poi hanno aperto col piede di porco. Erano i ladri.

La mia domanda è: se state facendo la doccia o il bagno e qualcosa suona, campanello o telefono che sia, meglio rispondere o no?