• Domani mi sembra un tempo troppo lungo da aspettare, domani spesso diventa tardi.

    Buona Fortuna

Melissa+Ortiz+Gomez+Let+Dance+Competition+9p_-jYQ8JaSlIl programma della serata ha sfiorato per un attimo l’afflato intellettual-impegnato nel momento in cui ci siamo consultate per decidere se andare a sentire Ascanio Celestini alla libreria italiana o vedere il dvd di Diaz- Non pulire questo sangue.

La temperatura esterna ha fatto cadere la scelta sul film ma l’inevitabile accensione del televisore ci ha bloccate come ungulati sulla statale e, accecate dalle luci del Let’s Dance German Show, non siamo riuscite a cambiare canale fino alla fine del programma.
Ridicolizzando in modo irrecuperabile le nostre serie intenzioni.

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9uun7cDBU9xG5tadoLnu6aDolci a parte, in questi giorni mi sto godendo deliziosi piatti di cucina orientale, dal giapponese al vietnamita all’indiano al cinese senza passare da un würstel neanche per sbaglio. Cucina tipica berlinese, insomma.

Oddio, oggi siamo passate davanti a un baracchino che ostentava svariati tipi di würstel cucinati in svariati modi e la curiosità di assaggiare il più azzardato -quello cotto, impastellato, fritto e affogato nel ketchup, qualcosa di apparentemente aberrante che però pare avere un suo perché- c’è stata, ma era ancora presto e il mio stomaco era lungi dal mandare richieste di attenzione, quindi sono passata oltre inserendo mentalmente il progetto di sganciare quell’atomica sul mio fegato alla prossima occasione.

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Berlin-20130408-00933Dalla finestra della mia camera vedo un parco giochi costantemente popolato da cuccioli di berlinesi che, infagottati nei loro piumini colorati, passano intere giornate a fare quello che compete ai bimbi: giocare.
Non vedo adulti in giro, sono certa che ci siano, ma la loro presenza è così discreta da essere commovente, soprattutto se si arriva dal paese delle Mamme Urlatrici.

E’ rilassante guardarli: si divertono e lo fanno senza scatenare istinti infanticidi.
L’attrazione principale è un enorme disco piatto di legno e metallo, posto, in posizione leggermente obliqua, su un cilindro. Sopra il disco possono starci, in piedi, seduti, inginocchiati o abbarbicati agli orsacchiotti, anche più di dieci bambini.
Ma, soprattutto, basta spingerlo un poco e lui gira e con lui chiunque sia sopra. Una roba bellissima.

Ho già visto veri e propri summit riunirsi su quell’enorme moneta rotante e dalla finestra li guardo con desiderio. Desiderio di giocarci anche io.
La Seze mi ha promesso che ci saliamo su, uno di questi giorni.

Restaurant Torten 2I due gradi berlinesi si stanno rivelando più caldi dei dodici italiani. Ok, forse più caldi no, ma meno freddi del previsto. Poteri del clima secco, quella che per noi genovesi è considerata alla stregua di una leggenda metropolitana.

Il lato oscuro di questa temperatura invernale si annida in quella subdola convinzione di poter impinguare il nostro corpo di tutti gli zuccheri che occhieggiano dalle vetrine delle pasticcerie. Che qui a Berlino sono parecchie.

Quindi, quell’ottimo proposito che si riassumeva più o meno in “Vado su e faccio dieta“, ci ha messo una manciata di ore a trasformarsi in “Sono in vacanza, chi se ne frega” al primo incontro con una Aprikose Crumble Tart. A cui, nel pomeriggio, ha fatto compagnia una Waldheidelbeere Vanille Torte.
Stamattina invece mi sono limitata a un Franzbrötchen.
Eh, ma fa freddo.

 

Berlino tempoSono una freddolosa, quindi d’inverno mi rannicchio e vado in letargo, e ho la pressione perennemente bassa, quindi d’estate boccheggio col cervello in salamoia.
Sono nata per le stagioni miti, per la primavera e l’autunno, per quel caldo quanto basta a mettersi una camicia a maniche lunghe e una giacca sopra per la sera. Quelle sono le temperature giuste per attivare le mie sinapsi e restituirmi il buon umore.

Ostaggio dell’inverno da mesi, stavo aspettando il bel tempo col fremito di un bimbo alla vigilia di Natale e i 17° di ieri, il mare sberluccicante, il cielo terso e il sole tronfio da “t’asciugo le lenzuola in un batter d’occhio” mi hanno dissequestrato l’anima.

Ma evidentemente non ero pronta a tanta libertà, quindi domani rincorrerò il mio rapitore fino a Berlino.

 

 

Il nostro senso dell’umorismo, benché notevole, va detto, era comunque in netta minoranza di fronte agli ospiti e al cibo dell’albergo, all’area malessere, al barista che, di fronte alla nostra richiesta di qualche stuzzichino insieme al terribile spritz, è scoppiato a ridere come di fronte a una bambina che chiede se la befana non rischia di bruciarsi scendendo dal camino.
L’ironia scorre potente in noi ma a volte non basta.

Sconsolate, la prima sera ci siamo ritirate nelle nostre stanze alle otto e mezza.

Però poi Leggi il resto →

Ma poi siamo scese dalle nostre meravigliose stanze con terrazza privata e vista sul parco e sulla baia di Strugnano e ci siamo ritrovate nel girone infernale delle vacanze low cost dove ti porti il maglione coi fili argentati per sentirti elegante, dove il programma ti annuncia esaltanti serate musicali con gruppi dal nome impronunciabile e la filodiffusione dell’albergo ti anticipa che tutti i maggiori successi internazionali saranno tradotti in lingua autoctona, dove al buffet del ristorante nulla profuma di cibo e dove, se ti bendassero, ti imboccassero e ti chiedessero di distinguere gli scampi ai ferri, i broccoli lessi, la sogliola impanata, il cannellone ripieno, il biscotto di pasta frolla, le carote bollite o il tacchino stufato, bè, non ci riusciresti.

E allora Leggi il resto →

Con la stessa solerzia con cui io, nello stesso periodo, comincio a pensare ai regali di Natale, ad agosto io e Isa ragionavamo su cosa fare a Capodanno. Entrambe, per ragioni diverse, abbiamo un conto in sospeso con questa nefanda data, e stavolta non volevamo farci cogliere impreparate, memori di dove ci aveva condotte la disperazione l’anno scorso (no, non perdete tempo a chiederlo, non lo diremo, è meglio per tutti ed è sicuramente più divertente qualunque cosa vi stiate immaginando).

A fine settembre avevamo un piano B: una prenotazione con annullamento gratuito per due stanze in un piccolo albergo in Trentino, in un paese del quale nessuna delle due ha mai memorizzato il nome.
A ottobre scalpitavamo per cercare un piano A, realizzando che odiamo la neve.
A novembre entravamo in un leggero panico perché avevamo solo quel piano B, così analizzavamo finanze e desiderata e l’esito ci consegnava una e una sola risposta: un centro benessere con clima mediterraneo a livello del mare e costi affrontabili.
Qualcuno ci ha suggerito la Slovenia e un sacco di punti esclamativi si sono accesi in noi.
La Slovenia, bell’idea!!!

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– Hotel All’alba, mi hanno detto così, garantisco.
No, guarda, sono piuttosto sicura che si chiami Alba, non All’alba. E’ una bellissima villa antica, un hotel piccolo ma che dà l’idea di essere molto elegante. Mi ha sempre attirato.
Sulla piantina degli alberghi di Abano Terme che ci hanno dato all’ufficio informazioni, trovo l’hotel All’alba ma di un hotel Alba nessuna traccia.
Eh, perchè è piccolo, non lo avranno messo, dice lei.

Stiamo cercando ispirazione per il nostro Capodanno: dimenticarci di noi stesse tra i fumi termali, i massaggi e il consommè ci è piaciuto molto. Avevamo anche il wifi nelle nostre stanze ed eravamo munite, ciascuna, di una discreta pila di libri, oltre a svariate serie tv (noi e la vita mondana siamo un tutt’uno).

Ci dirigiamo con determinazione verso l’hotel All’alba ma ci ritroviamo davanti a un albergo enorme, di quelli con centinaia di stanze incastonate in una costruzione a occhio anni Settanta. Del secolo scorso, non di quello prima.
Non è decisamente una deliziosa villetta di fine Ottocento.
Isa, che ha lo stesso senso dell’orientamento e la stessa fiduciosa determinazione di un ubriaco con la labirintite, dichiara di ricordare perfettamente l’ubicazione del suo hotel Alba e in effetti, dopo un paio di chilometri a passo svelto e con somma sorpresa di entrambe, lo trova.
Solo che è un dancing e non si chiama Alba. Ma son dettagli.

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La mia è stata una Berlino decisamente non convenzionale, vissuta camminando, anche a piedi nudi e non solo per il parco, guardandomi in giro alla perlopiù, come pare essere l’espressione tipica dei berlinesi, uscendo di casa in pigiama e ciabatte per andare a comprare i croissant al marzapane o alla cannella, evitando la maggior parte dei luoghi tipicamente turistici che “bisogna assolutamente vedere se si va a Berlino”, o smarcandoli alla velocità della luce (tranne il Pergamon, che l’ira degli Dei si abbatta su chi snobba il Pergamon).

Mi aspettavo più momenti di surrealtà, lo ammetto, ma forse ci sono stati, solo che qui è alterato in origine il concetto di normalità, per cui la percezione varia di alcuni gradi e quando noti un segno verde tra i capelli di una ragazza e nel vederla poi in viso pensi sollevata che Ok, è tutta verde, allora va bene, ecco, hai fatto il salto.

La mia Berlino è iniziata con un pakistano sulla metropolitana che suonava O sole mio col violino, sedando e ipnotizzando la neonata in lacrime da quindici fermate.
Poi è stata Leggi il resto →