• Tentò delicatamente di divincolarsi senza svegliarlo, aveva bisogno di allontanarsi da ciò che la faceva stare eccessivamente bene.

    Chanel non fa scarpette di cristallo

Scrivo con due spritz e una sangria in circolo, la sangria offerta dai nostri vicini di tavolo, che festeggiavano i 28 anni di Valentina (Auguri Valentina!!!) e sfoggiavano tatuaggi da far invidia a Rambaldi. Che è morto ieri, tra l’altro. RIP.

Ancora adesso non so chi fossero ma erano adorabili e Valentina sfoggiava un abituccio di lycra fuxia, uno smalto arancio fluo e un paio di tacchi 12 argentate da applauso. Ora che ci penso non abbiamo applaudito, scusaci Valentina, consideralo fatto, che i tuoi prossimi ventotto anni siano più felici di un film della Disney e del fatturato della Barbie e credetemi, non sto facendo ironia, erano ragazzi deliziosi, educati, simpatici, socievoli che non sembrava neanche di essere a Genova.

Ma cominciamo dall’inizio.

Che poi è banalissimo: un giorno in spiaggia in Corso Italia, ossia fuori dal mio habitat naturale, e su un lettino da 3.50 euro al giorno, sulla spiaggia libera della Capitaneria di Porto, esattamente di fianco alla stessa spiaggia, meno libera, dei lettini a 20 euro. Tutto identico, tranne che per un risibile divisorio.

Ma sulla spiaggia privata Leggi il resto →

La scorsa settimana ho portato la testa nella sua Spa personale: chez i Papermoustache.
Che sono la mia squadra Yakuza, un mio pezzo di famiglia, la mia zona ri e creativa, i genitori di questo sito e innumerevoli altre cose tra il bello e il fantastico.

Io e Sara -che non è una Sara qualunque (ho due Sara nel mio cerchio e nessuna delle due riesce a essere una Saraqualunque, neanche a far finta), ma è Sara Lando, la mia amica-amica, il mio alter ego a cui non la racconto e nel tempo libero anche un genio della fotografia, una blogstar e una fabbricatrice di ghettoregali- abbiamo un progetto da circa una decina d’anni: il Progetto Cocco Bar.

Il Progetto Cocco Bar Leggi il resto →

Ci sono svariati buoni motivi per andare a Parigi, quello di adesso è la mostra su Tim Burton alla Cinémathèque Française dove io, l’altro ieri, esclamavo gioia e stupore come neanche un bambino.

A vedere i disegni di Tim Burton si può pensare che abbia avuto un’infanzia difficile mentre è vero l’esatto opposto: è stata talmente normale, con una famiglia talmente normale, in una cittadina talmente normale che o diventava un benzinaio, o un serial killer o Tim Burton.
I Dii hanno voluto farci un regalo e hanno scelto la terza opzione.

La sua fascinazione per le creature strane e diverse dagli altri senza la consapevolezza di esserlo, il suo divertito gusto per il macabro e la sua essenziale allegria sono gli ingredienti che rendono inarrivabile la sua fantasia.
La sua straordinaria e multiforme arte dell’orrore buffo, con un cinismo delizioso e mai annichilente, il gioco della morte, dello splatter, dello stupore e della normalità nell’assurdo hanno dato vita a personaggi meravigliosi e a film capolavori, uno su tutti: Big Fish.
Se c’era uno che poteva superare con un film la bellezza di un libro era Tim Burton, e lo ha fatto con Big Fish, quanto di più poetico, dolce e commovente io abbia visto sul grande schermo (speravo facesse qualcosa di simile con Alice, che quando ho saputo dell’abbinamento Burton-Alice ho pensato che il mondo avesse raggiunto la forma più simile di perfezione, ma poi ho visto il film e ho portato il lutto per mesi, colta da insanabile dolore).

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Alitalia, volo Genova-Roma. Roma Fiumicino, acqua, panino, un capitolo scritto. Alitalia, volo Roma-Palermo.

Arrivo, ritiro bagagli, cartello all’attesa con su scritto “Marco”, Sei fuori di te e speri di vederti tornare con qualche volo?, No, e’ che dopo dieci anni non pensavo mi riconoscessi e avevo il terrore che mi avresti ucciso se avessi scritto il tuo nome in pubblico, risate, Mondello, primo gelato, nocciola e pistacchio del bronte, va da sè, la casa nuova, Nuova: ci abito da sette anni, Per me nuova, Guarda, ho messo ovunque le luci che cambiano colore, Domani compi 46 anni, te ne ne vuoi fare una ragione?, Ne compio 40, i primi sei non me li ricordo, ero troppo piccolo, passeggiata lungo la spiaggia, fettuccine curry gamberi e zucchine come le fa il cuoco in quella trattoria che ti faranno impazzire, colazione al Bar Alba di Mondello, cornetto con ricotta e spremuta d’arance, Non le fa acidità signora?, No ma nel caso ne varrebbe la pena, il cornetto con ricotta balza nella pole position dei miei dolci preferiti, Tanti auguri!, Tiziana e i gemelli, due piccoli capolavori, quattro anni a fine giugno, Alessandro è timido, con Riccardo gioco a pallone e gli faccio goal, grigliata di pesce vicino al porticciolo, la torta nel pomeriggio, il papà di Marco, Ti ho fatto il peperone al forno senza pelle come te lo facevo vent’anni fa, mai peperone fu e sarà così buono, dinosauri di peluche e la favola di Leo il coccodrillo senza compleanno, lezioni di palermitano, Leggi il resto →

Oggi si parte.
New York ci saluta con una pioggerellina sottile ma sempre un caldo innaturale per essere fine novembre. Eravamo partite timorose di patire un freddo siderale e ci siamo ritrovate col piumino e 20 gradi anche di sera. Per carità, nessuno si lamenta, ma quel maglioncino leggero di cotone che non ho voluto prendere deve aver fatto una telefonata ai Dii per ripicca.

Stamattina la grande ristrutturazione: il mio letto è tornato divano, la sala è tornata calpestabile, i sacchetti sparsi sono scomparsi.
Ho osservato a lungo Roberta accanirsi sul suo materassino per sgonfiarlo, delusa dal difettoso funzionamento della sua pompetta che, secondo lei, aveva anche l’opzione per sgonfiare. Ma no, l’unica era mettercisi sopra e tenere un cono sullo sfiato, in modo che l’aria uscisse meglio, emettendo un rantolo straziante. Curioso meccanismo per essere un materasso professionale da campeggio.
Francesca si è seduta accanto a Roberta per fare peso e insieme a quella situazione da naufraghe sul parquet con una zattera agonizzante, ho notato una ghiera attorno allo sfiato.
“Non è che va svitato questo?”
Un secondo dopo le mie due naufraghe erano sedute per terra su un sottile strato di plastica grigio, un tempo alto venti centimetri.

Lasciata Francesca alla sua vita di ricercatrice, abbiamo deciso che l’ultima colazione a New York poteva essere francese, quindi gustoso ritorno a Le pain quotidien e ora relax da Starbucks in attesa della partenza.

Tra poco dovremo affrontare cinque piani di scale con un centinaio di chili di bagagli, tra valigie, zaini e trolley. E lì sì che ci sarà da ridere, altro che materassini da stappare.

Take care!

Non ce la facciamo più. Ogni muscolo, ogni giuntura, ogni sinapsi sono in sciopero.
Francesca ha ringraziato di dove andare a lavorare e ha saltato la colazione alla “come se non ci fosse un domani” che solo da turisti ci si concede.
Noi, siccome siamo turiste e domani partiamo, ci siamo trascinate fino a un deli sulla 72th e abbiamo nostro malgrado, con spirito di sacrificio, spazzolato un piatto formato famiglia di pancakes e uno formato esercito di french toast. Per fortuna io ero quella delle pancakes.

Dopo aver accompagnato Roberta al MoMA, siccome Leggi il resto →

Soddisfatte di aver dormito BEN fino alle sette, abbiamo ritenuto che essendo domenica potevamo fare le pigre e andare a fare colazione addirittura alle nove. Stavolta a Le pain quotidien, che mancava all’appello.

Poi a Ground Zero (con lunghissima tappa al Century 21, un outlet dove ho pagato un bellissimo paio di Ray Ban 70 dollari) e finalmente Soho, il quartiere south Hudson con aria alternativa dove si trovano alcuni franchising ma soprattutto negozi più particolari, come The Yellow Rat Bastard, negozio pullulante di cose buffe vagamente dark.

Non abbiamo fatto molto le turiste. Ci siamo aggirate placide fino a metà pomeriggio, divorando per merenda 12 mini cup cakes Baked by Melissa, una piccola pasticceria che si è specializzata in questi dolcetti in versione dannatamente minuscola e di una bontà dannatamente paradisiaca. Per dare un’idea: volevamo portarle a casa ma tra la prima e la seconda fermata di metropolitana le avevamo già finite.
Vince su tutte Leggi il resto →

Stavolta ce l’abbiamo fatta, ce la siamo davvero presa comoda.
Alle 9 un green tea dallo Starbucks sotto casa giusto per postare il racconto di ieri e poi passeggiata fino a Columbus Circle per l’imperdibile tappa da Whole Foods.
Se vi capiterà di venire a New York, non sottovalutate questo “chiamiamolo supermercato per semplicità”.
Da Whole Foods trovate TUTTO nella sua qualità migliore ed esposto probabilmente dai vetrinisti di Tiffany. Vi sarà impossibile rinunciare a fare una foto ai peperoni, per dire, o alla frutta già tagliata.
Qui potete farvi anche Leggi il resto →

Svegliarci tra le cinque e le sei (non solo perchè sveniamo a letto tra le dieci e le undici, ma perchè Roberta è particolarmente legata al fusorario di Campomorone) ci permette di aprire le tende mentre albeggia e scrutare gli studi della ABC, da dove viene trasmesso Good Morning America, per vedere la coda di persone che vogliono fare il pubblico televisivo. Immagino succeda anche a Milano 2 ma se posso scegliere preferisco affacciarmi sulla Columbus Av. Manhattan west side.E’ sabato. Sono le sette e noi due siamo già sveglie da parecchio. Ma magari Francesca la svegliamo tra un po’, va.

Ho una piaga gonfia d’acqua sul mignolo del piede destro e provo dolore. Devo operarmi subito, oggi la giornata sarà lunga.