• La storia della sguatterina più famosa del mondo piace un casino, forse per la sua capacità di trovare vestiti fantastici con cui sbaragliare tutte alle feste.

    C'era una svolta

Questa illustrazione la trovate a pag. 130 di C’era una svolta.
È di Umberto Torricelli e la musica è di Marco Caprelli.
La grafica è di pholpo (Nicola Scodellaro e Sara Zampieri).

La scena è della fiaba “Il piccolo Claus e il grande Claus” di H. C. Andersen, una fiaba poco nota e non si capisce perché.

C’era una svolta
Cos’hanno in comune Andersen, i Grimm e Perrault con Disney? Niente.
Con le illustrazioni di Alice Basso, Sara Lando, Marco Lucente, Alessio Roberti Vittory, Nicola Scodellaro, Umberto Torricelli e la partecipazione straordinaria di Piero Fiorio.

Un antico proverbio dice che per crescere un bambino ci vuole un intero villaggio.

Lo trovo molto vero. Per “bambino” si può intendere anche qualcosa di vivo e prezioso che potrebbe andare in diverse direzioni, ma se attorno, a farlo crescere, a dargli supporto, ad arricchirlo ciascuno con la propria dote, c’è un intero villaggio, la direzione sarà la migliore possibile.

Qualcosa di vivo e prezioso come un libro, per esempio.

Il mio villaggio è la mia famiglia, che negli anni si è sempre più allargata comprendendo gli amici e che è lì, al mio fianco e alle mie spalle, a volte anche due passi avanti, dipende da chi ha bisogno di stare in piedi in quel momento, chi di sedersi, chi di nutrirsi, chi di riposare. Chi di creare.

Io amo questo spazio in cui dico grazie, perché per ogni mio libro ci sono sempre state persone che mi hanno aiutato a realizzarlo e a dargli la miglior direzione possibile.

E se in ogni mio romanzo scritto finora il fil rouge è l’amicizia, in questo libro l’amicizia è l’ingrediente principale che gli ha ridato vita.

«Seze» ho detto un giorno di febbraio a Sara Zampieri, «sai che quest’anno C’era una svolta compie dieci anni? Mi piacerebbe tanto ripubblicarlo. Vorrei farne qualcosa di divertente e condiviso, chiedere a qualche amico se ha voglia di fare i disegni».
«Facciamolo!» ha risposto. «Seguo io il progetto grafico.»

Sara Lando ha aderito con lo stesso entusiasmo e ha colto l’occasione per ricordarmi che lei non è un’illustratrice ma una fotografa, che «gli illustratori bravi sono altri» e che nel 2009 lo aveva fatto per amicizia e incoscienza. Poi si è arresa e ha disegnato tre fiabe, restaurato la copertina e creato il retro con un’opera delle sue, magnifica.

Quando gliel’ho chiesto, Alice Basso (che mi aveva appena mandato la foto di un topino a cui aveva dato un cracker) ha risposto in maiuscolo. Se c’è da fare qualcosa di divertente lei si butta e lo fa ogni volta in modo strepitoso (leggete i suoi romanzi, capirete cosa intendo). «Va bene se li ripasso col pennarello e ve li mando così?» ha solo chiesto. Andava bene.

Tenevo moltissimo ad avere in squadra anche Nicola Scodellaro, non solo socio di Sara Zampieri in pholpo ma anche grandioso autore di disegni buffi e uomo dalla creatività incantevole e intelligente; Marco Lucente, l’unico mio concittadino e l’unico ad aver fatto l’Accademia di Belle Arti e a fare il lavoro più vicino a quello dell’illustratore, insomma: quello serio e per fortuna anche molto ironico; Umberto Torricelli, che si è ritagliato una doppia vita da urban sketcher ma i cui disegni, noi del gruppo, conosciamo da prima ancora di C’era una svolta; Alessio Roberti Vittory, che più di dieci anni fa già mi divertiva con i suoi buffi personaggi.

Tutti loro, almeno una volta, si sono ritrovati richieste come: «Lo specchio me lo fai più sussiegoso?» – «Riesci a farmi il ragno più ragnoso?» – «La bambina è più stracciona, trasandala di più.» – «Magari quel gesto, ecco, non amo la censura ma… puoi censurarlo? Proprio palesemente, dico.» – «Eh, ma quella strega sembra Trump, me la fai più stregosa?» – «È una principessa, non fa colazione per terra, me la riesci a far sedere?» – «No no, niente padellate al ranocchio, lui va sbattuto forte contro il muro, è importante!» – «Riesci ad alzare di più il mignolo della matrigna? Più snob.»

Per dire.

A papà ho raccontato tutto e l’ho visto illuminarsi in un “Posso fare un disegno anch’io?” che mi ha fatto sentire stupida per non averci pensato subito. Non avete idea di quanto mi abbia fatta felice – e ridere – con i suoi disegni.

A marzo, bevendo un tè con Mauro Morellini, gli ho parlato di questo progetto senza sapere della sua collana dedicata ai ripubblicati. Gli chiedevo un consiglio, ho avuto un editore (e la benedizione di Feltrinelli, ci tenevo e ci tengo).

In Morellini ho trovato un’altra squadra fantastica – Giada Ribaudo, Silvia Mussini, Francesca Tamanini e Valeria Zanoni – a cui non sfugge niente e con cui lavorare è un piacere (Mauro, ti sai scegliere le collaboratrici!).

E quando abbiamo scoperto che io e Mauro condividiamo l’amicizia con Riccardo Rodolfi, be’, il cerchio si è chiuso.

Questo è stato il “villaggio” che ha fatto crescere il mio libro, attorno al quale c’è stato un amore di tale potenza da contare più di tutte le fiabe messe insieme.
Sono profondamente grata a tutti loro.
Non riesco a immaginare un modo più bello di festeggiare questo decennale.
Dieci anni da C’era una svolta, dieci anni da autrice.

Grazie.

“C’era una svolta”
di Barbara Fiorio (Morellini, 2019)

Con le illustrazioni di Alice Basso, Sara Lando, Marco Lucente, Alessio Roberti Vittory, Nicola Scodellaro, Umberto Torricelli e la partecipazione straordinaria di Piero Fiorio.

Cos’hanno in comune Andersen, i Grimm e Perrault con Disney? Niente.
In libreria dal 26 settembre 2019. 

Ordinatelo nelle vostre librerie.

Molti, leggendo “Qualcosa di vero“, si sono innamorati delle fiabe che Giulia racconta a Rebecca e mi hanno scritto per chiedermi dove trovare il mio primo libro, che io stessa avevo definito il donatore d’organi di quel romanzo.
Ne avevo usate otto, le più famose, ma in “C’era una svolta” ce ne sono molte di più e ho sempre desiderato ridargli vita.

Per il suo decennale sei amici (e mio papà) hanno realizzato le illustrazioni, un regalo prezioso che rende questa nuova edizione ancora più speciale, e io ho aggiunto quattro fiabe classiche e una chicca: la mia prima fiaba, scritta a (quasi) nove anni, quando sognavo di diventare una scrittrice ma non lo dicevo a nessuno.

Uscirà il 26 settembre 2019 per Morellini e, siccome sarò in un periodo parecchio impegnativo per il lavoro, non potrò andare molto in giro a presentarlo.

Ma alcune tappe sono assicurate:
Genova, ovviamente, dove ci vedremo lunedì 30 settembre alle 18.00 alla Feltrinelli
Milano, va da sé, dove ci vedremo martedì 1 ottobre alle 18.30 alla Mondadori in Duomo (e la sera festa tra amici!)
Torino, perché in questo progetto c’è anche Alice Basso e non esiste che io e lei saltiamo Torino.
Terranuova Bracciolini (AR), al Canto del Maggio, perché è una promessa fatta da tempo.

Ho talmente tante cose da raccontarvi su questo progetto, che ho creato, su Facebook, una pagina dedicata. Se vi va, seguitela.
Vi racconterò fiabe, vi presenterò le illustratrici e gli illustratori, vi racconterò aneddoti buffi, vi darò anticipazioni, vi terrò aggiornati sulle presentazioni.

E andando contro tutta la mia idiosincrasia per i video (per me in video, nella fattispecie) mi sono vestita colorata e ho letto il prologo.

Davvero è da metà aprile che non vi aggiorno? Oh poveretta me, e adesso come la recupero?

Sono stati due mesi e mezzo intensi, in effetti, e avrei anche avuto parecchio da raccontarvi ma per intensi intendo dire che ho vissuto in un frullatore perennemente acceso e da un frullatore perennemente acceso capite anche voi che è complicato fermarsi per aggiornare il blog.

Ma andiamo per ordine.

Il 21 aprile è finito il GSSP Scrittura e Narrazione 2019
(per noi affettuosamente detto il S&N19)
Sono stati: 3 mesi di laboratorio; 12 esercitazioni settimanali; 7 stanze di forum; oltre 12.500 commenti; 3 scrittrici e 1 traduttore e editor intervistati; 49 il massimo punteggio raggiungibile che nessuno ha raggiunto; 4 il punteggio più basso raggiunto; 5 i Super Scrittori Pigri che hanno superato i 48 punti; 50 Scrittori Pigri iscritti; 32 hanno fatto tutte le esercitazioni (record assoluto di tutti i GSSP!); 12 discussioni aperte nel corridoio e oltre 2000 commenti lasciati tra una e l’altra (in particolare: 567 Cose belle, 476 Cose brutte e 519 cazzeggi nei bagni in fondo al corridoio).
Per questa ottava edizione il gruppo era formato da 33 donne e 17 uomini.
14 sono le regioni italiane dove vivono: Lombardia (10), Piemonte (8), Liguria (8), Toscana (4), Emilia Romagna (5), Veneto (4), Lazio (3), Trentino (2), Campania (1), Calabria (1), Sicilia (1), Marche (1), Umbria (1), Sardegna (1).
16 erano gli Scrittori Pigri veterani e 10 di loro avevano già fatto (almeno) un GSSP Scrittura e Narrazione, tra i 23 e i 64 anni le loro età anagrafiche, 41 anni l’età media, 2 sono state le docenti che hanno avuto: me e Alice Basso.

Una settimana dopo, io e Francesca de Lena abbiamo iniziato la SPA, che no, non è quella roba rilassante con bagno turco e idromassaggio, è al contrario una tostissima masterclass per scrittori e editor che finirà i primi di ottobre e che ha unito 6 scrittori con un loro romanzo inedito e 6 editor pronti a lavorare con loro per metterglielo a posto. SPA sta per Scrittori Pigri in Apnea, perché siamo partite dai nostri reciproci laboratori per i candidati migliori ma abbiamo comunque lasciato la porta aperta anche ad altri (e in effetti è stata felicemente varcata)

Nel frattempo ho tenuto, nella scuola media Iqbal Masih a Milano, per tre venerdì, LEXBULLI, un laboratorio di scrittura organizzato da FarexBene e da Feltrinelli nell’ambito del progetto “Cultura della legalità e azioni anti discriminazione” promosso dalla Direzione Politiche Sociali Area Territorialità del Comune di Milano.

E abbiamo finito aprile.
A quel punto, tra una presentazione e l’altra (Alba, Trento, Rivoli) e un convegno sulla scrittura a Milano, ho lasciato a casa il cappello da scrittrice e mi sono messa quello da Coordinatrice ufficio stampa e comunicazione per l’Andersen Premio&Festival 2019 di Sestri Levante e, ragazzi, è stata un’altra avventura strepitosa.
Ne sono uscita a coriandoli per la stanchezza fisica – grazie, magnesio, grazie – ma in formato gigante per la soddisfazione di aver fatto parte di un progetto così bello (e poi io amo lavorare in squadra, e lì c’era una squadra fantastica. Ps: mi mancate, ragazzi!).

Subito dopo – sempre con la SPA in corso e qualche presentazione di Vittoria in programma – sono andata a Terranuova Bracciolini a presentare Riccardo Gazzaniga e il suo “Abbiamo toccato le stelle” (Rizzoli Ragazzi), a Genova a presentare Ettore Zanca e il suo “Santa Muerte” (Ianieri editore) e a Sestri Levante-Riva Trigoso a presentare Alice Basso e il suo “Un caso speciale per la ghostwriter” (Garzanti).

Mica è finita qui.
Durante il primo – stupendo – Ritiro Pigro fatto i primi di aprile al Canto del Maggio, è nato un progetto di cui non vedo l’ora di parlarvi e a cui stiamo lavorando in 28: se tutto va bene, sta per nascere il primo Romanzo Pigro, scritto da 26 Scrittori Pigri e da me e Alice Basso.
Questa è un’impresa talmente folle, assurda e bella che – per adesso – non vi dico di più.

Infine, di nascosto, lavoravo e sto lavorando a un altro progetto che mi sta particolarmente a cuore e che sta prendendo vita grazie alla squadra di superamici che ho e che sono accorsi come i topini di Cenerentola a fare un abito bellissimo per il mio primo libro, uscito dieci anni fa: C’era una svolta. Sì, il donatore d’organi di Qualcosa di vero. Sì, quello dove io racconto le fiabe vere come Giulia le racconta a Rebecca. Quello. E qui di fiabe vere ce ne sono molte di più (ovviamente: è una raccolta di fiabe!).
E siccome, si sa, io preferisco i topini alle fatine, e il vestito che hanno cucito loro è di una bellezza stratosferica, vi assicuro che sarà qualcosa di spettacolare, con nuove illustrazioni, diversi illustratori e una guest star, cinque fiabe in più e altre sorprese.
Perché a noi piace festeggiare i decennali con amore, stile ed elegantissimi incantesimi.
Questo libro sarà qualcosa di più di un libro. Sarà anche qualcosa di più del mio primo libro. Sarà un tale concentrato d’amore – quello profondo degli amici – che (sono certa, certissima) avrà intensi poteri magici.
Ma di questo vi parlerò ancora, e presto.

Adesso segnatevi in agenda che:
– Mercoledì 10 luglio sarò a Savona, alla Cena Letteraria organizzata dalla Compagnia dei lettori al ristorante Lido dei Pini. Con me ci saranno anche Emanuela Abbadessa, Cristina Rava e Luca Ammirati.
– Venerdì 26 luglio sarò ad Albisola Superiore con Vittoria, alle 21.00 in piazza del Talian, per una presentazione organizzata dall’Assessorato alla Cultura del Comune di Albisola Superiore. Insieme a me, Giorgio Giglioli di RaiTre Liguria.
– E sono aperte le iscrizioni al prossimo GSSP, quello sulla costruzione di un romanzo, il vostro. Si comincia il 16 settembre e se vi iscrivete entro luglio pagate la tariffa ridotta.

Mentre continua il tour di Vittoria (ma soprattutto mio, e non posso neanche darmi il cambio alla guida con lei) ma anche un po’ il Pigro Tour – perché al momento in ogni posto dove sono stata è spuntato qualche Scrittore Pigro ad abbracciarmi e questo è un doppio regalo che mi sta facendo Vittoria -, arrivano le prime interviste.

Parlando di Vittoria con Stefania Mangiardi, la ragazza che annusava i libri.

Di Vittoria in vittoria chez Giulia Ciarapica.

Uno scatto per i tuoi pensieri: giocate con Vittoria
C’è anche un contest fotografico Uno scatto per i tuoi pensieri a cui partecipare, per chi di voi si diverte con Instagram (ma va bene anche se le mettete su Facebook, eh).
Provate a raccontare con una foto un vostro pensiero, un vostro desiderio, una vostra emozione.
Nella foto deve esserci almeno uno di questi elementi: l’azzurro della copertina, un gatto, dei tarocchi.
E poi abbinate al testo che accompagna la foto una citazione tratta da Vittoria, la frase che vi ha ispirati, quella che preferite, quella che avete sottolineato mentre lo leggevate.
Aggiungete gli hashtag #UnoScattoPerITuoipensieri #Vittoria #FujifilmGFX #Fujifilm ed è fatta.

Siete tutti invitati a Milano il 30 maggio e a Torino il 4 giugno per i due eventi in collaborazione con Feltrinelli e FujiFilm Italia.

 

Ho iniziato a scrivere questo libro il 12 marzo 2017. Stavo guardando il video della commemorazione per la morte di Terry Pratchett, a un certo punto Neil Gaiman è salito sul palco e ha detto: “C’è una furia nella scrittura di Pratchett. È la furia che ha alimentato Discworld ed è qui che lo scoprirete: è la rabbia per il preside che riteneva il seienne Terry non abbastanza intelligente per le classi successive, la rabbia per i critici pomposi e per quelli che pensano che serio sia l’opposto di divertente. E penso: Cosa farebbe Terry con questa rabbia?, poi prendo la penna e inizio a scrivere.”
A queste parole, ho aperto un nuovo file di Word e ho iniziato a scrivere.

Ero in piena crisi creativa, convinta di non riuscire più a farlo, e mi sentivo mutilata per questo. La mia situazione lavorativa non aiutava a sentirmi serena: vivere in perenne precariato, facendosi i conti in tasca per qualunque spesa, anche la più piccola, non è un bel vivere, si sa. Soprattutto se hai sempre vissuto contando su uno stipendio, se sei sulla soglia dei cinquant’anni e se chi ti cerca ti chiede solo di scrivere in cambio di una manciata di dobloni di visibilità.
Dobloni che – ci ho provato – né l’Enel né la Vodafone accettano. E nemmeno i supermercati, i benzinai, manco l’amministratore di condominio. Proprio nessuno, giuro. Incredibile.

Così, quel 12 marzo, mentre ero davanti al nuovo file di Word, mi è caduto l’occhio su una foto che mi ha fatto papà da bambina. E mi è anche caduto l’occhio su Facebook, questa vetrina adulterata dove gli altri si fanno un’idea di noi che può essere lontanissima dalla realtà, dove a volte ciò che vogliamo è sembrare migliori di quel che siamo, a volte proteggerci e non mostrare le rovine alle nostre spalle. Un posto che fagocita tempo e persone, e a volte le trasforma, slatentizzando tratti narcisistici e rovinosi.
Poi ho sorriso per l’ennesima posizione assurda che Brodo, il mio gatto, prende quando dorme accanto al mio computer e ho cominciato a scrivere.
Pochi giorni prima, mia madre mi aveva detto “Be’, mica devi solo scrivere storie allegre! Perché non racconti come ti senti in questo momento?”. Le avevo risposto che non aveva senso ma, come spesso accade, aveva ragione.
Ecco cosa potreste trovare di me in questa storia.

Ma non sono una fotografa, la fotografa vera è Sara Lando, che ho la fortuna di conoscere da molto tempo e che ho tempestato di mail per chiedere se tecnicamente fosse possibile fare questo o quello.

E prima che qualcuno di voi mi chieda un giro di carte, non sono nemmeno una cartomante, né mi sono messa a leggere i tarocchi per pagarmi le bollette. Per questo ho affidato a Francesca Strata il compito di controllare che non avessi scritto troppe fesserie sui tarocchi, per scoprire che in realtà avevo fatto uscire le carte giuste, a prescindere dalle letture fatte. Tu guarda a volte il caso.

Non ho neanche mai passato notti brave a Berlino tra sesso, droga e rock’n’roll.
E spezzare il cuore a Vittoria mi sembrava perfetto: a chi non è successo almeno una volta?

La prima persona a cui ho detto che mi rimettevo a scrivere è stata Alice Basso, che di questo romanzo è stata la levatrice. Alice è stata un sostegno straordinario, che ha letto capitolo dopo capitolo tifando come un ultras.

Dopo soli tre mesi ho mandato il romanzo alla mia agente, Silvia Meucci, che aspettava con pazienza e fiducia.
Dopo un altro mese, mentre pesavo gli zucchini al supermercato, mi ha chiamato
Ricciarda Barbieri, la mia editor in Feltrinelli, e ha detto: “Vittoria!”
Se qualcuno, quel giorno, ha visto una tipa che piangeva abbracciata a un sacco di sabbia per gatti alla lavanda, non ero assolutamente io, vi siete sbagliati.

Chi aspettava e ha brindato con me sono state le mie persone di fiducia a cui avevo dato il libro da leggere (Alice, l’ho detto, Sara, detta anche Unlettore, Francesca per i tarocchi, Riccardo Rodolfi e Isabella Bianchi -sì, è la White e sì, è Alice: perché sforzarmi di inventarla, lei, se l’avevo a portata di mano?) e le persone che mi avevano dato la spinta che mi mancava, i miei giganti, insomma.

Ma c’è qualcun altro che, nelle stanze di un forum, ha seguito, tifato e partecipato alla nascita e poi al percorso di Vittoria: i miei Scrittori Pigri.
Quello che mi ritorna dai laboratori online di scrittura che tengo ogni anno è immenso: nel Gruppo di Supporto Scrittori Pigri si creano legami profondi, nascono amicizie, ogni volta mi ritrovo con una quarantina di persone che vivono in ogni parte dell’Italia, che partecipano con i nickname più bizzarri e con cui passo mesi di lavoro incessante ma anche di risate, confidenze, sfoghi, sostegno.
“Sto inventando personaggi che vanno a farsi leggere i tarocchi” gli ho detto un giorno, e loro si sono scatenati. Non so se poi ho usato qualcuno degli spunti avuti, erano tantissimi e io rielaborato, limato, tagliato, però so che nella carrellata di quelli a cui Vittoria apre la porta e legge le carte, ci sono anche pezzi dei miei Scrittori Pigri.

Ecco, io, tutte le persone che ho nominato fin qui, le ringrazio. Perché dietro un libro non c’è mai solo l’autore, c’è una squadra. Compresa quella di Feltrinelli, straordinaria, a cominciare da Giovanna Salvia, la redattrice che mi ha fatto le pulci: era esattamente quello che volevo. E se nell’editing di Qualcosa di vero avevo scoperto di far sorridere chiunque, nell’editing di Vittoria ho scoperto d’aver fatto inclinare la testa un po’ a tutti. Grazie a Giovanna si sono salvate un bel po’ di cervicali ma ora sono curiosa: chissà quale sarà il gioca jouer nei miei prossimi libri!

Siete arrivati fin qui?
Be’, allora grazie anche a voi.

It’s a long way to the top (if you wanna rock n roll)

Un romanzo, una volta scritto, lo si cova.
C’è una cova lunga, a volte anche di un anno, durante la quale succedono moltissime cose dentro il guscio che protegge il libro.
E vige un dictat preciso: non si dice niente finché non si può dire qualcosa.
Che sembra facile, ma col cavolo.

Ho iniziato a scrivere Vittoria il 12 marzo 2017, l’ho consegnato alla mia agente a giugno 2017, poi alla mia editor in Feltrinelli il mese dopo, è piaciuto, è stato inserito nella programmazione editoriale, ho firmato il contratto, l’ho riletto, ho fatto un po’ di modifiche com’è normale fare e siamo già arrivati all’autunno inoltrato senza che io potessi dire niente (giusto un post sui social per dire del contratto firmato, poi zitti tutti di nuovo).
È stato definito il titolo (sono felice che sia rimasto quello che avevo dato io), la scheda di presentazione agli addetti ai lavori, il copertinario per i librai, la prima versione della copertina e siamo arrivati a gennaio 2018 sempre nel silenzio della cova. Leggi il resto →

Stamattina e domattina succede qualcosa di molto bello e molto divertente in dodici librerie Feltrinelli: alcune classi di istituti superiori si sfidano su due libri.

Contemporaneamente, in dodici città italiane (le so tutte: Bari, Bologna, Catania, Firenze, Genova, Lecce, Milano, Napoli, Palermo, Roma, Torino e Verona) si terrà il primo turno del torneo di lettura nazionale “Fuori-Classe. Sfida per i libri” organizzato da Prima Effe, la squadra di Feltrinelli che si dedica alle scuole (perché dai, sono una squadra anche loro. E fanno cose interessantissime).

A Genova, hanno accettato la sfida il Liceo Classico Colombo e l’Istituto Superiore Montale.
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Tra pochi giorni esce “Genova d’autore” per Morellini Editore.

Abbiamo partecipato in undici, ognuno di noi ha scritto un racconto legato a una zona di Genova, qualcuno ci è nato, altri no, qualcuno ci vive, altri no, qualcuno è già uno scrittore professionista, altri no. Che è anche una bella occasione per tenere la mano a chi ha voglia di farsi conoscere attraverso la propria scrittura.

Insieme, abbiamo raccontato Genova. Insieme, incontreremo il pubblico qua e là.

Si comincia venerdì 13 ottobre alla Feltrinelli di Genova, alle 18.00.
Sarà la prima presentazione, se siete genovesi venite in tanti, noi ci saremo quasi tutti.

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