• Ormai il tempo era rapido e vorace, troppo per lei, ed era quasi inevitabile accettare i compromessi delle cose facili, come un brodo di dado.

    Buona Fortuna

Tra pochi giorni esce “Genova d’autore” per Morellini Editore.

Abbiamo partecipato in undici, ognuno di noi ha scritto un racconto legato a una zona di Genova, qualcuno ci è nato, altri no, qualcuno ci vive, altri no, qualcuno è già uno scrittore professionista, altri no. Che è anche una bella occasione per tenere la mano a chi ha voglia di farsi conoscere attraverso la propria scrittura.

Insieme, abbiamo raccontato Genova. Insieme, incontreremo il pubblico qua e là.

Si comincia venerdì 13 ottobre alla Feltrinelli di Genova, alle 18.00.
Sarà la prima presentazione, se siete genovesi venite in tanti, noi ci saremo quasi tutti.

Ci si rivede a Genova sabato 21 ottobre, alle 13.00, a Palazzo Ducale – Sala Liguria, per BookPride.

Poi c’è Savona, giovedì 9 novembre alle 18.30 al Feltrinelli Point.

E di nuovo Genova, mercoledì 15 novembre per il Festival Penne Rosa (orario e luogo da definirsi).

Io ho deciso di raccontare l’alluvione del 2014.
Ma per farlo sono partita da una bella giornata di sole su una spiaggia di Quinto, quando faceva così caldo da godersi ancora il mare come d’estate.
A raccontarlo, forse qualcuno la riconoscerà, è Margot di Buona fortuna.

Il mio racconto comincia così.

NOI ERAVAMO QUELLI CHE

La spiaggia libera di Quinto pullula di anziani tonici, agguerriti e arrostiti dal sole. Arrivano la mattina presto con teli da mare, ombrelloni e mille cose da raccontare, occupano le loro postazioni preferite, scelte in anni e anni di vita in battigia, e si piazzano lì, da soli o in gruppo. Nella maggior parte dei casi, a dire il vero, da soli e in gruppo: ognun per sé ma al confine con gli altri in modo da poter scambiare agevolmente considerazioni variegate sul mondo senza rinunciare al proprio spazio vitale.
In bilico tra la terza e la quarta età, non hanno paura del silenzio né di aggirarsi in costume da bagno e passano lunghe mezz’ore stagliati sulla battigia, mani sui fianchi e sguardo attento, a osservare le attività delle generazioni inferiori, redarguendole ogni volta che lo ritengono necessario, con una tolleranza di gran lunga più ampia di quella che mostrano in giro per Genova nel resto del tempo che non passano al mare.
I ragazzi possono anche fare un po’ di casino, sui ciottoli appuntiti delle ostiche rive genovesi, purché la palla non vada addosso a donne incinte, bambini piccoli o thermos di caffè. I neofiti del gommone devono tenere il motore spento finché non sono oltre la boa, che non si tiene il motore acceso dove la gente fa il bagno. Nessuno, di qualunque età, sesso o stazza, deve tuffarsi tra le onde quando c’è mare.

Sono in fondo poche e sagge regole che loro si assicurano vengano osservate.
È davvero un brutto momento quando un anziano da spiaggia non viene rispettato o, peggio, viene ignorato o preso in giro. Un bruttissimo momento.
Nessuno ha mai mantenuto lo sguardo alto di fronte alla squadra di anziani da spiaggia che si alzano dai loro teli colorati e si uniscono contro il nemico comune.

Tutto questo, a conoscenza di chiunque abbia frequentato le spiagge libere genovesi, è stata l’ultima epifania di Giovanna quando, l’altro giorno, il nipotino a cui lei, zia meteora, non sa dire di no, l’ha trascinata al mare.
Benché io non lavori più da mesi nella redazione di un quotidiano locale, e lei non sia più la mia caporedattrice stakanovista con l’ossessione per la notizia, resta colei che ha salvato la mia attuale unica fonte di guadagno: Vita&Caruggi, la rubrica che mi copre l’affitto.
Giovanna considera Vita&Caruggi una nostra missione comune e un suo personale successo: nata all’inizio di quest’anno come esperimento bisettimanale, in poco tempo ha raggiunto una tale popolarità da diventare quotidiana, di fatto imprigionandomi in una costante ricerca di spunti sulla vita e le persone di Genova, spesso all’inseguimento dei suggerimenti di cui quella donna non mi priva mai.

Per questo sono sdraiata sulla spiaggia di Quinto, in un sabato pomeriggio di ottobre – un ottobre straordinariamente caldo – strategicamente accanto a un gruppuscolo di pensionati di genere misto: prendo appunti.


(continua su “Genova d’autore“, Morellini Editore, ottobre 2017)

Quando Giovanni del Bicicletterario mi ha chiesto se poteva farmi un’intervista non mi ha detto che aveva preparato venticinque domande, che neanche a un concorso pubblico.

Molte domande che non mi ha mai fatto nessuno tra l’altro, è stato divertente andare a fare carotaggi nei ricordi per rispondere.

Se siete curiosi come Giovanni, trovate tutta l’intervista qui.

E se amate pedalare e scrivere, partecipate al prossimo concorso letterario dedicato alla bicicletta, è un Premio pieno di entusiasmo.

 

In questo periodo sono così presa dalla partenza del prossimo laboratorio degli Scrittori Pigri che stavo scordando di aggiornare il blog per dare un annuncio piuttosto importante: tornerò presto in libreria.

Un paio di giorni fa ho firmato il contratto con Feltrinelli per il mio quinto libro e non avete idea di quanto ne sia felice.
Restare con la casa editrice con cui è uscito “Qualcosa di vero”, lavorare ancora insieme a tutti loro, ritrovare quei sorrisi, quell’entusiasmo, quella voglia di fare e quel senso di squadra che ho trovato in Feltrinelli, è sentirmi a casa, in famiglia.

Lo devo alla mia agente, Silvia Meucci, più che una donna un caterpillar che continua a credere in me e a supportarmi senza sosta.

La mia nuova protagonista si chiama Vittoria e non posso dirvi altro, per adesso.
Quest’autunno si deciderà la data di pubblicazione, un’idea c’è ma anche lì il riserbo è totale, così come sul titolo del romanzo.
Insomma, non chiedetemi niente perché quel che potevo dire è tutto qui, e anche se avrei una gran voglia di raccontarvi molto di più ci sono delle regole da rispettare.

Per adesso brindate con me.
A #Vittoria.

 

Insegnanti e studenti: potete adottarmi!

Feltrinelli mi ha inserita nel suo progetto per la scuola, questo significa che insegnanti o studenti di scuole medie e medie superiori possono adottare “Qualcosa di vero” come libro di lettura e gettonarmi come si faceva coi juke box: cliccate su “Richiedici l’autore”, scrivete a Feltrinelli qualcosa del tipo “Mandateci Barbara! Vogliamo lei! La adottiamo!” e il prossimo anno scolastico io potrei comparire nelle vostre scuole e incontrare i ragazzi per chiacchierare del romanzo e in generale di scrittura.
C’è anche una bella scheda con domande e suggerimenti di riflessione su cui lavorare.

Librai che mi volete ma con cui non siamo riusciti a organizzarci: se conoscete insegnanti e studenti della vostra zona che mi vogliono adottare, potrebbe essere anche l’occasione per venire nella vostra libreria, oltre che nella scuola.

A me ‘sta cosa sembra bellissima, ci fossero stati progetti del genere ai miei tempi avrei stressato tutti gli insegnanti per adottare un sacco di autori che amavo. Quelli ancora vivi.

Se siete interessati scrivete a scuola@feltrinelli.it

libriamoci2016Anche quest’anno ho accettato l’invito del Ministero per i Beni Culturali e ho aderito al progetto Libriamoci a scuola.
È un bellissimo progetto: si liberano decine di scrittori e li si lanciano nelle scuole di tutto il territorio nazionale. Nelle scuole, gli scrittori leggono libri ad alta voce agli studenti.
I libri da leggere possono essere di qualunque tipo, lo scrittore propone, le scuole scelgono e accettano.

Io mi sono resa disponibile per due incontri: Leggi il resto →

Milano 1 ott 2016Maria Cristina Codecasa Conti, che insieme a Floriana Mantovani sta organizzando il mio prossimo laboratorio di scrittura ironica (a Milano, sabato 1 ottobre), ha voluto intervistarmi per un suo progetto, Women to learn from.

Come sempre, sono stata sincera.
Se siete curiosi di sapere che lavori ho fatto, quanto contino per me necessità, occasioni e vocazione, da chi ho imparato e imparo, quali strumenti siano per me irrinunciabili, quanto casino ci sia sulla mia scrivania, se i miei allievi mi vogliono bene (mi volete bene, vero?), se mi concedo di sbagliare ogni tanto, quanto tengo alle opinioni degli altri, come viva la mia creatività e quali siano gli ostacoli che mi piazza sul percorso, cosa ne penso della distinzione di genere (uh, quanto mi ribolle il sangue ogni volta che se ne parla!), quanta distanza è meglio mettere, secondo me, in ciò che si scrive e vari consigli sparsi, ecco qui tutta l’intervista.

FullSizeRender (5)Vivo da più di quarant’anni nel mio quartiere e ancora non so il nome delle cassiere del supermercato sotto casa, né quello della panettiera, figurarsi quelli dei dipendenti dell’ufficio postale. Eppure son tutte persone gradevolissime. Un sorriso, un pagamento, un buongiorno e via. Un equilibrio che si regge da decenni, senza mai barcollare.

Io, lo ammetto, ho alcuni problemi: sono miope, sono distratta, non sono fisionomista e ho la memoria di un pesce rosso. Anziano. Quando cammino per strada, penso a mille cose contemporaneamente, e potrei non riconoscere mia cugina. Quindi, se mi togliete una persona dal contesto abituale, mi rimane solo l’impressione di averla già vista da qualche parte, ma chissà dove. Anche se è stata una mia collega per dieci anni.

E poi sono timida. Chi mi conosce non ci crede, ma chi mi conosce bene, lo sa. Non parlo con nessuno perché ho paura di disturbare.

Ma l’estate scorsa è arrivata Freccia.

E siccome questo è un racconto che ho scritto per LiguriTutti, un progetto di Marco Preve e Ferruccio Sansa, potete continuare a leggerlo qui.

Schermata 2016-04-05 alle 18.51.28Sono stata contattata da Buster, un’agenzia di servizi editoriali creata da alcuni professionisti attivi da anni, a vario titolo, nel mondo dell’editoria e del commercio librario.

Mi hanno chiesto se potevo rispondere a una loro intervista riguardo la mia esperienza con la pubblicazione dei miei libri, soprattutto con l’editing, e hanno anche voluto sapere la mia opinione sull’auto-pubblicazione.
Lì per lì ho avuto un po’ di scrupoli: loro sono persone serie e professionali, ma offrono anche un servizio di auto-pubblicazione e io, sull’auto-pubblicazione, arriccio sempre il naso.
“Guardate che non ne parlerò benissimo, io la sconsiglio sempre ai miei Scrittori Pigri e agli allievi dei miei laboratori di scrittura” gli ho risposto. “Siete sicuri di voler pubblicare la mia opinione a riguardo?”.
Erano sicurissimi, perché, mi hanno detto, la pensiamo in modo molto simile e per questo loro hanno deciso di creare Buster (e salvare un po’ di esordienti dall’Editoria a pagamento, oltre che dalle brutte figure con libri raffazzonati e di tristanzuola presentazione).

Cosa facciano i tipi di Buster ve lo lascio scoprire da soli, e vi lascio scoprire da soli cosa ho risposto quando mi hanno chiesto come sono arrivata alla mia prima pubblicazione, che differenze ci sono state tra il primo manoscritto e l’edizione stampata, la mia esperienza con l’editing, quanto partecipo alla costruzione del mio libro (a prescindere dal testo, ovviamente), cosa ne penso del self-publishing e quali consigli do agli esordienti in cerca di pubblicazione. Trovate tutte le mie risposte qui.

Vi anticipo che mi sono divertita con le mie solite analogie.

GrimmMercoledì 28 ottobre sono andata alla Scuola Elementare “Richeri” di Genova per leggere fiabe ai bambini. Le fiabe vere.
L’incontro faceva parte del progetto ministeriale “Libriamoci a scuola”: una settimana dedicata alla lettura di libri nelle scuole di ogni genere. Un progetto al quale ho aderito subito, offrendomi di leggere le fiabe vere nelle elementari.
Mi ha scelta la Richeri e quando mi ha telefonato la Maestra responsabile del progetto ho tenuto a precisare “Guardi che io leggo le versioni originali dei Fratelli Grimm, eh”.
“Sì, sì, certo” mi ha risposto serena.
“Sono quelle senza zuccherini, siete sicuri?”
Erano sicuri.

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criceto-ruotaUna sola settimana di vacanza, una sola settimana in questa rovente e sudaticcia estate, e tutto il resto a correre sulla ruota come un criceto indefesso.
Voi non lo vedevate, ma io lavoravo. Nell’ombra, sì, ma non c’era fresco neanche lì.

Intanto vi regalo una piccola e volutamente incompleta anticipazione: ho scritto un racconto che verrà pubblicato in un’antologia di storie di gatti. Sarò in compagnia di Scrittoroni oni oni.
Uscirà a novembre, a tempo debito vi svelerò titolo e casa editrice. Roba bella, roba forte.
Potrebbe essere il regalo di Natale perfetto, dopo Qualcosa di vero.

Ho anche messo a calendario due laboratori di scrittura. Leggi il resto →