Una mia amica mi ha appena mandato questa poesia. Sono parole, mi dice, che ogni tanto sente la necessità di rileggere. La fanno stare meglio e ha voluto condividerle con me.
Già solo questo gesto, questo pensiero, è bello nella sua essenza.
Detto ciò…
Sono versi famosi, che da anni gironzolano nella Rete per andare a consolare animi sconsolati (tra l’altro vengono attribuiti erroneamente a Neruda il quale è arrivato persino a mandare un comunicato stampa per dirci di smetterla. Anche lui, lo capisco, ha passato la vita a scrivere poesie e nella rete viene celebrato con una che non è sua…).
Certo, se ci fate caso, questi versi solitamente vengono mandati a quelle persone che l’anima sul tavolo l’avevano messa, che in qualche modo, ci avevano creduto, qualunque fosse l’argomento. Quindi verrebbe anche un po’ da rispondere male.
Perchè se già uno quelle cose, bene o male, le fa e ne paga ogni volta conseguenze amare, e qualcuno spunta bel bello per dirgli Eh però chi non ha il coraggio di fare come te, lentamente muore…ecco, come dire, esiste un’esclamazione che stia a metà strada da E chi se ne frega e Ma vaffanculo?

Con questo, sperando di non avervi rovinato il momento dolciastro dell’autoindulgenza romantico con la mia vena un filo dissacratoria, vi copincollo questa comunque bella poesia ricordando che, in ogni caso, per morire lentamente basta nascere. Il resto è vita.

Lentamente muore
Lentamente muore chi diventa schiavo dell’abitudine, ripetendo ogni giorno gli stessi percorsi, chi non cambia la marca, il colore dei vestiti, chi non parla a chi non conosce.
Muore lentamente chi evita una passione, chi preferisce il nero su bianco e i puntini sulle “i” piuttosto che un insieme di emozioni, proprio quelle che fanno brillare gli occhi, quelle che fanno di uno sbadiglio un sorriso, quelle che fanno battere il cuore davanti all’errore e ai sentimenti.
Lentamente muore chi non capovolge il tavolo, chi è infelice sul lavoro, chi non rischia la certezza per l’incertezza, per inseguire un sogno, chi non si permette almeno una volta nella vita di fuggire ai consigli sensati.
Lentamente muore chi non viaggia, chi non legge, chi non ascolta musica, chi non trova grazia in se stesso.
Muore lentamente chi distrugge l’amor proprio, chi non si lascia aiutare; chi passa i giorni a lamentarsi della propria sfortuna o della pioggia incessante.
Lentamente muore chi abbandona un progetto prima di iniziarlo,chi non fa domande sugli argomenti che non conosce, chi non risponde quando gli chiedono qualcosa che conosce.
Evitiamo la morte a piccole dosi, ricordando sempre che essere vivo richiede uno sforzo di gran lunga maggiore del semplice fatto di respirare.
Soltanto l’ardente pazienza porterà al raggiungimento di una spendida felicità.

(di Pablo Neruda – di Martha Medeiros, brasiliana di Porto Alegre, pubblicitaria e cronista per Zero Hora)

E per la serie chi l’ha detto prima e chi l’ha detto meglio (passibile di ampliamenti a vostra discrezione) vi saluto con una manciata di citazioni:

Il primo sintomo della morte é la nascita.
(S.J. Lec)

Noi moriamo soltanto quando non riusciamo a mettere radice in altri.
(L. Tolstoi)

La vita è breve: evitiamo, dunque, programmi troppo estesi: ogni giorno, ogni ora ci mostra la nostra nullità e ricorda a noi smemorati, con qualche nuovo argomento, la nostra fragile natura. Allora noi, che facciamo programmi come se la nostra vita fosse eterna, siamo costretti a pensare alla morte. Si volge, infatti, ad attendere il futuro solo chi non sa vivere il presente.
(Seneca, da “L’arte di vivere”)

Sappiamo ciò che siamo, ma non sappiamo ciò che potremmo essere.
(Shakespeare, Ofelia: atto IV, scena V. Per la cronaca, Ofelia, si suicida poco dopo)

Quindi opterei per un più concreto Johann Wolfgang Göethe:
Qualunque cosa tu possa fare, qualunque sogno tu possa sognare, comincia. L’audacia reca in se genialità, magia e forza. Comincia ora.