Mancano due settimane alla fine del GSSP sul romanzo e gli Scrittori Pigri hanno ricevuto in questi giorni le note di editing che io e Alice Basso abbiamo fatto ai loro primi capitoli.

E hanno scoperto cosa significa far leggere il proprio testo a qualcuno che, professionalmente, te lo smonta e ti mostra cosa non funziona.

I problemi principali sono stati:

Il grande classico: la mancanza di un buon equilibrio tra mostrare e spiegare
Spiegazioni, preamboli, introduzioni, frasi didascaliche. È normale, quando si comincia, avere la tendenza a dire, a spiegare, e la poca capacità di far vedere, far agire, mostrare.
Spesso, anzi, la difficoltà è proprio nel capire dove si sta spiegando e non si sta mostrando.

Un tripudio di aggettivi. 
A proposito di spiegare e non mostrare: gli aggettivi non sono il male, lo è chi ne usa troppi.
Alcuni hanno anche una passione per la doppia aggettivazione col rischio “effetto tema di quinta elementare” ed eccesso di zelo descrittivo.
Mostrate le reazioni e le espressioni anziché ricorrere ad aggettivi, è molto più efficace, fidatevi.

Cliché: frasi fatte, espressioni trite, concetti consumati.
Giusto per dare un’idea sintetica di esempi estratti a caso: c’è chi ha rischiato di cadere dalla sedia per la sorpresa, chi ha preso a darsi pizzicotti per assicurarsi di essere sveglio, chi si è proiettato un film mentale, chi è arrivato puntuale come la morte, qualcuno aveva le labbra carnose, il viso ambrato e la mascella importante (almeno non era volitiva), qualcun altro era al giro di boa (e non stava nuotando), ma è arrivato vivo per miracolo dopo una corsa contro il tempo (in alcuni casi disperata, va da sé), davanti a chi, senza batter ciglioproferire parola, aveva uno sguardo e un ghigno che gli conferivano un’aura di mistero.
Già sentite? Dai, davvero?

Rincorsa alla suggestione o frasi contorte
Ci sono state espressioni che hanno sfidato la nostra immaginazione.
Se un’espressione “vi suona benissimo, sembra quasi poetica” fatela leggere a qualcuno di pragmatico e poco indulgente perché potreste scoprire che quella frase non ha alcun senso o che dice qualcosa di molto diverso da ciò che intendevate voi. Non scorderò mai un’inferma con “gli occhi attaccati al soffitto”, e non era nemmeno Halloween.

Gestione dei flashback
Se tenete tantissimo a un andirivieni tra presente e passato assicuratevi
1) che la concordanza dei tempi verbali sia impeccabile
2) di scongiurare l’effetto mal di mare a cui rischiate di sottoporre il lettore in un eccesso di rimbalzi cronologici.

Ripetizioni
Capitano a tutti, con l’esperienza si riduce molto perché ci si fa l’occhio, ma qualcosa scappa sempre. Ci sono parole che usiamo senza accorgercene, come: quel/quello/quella; altro/altra; le varie forme dei verbi pensare, guardare, essere, fare, dire.

Poca chiarezza, ambiguità, eccesso di incoerenza
Reazioni esagerate o repentine dei personaggi che suonano innaturali, incoerenti, poco verosimili; la mancanza di passaggi necessari per capire meglio la scena; errori sullo scorrere del tempo di alcuni punti; personaggi che cambiano di colpo registro; dinamiche contorte che distraggono dalla scena o bloccate nella lettura fino a decifrazione ultimata.

Ridondanza di dettagli storici, culturali, artistici che esulano dalla storia raccontata: l’effetto Superquark
Va benissimo inserire dettagli colti in un testo di narrativa, anzi, lo arricchisce, ma bisogna:
1) assicurarsi che possa coglierli pure il lettore medio, che non deve sentirsi tagliato fuori da una spocchia accademica, ma coinvolto nella scoperta di aneddoti interessanti;
2) armonizzarli col testo senza esagerare per evitare l’effetto Superquark e concentrarsi di più nel raccontare ciò che accade privilegiando la naturalezza e la fluidità della narrazione.

I dialoghi
Il lettore deve percepire i personaggi come persone vere, i loro dialoghi, quindi, devono essere naturali (ma essenziali) e avere senso nei contesti in cui avvengono.
Meglio anche evitare di ripetere a cadenza regolare sinonimi di “dice” come “continua”, “prosegue”, “va avanti”, “racconta”, “pronuncia”… Sanno di forzato, di artificiale.
Se un personaggio parla a lungo e sentite il bisogno di spezzare, fategli fare qualcosa.
E per favore, state attenti all’attribuzione del soggetto sintattico. Chi parla? Dobbiamo capirlo non solo per deduzione ma anche per la corretta sintassi.

Scelta del narratore
Decidere il narratore con cui scrivere un romanzo è una delle scelte più ardue e alcuni questa scelta l’hanno fatta per modo di dire, affollando la loro storia di narratori diversi. Che già gestirne uno chiede una certa padronanza, figurarsi gestirne due, o persino tre.
Un consiglio, partite dalle basi: o la terza persona o la prima persona. Ma una sola di queste due. Giocherete poi a usarle entrambe e pure nelle loro diverse declinazioni quando sarete diventati bravissimi ma proprio bravissimi (e a quel punto non avrete bisogno di chiamare a raccolta tutti i tipi di narratori possibili).

Infine
Non ripetete gli stessi concetti
Il lettore è in grado di capire alla prima, se gli avete dato l’indizio giusto. Non trattatelo come se fosse duro di comprendonio, se anche lo fosse non è carino farglielo notare.

E se non vi sentite forti nella punteggiatura (ehm…) fate questo utilissimo esercizio: fatevi dettare una pagina di un romanzo da qualcuno molto bravo a leggere oppure, se non avete questo qualcuno a disposizione, ascoltate un audiolibro di un romanzo di cui avete anche il cartaceo e usatelo come un dettato.
Poi controllate di aver azzeccato tutto: se un testo è letto bene, rispettando i codici dettati dalla punteggiatura, voi dovreste saperla interpretare.
Se non ci riuscite, rifate. E rifate. E rifate. È così che l’abbiamo imparata alle elementari.

Inutile dirvi di leggere molta narrativa e di quella scritta bene.
Se non avete un forte bagaglio di letture sulle spalle e nella testa, mi dispiace ma nella vostra scrittura si vede e si sente.

Insomma, poveri Scrittori Pigri, il “sacro fuoco” della scrittura si è rivelato una fiammella delicata posta sotto un alambicco pieno di liquido magmatico da far girare in una lunga e articolata serie di ampolle per distillare una storia che funziona.

Meno male che c’è il GSSP 

#GruppodiSupportoScrittoriPigri

Si ricomincia il 21 gennaio con l’ottava edizione.