Stavo curiosando su internet alla ricerca di notizie su come se la cavava il mondo nel 1300, quando dalle nostri parti un certo Dante Alighieri scriveva un caposaldo della letteratura italiana e mondiale.

Contemporaneamente, in diversi altri continenti, erano ai gonnellini di foglie e alle capanne fatte a mano con l’argilla, alla caccia con le lance, ai graffiti sulle pietre, al piercing con bastoncini di legno nel naso e, in alcuni casi, ai sacrifici umani per propiziarsi un meteo favorevole o vittorie sparse.

Noi, che vivevamo in epoche buie fatte di razzismo, discriminazioni e odio per i diversi, davamo vita alla lingua italiana e a opere eterne.

Non so, onestamente -e lo dico da donna, quindi da essere che all’epoca era inferiore e di proprietà maschile- non credo che farei a cambio tra la nostra casella evolutiva e quella di molti altri.

Ecco, forse è questo che farei notare all’implacabile Gherush92, che non è il nickname di un blogger ma un’organizzazione di ricercatori e professionisti con cui si consulta il Consiglio Economico e Sociale delle Nazioni Unite riguardo progetti di educazione allo sviluppo, diritti umani, risoluzione dei conflitti, e che ritiene che la Divina Commedia vada tolta dai programmi scolastici perchè antisemita, razzista, islamofobica, omofobica e perchè, in sostanza, se ne fotte dei diritti umani.

Se quelle integerrime persone hanno sulle spalle secoli di cultura, lo devono anche a Dante, che gli piaccia o meno. E se siamo riusciti a evolverci fino a stilare una Carta dei Diritti Umani, è anche grazie a ciò che siamo stati e abbiamo fatto nel 13oo, nel 1400, nel 1500 e via dicendo.

Avrei più fiducia nei bambini e nei ragazzi e tenderei a condannare qualsiasi tipo di censura, dalla più ottusa alla più (sedicente) illuminata.

Il lavoro a maglia lo vogliono proprio escludere a priori?