Non vi dico quanti libri ho letto quest’anno, mi vergogno.
Quando scrivo leggo poco, ma anche quando mi lascio divorare il tempo dai socialnet, per dire. O dai serial, che almeno son più dignitosi del cazzeggio su internet.
Comunque, in questo denso 2013, sono incappata in alcuni libri che vale la pena leggere. O almeno sapere che ci sono, memorizzarli, metterli in una wish list o anche regalarli.

Non sono necessariamente usciti quest’anno, semplicemente io li ho letti quest’anno. E non ho letto solo questi, ma ho voluto fare una piccola selezione di autori stranieri, per esempio i Pulitzer.

MiddlesexMiddlesex di Jeffrey Eugenides
Un secolo di storia, dal massacro di Smirne dei primi del ‘900 all’America dei giorni nostri, attraverso un’anomalia genetica chiamata Calliope Stephanides, poi Cal. Non a caso un Pulitzer, meritatissimo. Tra i libri che amo regalare.

Il tempo è un bastardo

Il tempo è un bastardo di Jennifer Egan
Non so se avete mai visto quei filmati nei quali si vede nascere un quadro o un disegno. Non capisci subito cosa ne verrà fuori, vedi dare la base, vedi i primi tratteggi, ancora indistinguibili, vedi le pennellate di colore, poi cominci a riconoscere il profilo di qualcosa, poi un altro e poi di colpo esce l’immagine finale che unisce tutto e forma un pezzo unico. E resti per un attimo incantato ripensando a quei segni e a quelle tracce di colore che ti parevano indistinte e che ora sono chiarissime.
Ecco, la Egan, in questo libro, fa così: unisce i puntini, chiude i cerchi e ti racconta passati e futuri fino a mettere la cornice finale attorno a un meritato Pulitzer.
Ogni pagina mi ha fatto pensare a quanto avrei voluto pensarci io. Non con invidia o presunzione, ma con sincera ammirazione e riconoscimento del suo talento di scrittrice.

Le fantastiche avventure di Kavalier e ClayLe fantastiche avventure di Kavalier e Clay di Michael Chabon
Leggetelo se amate la storia dei fumetti oppure leggetelo se amate la storia dell’ultimo secolo, tra Europa e Stati Uniti d’America, oppure, ancora, leggetelo se amate capire perché alcuni libri vincono il Pulitzer. La storia e i personaggi compensano egregiamente stile e ritmo a tratti meno travolgenti e meritano a buon titolo quel premio.

il seggio vacanteIl seggio vacante di J.K. Rowling
Siamo un domino e nessuno di noi è immune dalla responsabilità di ciò che succede agli altri, questo a Pagford, Inghilterra, giorni nostri, come in tutto il resto del mondo, in qualunque tempo.
Un senso etico mai sbandierato che s’infonde pagina dopo pagina in una storia collettiva, dove la Rowling dà prova della sua grandiosa capacità empatica, definendo i personaggi con maestria, dagli adolescenti -di cui, sappiamo, è sempre stata una straordinaria portavoce- agli adulti, tutti immensamente umani nella loro assenza di perfezione.
La necessità di una costruzione minuziosa della storia ha forse imposto un’eccessiva lunghezza e un ritmo rilassato, ma le ultime cento pagine compensano l’andatura di crociera delle precedenti.
Preparatevi a pensare, a sentirvi in colpa, a riflettere, a sorridere, a provare ripugnanza, a condannare l’indifferenza, a riconoscere le vostre imperfezioni e a scegliere chi e cosa essere.

False veritàFalse verità di Matt Ruff
Lo consiglio perché è un buon libro, benché non raggiunga i picchi de “La casa delle anime” e di “Acqua, luce, gas – Trilogia dei lavori pubblici”. Ho apprezzato soprattutto la capacità di rendere -irritando ma volutamente- il senso di sbagliato e disgustoso della Fede (qualunque essa sia) quando è ottusa e cieca, e soprattutto dell’ingerenza religiosa nei governi, nella politica, nella vita quotidiana dei cittadini e nel semplice riconoscimento dei diritti civili: in nessun mondo l’alibi di Dio fa davvero perseguire il Bene. A sfavore, mi ha ricordato troppo il serial tv Fringe e mi ha lasciato la sensazione di non essere riuscito a districarsi del tutto dal complicato garbuglio creato. Si va bene in discesa, con soddisfazione, nelle ultime venti pagine e nel finale.

Gli innamoramentiGli innamoramenti di Javier Marìas
Mi è ostica l’ossessiva descrizione dei pensieri, soprattutto se ridondanti congetture sui pensieri altrui, e -lapidatemi – non penso che si sia al cospetto di un contemporaneo Dostoevskij, ma riconosco a questo autore un senso estetico della narrazione e una raffinatezza di stile notevoli, una lucida esposizione dei meccanismi umani e la capacità di dare piccole pennellate perfette con espressioni che incantano e che ti ritrovi a ripetere a voce alta per sentirne il suono, come “il piovigginare del tempo”.
Un libro, questo, con poca pancia e molta testa. Per alcuni un pregio, per altri un difetto.

Il senso di una fineIl senso di una fine di Julian Barnes
Le seghe mentali di un uomo mediocre che vive con prudenza e non ci arriverà mai. Né è concesso al lettore arrivarci fino in fondo. Riconoscimento al valore ma sospensione del giudizio. Lo consiglio perché chi l’ha letto mi hanno detto Ma dai, è splendido! e io mi sono appagurata nel mio piccolo Sì ok però… E lo consiglio perché, onestamente, è scritto davvero bene.

La pazienza dei bufali sotto la pioggiaLa pazienza dei bufali sotto la pioggia di David M. Thomas
Piccoli veri impudichi estratti di persone.