Amanti di Terry Pratchett, del fantasy comico e delle streghe di Discworld: sono tornate Nonna Wheaterwax, Tata Ogg e Magrat Garlick.
Ma soprattutto è tornato Sir Terence David John Pratchett con una delle sue storie migliori.

Streghe di una notte di mezza estate di Terry Pratchett, Salani Editore.

Erano comparse all’improvviso. Perdita pensò che un secondo prima c’erano delle ombre, un secondo dopo erano lì, in carne e ossa.
“Cos’è tutto questo gesso per terra?” disse Tata Ogg. (…)
“Ehm, è un cerchio magico” disse Perdita “Salve, signora Ogg. Ehm. E’ per tenere lontani gli influssi malefici…”
Nonna Wheaterwax si chinò leggermente in avanti.
“Dimmi cara” disse a Diamanda, “Secondo te sta funzionando?”

Un tempo, se certe persone sapevano dove si trovava un posto del genere, se avevano esperienza di cosa succede quando il qui e il là si aggrovigliano, segnalavano (se sapevano come fare) quel posto con delle pietre particolari. Nella speranza che un buon numero di deficienti lo prendesse come un avvertimento e ne stesse alla larga.

“Non sopporto chi pasticcia con l’occulto” disse Nonna con fermezza. “Quando cominci a pasticciare con l’occulto, poi cominci a credere negli spiriti, e se credi negli spiriti credi anche nei demoni e in men che non si dica ti ritrovi a credere negli dèi. E allora sì che sei nei guai”.
“Ma esistono tutte, quelle cose” disse Tata Ogg.
“Sì, ma crederci non fa bene per niente. Le incoraggia soltanto”.

“Lo so! Ti ho sentito, che non dicevi niente! Non ho mai sentito silenzi più rumorosi da qualcuno che non fosse morto!” (Nonna Wheaterwax a Tata Ogg)

La carrozza attraversava sferragliando anonime pianure. Il territorio tra Ankh-Morpork e le Ramtop era fertile, ben coltivato e noiosissimo. Viaggiare allarga la mente. Quel paesaggio allargava la mente perché il cervello ti usciva dalle orecchie come il porridge. Era il tipo di paesaggio in cui, se vedevi qualcuno in lontananza che raccoglieva cavolfiori, lo guardavi finché era possibile, semplicemente perché non c’era altro con cui occupare gli occhi.

Ponder non disse nulla. Quando sei un tappo di sughero nel flusso della coscienza altrui, non puoi fare altro che galleggiare.

“Lei non ha l’aspetto di un nano” disse, “a parte l’altezza, si capisce”.
“Non ho l’aspetto di un nano a parte l’altezza?”

I maghi veramente stupidi hanno l’aspettativa di vita di un martello di vetro.

“Ma sono streghe. Non mi va di fare domande”.
“Perché no?”
“Potrebbero rispondere”.

Se volete davvero far arrabbiare una strega, fatele un favore che non possa in alcun modo ricambiare. Quell’obbligo le darà più fastidio di una pellicina sul dito.

*L’unità di tempo più breve di tutto il multiverso è il Secondo di New York, che si definisce come il periodo che passa tra l’attimo in cui il semaforo diventa verde e quello in cui il tassista dietro di te suona il clacson.

Ebbe appena il tempo di rimpiangere di averlo notato prima che la Regina attaccasse di nuovo, esplodendo come una supernova nella sua incertezza.

Le streghe di solito sono in grado di capire come stanno le cose, invece di insistere su come dovrebbero essere.

“E’ morta” disse.
“Oh, non farebbe mai una cosa del genere” disse Tata, col tono di una la cui bocca funziona in automatico, perché la mente ha chiuso bottega.