“L’Ara Panic, ovvero la discoteca di quelli che si credevano più ganzi degli altri, irritava il cielo con le sue luci di richiamo per un vasto tratto di lungomare verso la città. D’estate come d’inverno, una lunga fila di disertori della vanga, parcheggiate in divieto carpiato le loro immeritate Mercedes, si assiepavano ai cordoni d’entrata per sottoporsi speranzosi o alteri al vaglio di ulteriori beoti, prezzolati dalla balera al fine di concedere l’ingresso solo ai più fulgidi rappresentanti della razza. All’interno, il volume della musica è tale da rincitrullire del tutto gli astanti che già in media hanno meno neuroni che capelli.” (tratto da “La Briscola in cinque”, capitolo “radice di venticinque”, tra il quattro e il sei)
Io, dopo aver letto questo passaggio, mi sono alzata in piedi e ho applaudito.
Ora sono molto curiosa di leggere gli altri libri di Marco Malvaldi.







uhm… a parte l’apparente leziosità fine a se stessa (ripeto: apparente, il libro andrebbe letto, ma oggi mi va di tranciare commenti arbitrari) di quel radice di venticinque, è un bel pezzo, robusto senza sconfinare nel grezzo, c’e’ niente da dire, ingolosisce un bel po’.
Cosa aspettarsi di diverso dall’Untrice, d’altra parte ?
Il libro merita, è all’altezza di quello stralcio.
Io, dopo aver letto questo passaggio, mi sono alzata in piedi e ho applaudito.
In effetti il mio primo pensiero e’ stato “apoteosi!”
P.S.
“Disertori della vanga” lo faro’ mio a partire da ora.
Ai disertori della vanga ho dedicato un minuto di silenziosa venerazione.
Ti offro il pezzo subito dopo, per far partire la risata.
“I druidi che officiano il rito della selezione si chiamano, in gergo, buttafuori: il Pigi, al secolo Piergiorgio Neri, era uno dei baldi rappresentati della privilegiata casta. Trent’anni anagrafici, abbronzatura intensa, capelli neri con i colpi di sole, torace ipertrofico e depilato che deformava magliette attillatissime con squarci nei punti tattici, sorriso a trentadue denti sottolineato da un pizzetto vezzosamente tinto di viola, il Pigi suscitava nei villeggianti una gamma di reazioni pressochè completa che andavano dall’adorazione tipo totem delle liceali ai rapidi segni di croce della vedova Falaschi”.
Ma i commenti sulla gente da discoteca si esauriscono più o meno qui. Il resto del libro parla d’altro ma con lo stesso stile, la stessa ironia, lo stesso sarcasmo. Chapeau!