Non so spiegarmi per quale ragione, in questi giorni, mi ostino a guardare Parenthood, annoiandomi.

Mi irrita quasi tutto, di questo serial: i personaggi, le situazioni, i dialoghi. Eppure persisto. Sono a metà della seconda stagione, non ho ancora cambiato idea, eppure persisto.
Ad ammiccare in attesa ho Game of Thrones, Rome, The Newsroom, Breaking Bad, Community, Damages, Dexter, Parks and Revolution e persino le ultime tre serie di West Wing.

Ma io, con ottuso accanimento, continuo a provocare me stessa propinandomi questi insopportabili parenti stracolmi di buonismo e di politicamente corretto, che considerano gravissimo rispondere in modo leggermente stizzito e si prostrano in scuse, che discutono sempre civilmente al limite dell’inverosimile, in un programma che sembra più un progetto didattico di educazione civica subliminale che un serial tv.
Le donne, la maggior parte delle donne, diciamo tutte tranne la matriarca e la figlia madre single, sono odiose, ficcanaso, dispotiche, invadenti. Gli uomini sono sprovvisti di midollo spinale e subiscono random da chiunque, salvo ogni tanto notarlo, dispiacersi, ma chiedere scusa se si permettono di esprimere un certo dissenso.
Se la cavicchiano i figli adolescenti, mitraglierei invece i bimbi in età prescolare. Sì, anche quello con la sindrome di Asperger, anche lui, mi spiace, sono senza pietà ma è insopportabile, per quanto sia l’unico ad avere una scusa valida per esserlo.
E in questo pout pourri, trionfa nell’ombra, mai dichiarato ma omnipresente, un egocentrismo capriccioso e intollerabile, che varca tutti i confini comunemente suggeriti per una serena convivenza col resto dell’umanità. Non esistono il concetto di rispetto degli spazi altrui, l’educazione di aspettare che uno termini un incontro di lavoro delicato prima di irrompere con le ciambelle e i propri prioritari problemi personali o un basilare rispetto per le confidenze private. Almeno in Brothers&Sisters i fratelli hanno la capacità di tenere un segreto degna di un colapasta, ma ne sono consapevoli e lo ammettono.

Ho iniziato a guardarlo perchè c’era Lauren Graham e nonostante ci fosse quell’asparago bollito di Peter Krause (che per a me misteriose ragioni ha lavorato con Sorkin in Sports Night ed è anche stato protagonista di uno dei serial più belli, Six Feet Under, e di The Lost Room, mica robette da dilettanti), ma adesso devo farmene una ragione e rinunciare a questo accanimento.
Non sono il target giusto per Parenthood. Prendiamone atto.
Ogni puntata vengo assalita dal desiderio impellente di entrare nella scena, urlare come un’isterica e schiaffeggiare qualcuno di loro con un guanto di carta vetrata. Non va bene, non è sano.