Ma poi siamo scese dalle nostre meravigliose stanze con terrazza privata e vista sul parco e sulla baia di Strugnano e ci siamo ritrovate nel girone infernale delle vacanze low cost dove ti porti il maglione coi fili argentati per sentirti elegante, dove il programma ti annuncia esaltanti serate musicali con gruppi dal nome impronunciabile e la filodiffusione dell’albergo ti anticipa che tutti i maggiori successi internazionali saranno tradotti in lingua autoctona, dove al buffet del ristorante nulla profuma di cibo e dove, se ti bendassero, ti imboccassero e ti chiedessero di distinguere gli scampi ai ferri, i broccoli lessi, la sogliola impanata, il cannellone ripieno, il biscotto di pasta frolla, le carote bollite o il tacchino stufato, bè, non ci riusciresti.

E allora capisci di essere, nuovamente, finita nella versione parallela e sfigata del bar di Star Wars (quello sì che era un posto di classe) senza neanche la consolazione del cibo.
E senza neanche la consolazione dell’area relax, che si rivela essere solo una piscina di acqua salata fredda, elemento di cui noi genovesi siamo abbastanza forniti sotto casa, popolata da creature di varie dimensioni, tutte rumorose in modo inversamente proporzionale. E che non puoi accedervi con le tue rassicuranti ciabatte, sennò si abbassa drasticamente il rischio di prendere qualche fungo ai piedi e allora che gusto c’è.
Se non altro, scopri, c’è una sauna con varie stanze, piccole, con differenti gradazioni di calore e umidità. Ma è a pagamento. Ed è obbligatorio entrare senza costume. Tutti. E quando vedi entrare due enormi settantenni, con quel fisico tipico da fedelissimi all’Oktoberfest, pelosissimi e sudatissimi, con la barba gocciolante e lo sguardo lubrico, ti passa un po’ la voglia di farti un bagno turco.

A quel punto ti arrendi alla condanna di avere nel dna una bacchetta farlocca da rabdomante che ti consegna, puntualmente e ineluttabilmente, alle situazioni più trash che la fantasia dei Dii ha partorito in quel momento, consapevole che sapranno far di peggio, in futuro.
Ma come un magico salvagente interviene, altrettanto puntualmente, quel senso dell’umorismo che condividi con la tua compagna di viaggi e, dopo un primo, lunghissimo momento di disagio e profondo pentimento, alzi le spalle rassegnata e cominci a ridere.
Ed ecco che succede qualcosa, all’improvviso.