Il nostro senso dell’umorismo, benché notevole, va detto, era comunque in netta minoranza di fronte agli ospiti e al cibo dell’albergo, all’area malessere, al barista che, di fronte alla nostra richiesta di qualche stuzzichino insieme al terribile spritz, è scoppiato a ridere come di fronte a una bambina che chiede se la befana non rischia di bruciarsi scendendo dal camino.
L’ironia scorre potente in noi ma a volte non basta.

Sconsolate, la prima sera ci siamo ritirate nelle nostre stanze alle otto e mezza.

Però poi è spuntato il sole e guarda che bella giornata, usciamo di qui, sguinzagliamoci nei dintorni, e si cammina per Portorose e poi fino a Pirano sotto un cielo di primavera, e chissà perché quelle bandiere di plastica nera sui pescherecci, Barca a Pirano 31.12.12secondo me è per tenere lontani i gabbiani, o i pirati, facciamo i gabbiani pirati?, ok, e guarda quanti gatti, son tutti liberi, paciosi e parecchio nutriti, bello, c’è civiltà dove i gatti si aggirano felici, e guarda quel cappotto rosso! è bellissimo, andiamo a provarlo, e nel negozio non c’è nessuno, è orario di chiusura ma il negozio è aperto, però non c’è nessuno, non importa, arriverà, intanto prova questo e questo, aspetta che ti prendo questo, ti sta meglio quello, guarda questo, ma possibile che nessuno arrivi? siamo qui da venti minuti, arriverà, intanto dimmi se mi sta meglio questo o questo, e poi arriva il proprietario che si scusa e si ritrova travolto dalla nostra sfilata e a snocciolare consigli e pareri insieme a noi, ma forse doveva pranzare? non importa, dice divertito, si rimetta quel cappotto bianco e nero, secondo me le stava super, e poi ci facciamo consigliare un ristorante dove mangiare gli scampi alla busara, ma non roba per turisti, ci mandi in un posto dove andate voi di Pirano, e lui ci manda dalla signora Dolores, alla trattoria Fontana, proprio in quella piazzetta che ci era piaciuta tanto, e mangiamo gli scampi alla busara e decido che il cappotto rosso lo voglio anche io, mi piaceva un sacco e costava davvero poco, dai, torniamo dal nostro amico, e lui ci saluta contento di rivederci e ci chiede se può offrirci dello champagne e chi siamo noi per rifiutare dello champagne, ma non lì, in un altro posto, e non capiamo, ma lui chiude il negozio e apre una casa di fronte, una meravigliosa palazzina veneziana del ‘500 che si affaccia casa veneziana Piranosulla piazza principale di Pirano, e ha le chiavi perché ne gestisce la promozione culturale e ci fa entrare direttamente nel ‘500, mostrandoci la camera della signora che ci viveva, i vestiti d’epoca, i mobili originali e la sala dove organizzano cene e il terrazzino, oh, quel terrazzino ad angolo, teatro di una leggenda e di una tradizione locale, ci racconta il nostro fantastico cicerone offrendoci due calici di ottimo champagne e mettendo la musica in sottofondo mentre noi sorseggiamo in quell’incanto, col sole che ci inonda e il mare che ci osserva, e alla fine quest’ultimo dell’anno ci sembra non possa migliorare ma quando, dopo una rilassante passeggiata attraverso colline, tunnel scavati nella roccia, cespugli di rosmarino e timida segnaletica, torniamo in albergo, scopriamo che i due gentiluomini toscani incocciati a colazione, avulsi come noi dall’ambiente circostante e come noi sconfortati dallo stesso, non sono cascamorti a caccia di femmine ma due belle persone, e allora concordiamo di fare gruppo compatto per affrontare insieme il temibile veglioneBottiglia sciampagno e in effetti la giornata migliora grazie alle risate, alle chiacchiere, alla compagnia, alle signore con la felpa con le paillettes e alle ragazze con il coprispalla di peluche, perché a Capodanno ci si veste bene, e alla band che canta un po’ italiano e un po’ sloveno e alla gente che tra l’antipasto e il primo si precipita a ballare Asereje e allo spiedino che non capiamo di cosa sia e chissà quella verdura di che natura era e dai, non aspettiamo la mezzanotte qui, andiamo al casinò di Portorose, e si parte, ricordiamoci tutto, certo, ovvio, sicuro, e arriviamo, lui va a cercar posteggio e lui viene con noi e quando entriamo nella hall Isa fa quella faccia che io so cosa vuol dire quella faccia e la guardo e mi guarda e ride confessando di aver dimenticato i documenti e sono le 23.35 e non la fanno entrare senza il documento, non c’è verso, nessuna soluzione, e lui che ha posteggiato arriva ma gli diciamo di non levarsi neanche il cappotto, che si torna in albergo, ma ridiamo tutti e nessuno se la prende, anche se ci arroghiamo il diritto di prendere in giro Isa per tutto il 2013, e torniamo in albergo ma mancano dieci minuti a mezzanotte e che fai, a quel punto brindiamo in albergo e a quel punto balliamo anche noi, ormai siamo alla deriva del delirio, e il cantante bellicapelli a un certo punto urla che ci siamo, pronti col conto alla rovescia, ma lui non lo è mica tanto, che parte con dieci nove sette cinque quattro ma l’otto? e il sei? ma nessuno sembra accorgersene e forse questo 2013 lo abbiamo cominciato qualche secondo prima, non lo sapremo mai ma in fondo che importa, lo sciampagno dell’albergo è la cosa più cattiva che abbiamo mai bevuto, ma noi ridiamo e alla fine conta quello.