IMG-20130622-01087Dopo un’approfondita analisi degli orari dei treni, delle coincidenze dei treni, dei tragitti dei treni e anche un po’ dei treni, la risposta alla domanda “Come si va a Città di Castello e poi a Osimo?” è apparsa luminosa come un Casinò a Las Vegas: “Si va in macchina“.

Da Genova all’Umbria, passando per la Toscana e un terremoto, è stato quasi inevitabile fermarsi a mangiare qualcosa ad Arezzo e scovare per puro caso, grazie a un posteggio libero esattamente di fronte, l’osteria Porca Vacca, che suggerisco a tutti i carnivori del creato.
Dentro, strepitosa. Ma vista l’estate e l’ora, le cameriere servivano rigorosamente nella piazzetta lì accanto, tra tavolini, ombra delle case e venticello soporifero. Le tagliatelle al ragù più godute dell’anno.

La prima tappa a Città di Castello, raggiunta dopo qualche animata discussione col mio navigatore notoriamente pazzo, è stato l’Hotel Tiferno. Ecco, se dovete andare a Città di Castello e non sapete dove dormire, non abbiate dubbi: questo è un albergo da dove vi dispiacerà andar via.
E finalmente lei, la mia amica, Paola Rondini, che spunta nella hall, mi abbraccia forte con quella gioia di rivederci dopo tanto tempo, mi trascina per le stradine della sua città e mi fa scoprire un negozio di meraviglie dove passiamo il tempo che manca alla presentazione e ne usciamo con sacchi di regali.
La bottega magica non ha un sito, non ha una pagina facebook, non ha nulla di moderno, ha ancora le pareti a cassettoni di legno, le mensole straripanti di cose, il bancone che neanche Disneyland e oggetti di ogni tipo e pensiero che canticchiano richiami distraendoti a ogni respiro. Se passate da corso Vittorio Emanuele cercate Scarscelli. Andate con la lista dei compleanni, vi conviene.

Ma finalmente eccoci alla Libreria Gulliver, dove Cecilia ci aspetta insieme a una pila di libri di chi non può venire alla presentazione ma vuole la dedica sul suo Buona Fortuna, a un tavolino ricoperto di mangiarini locali e a una rosa bianca avvolta in un tulle verde che mi son quasi rammaricata di non essere vestita da sposa. Ho detto quasi.
Alla presentazione abbiamo riso, as usual, chiacchierato di Genova, di tormenti e di numeri del lotto, risposto a domande e letto stralci (mamma, sto cercando di leggere più lentamente, giuro).
Poi a cena con amici, a far due passi per il centro e finalmente a svenire.

Il giorno dopo, la collutazione col navigatore poco convinto dell’esistenza di Osimo è stata tutto sommato breve. Più arduo è stato convincerlo a far tappa a Gubbio per il pranzo ma ne è talmente valsa la pena che persino lui ha capitolato e ha indicato le strade giuste. O almeno quelle meno sbagliate.
Non sto a spiegarvi perché vale la pena andare a Gubbio, ho stima di voi, ma per quanto mi riguarda sono due i ricordi indelebili che mi collegheranno sempre a quella cittadina: il signore dell’Ufficio Turistico che stava per chiudere e andare a pranzo ma quando mi sono avvicinata con l’occhione scusante per l’ora ha sorriso, sospirato e riaperto lo IAT regalandomi piantina e lunga spiegazione di tutto quello che meritava di essere visto, e il ristorante di Porta Tessenaca, scoperto per caso nel cercare di evitare gli attira-turisti.
Se andate, potete tranquillamente bendarvi e indicare voci del menù a caso. Animo e papille saranno felici comunque. E poi sarete immersi nella bellezza di quei luoghi che sono naturalmente eleganti.

Raggiunta Osimo tra colline umbre e marchigiane, ho finalmente incontrato Tiziana e Fabrizio all’Istituto Campana e parlato di Buona Fortuna e di scrittura con chi aveva rinunciato al primo weekend di sole per venirmi ad ascoltare. Stupefacenti eroi. Grazie ancora per esserci stati e per tutte le domande di chi davvero ha voglia di scoprire, sapere, conoscere.
Ma chi è davvero un eroe è Tiziana, che resiste tenace in mezzo ai libri e continua a crederci. Se passate da Osimo fate un salto al Mercante di Storie, unica libreria in una città di oltre 30mila abitanti, dove troverete sempre una comoda poltrona per riposare, un tè caldo per riscaldarvi, una scelta di letture ampia e accurata, uno spazio bimbi per giochi e laboratori e l’entusiasmo di chi porta avanti un progetto senza arrendersi.

Il giorno dopo, la pausa pranzo a Bologna per incontrare quel paio di imprescindibili amici, è stata data per scontata persino dal navigatore.
E finalmente Genova, stanca ma felice.