– Hotel All’alba, mi hanno detto così, garantisco.
No, guarda, sono piuttosto sicura che si chiami Alba, non All’alba. E’ una bellissima villa antica, un hotel piccolo ma che dà l’idea di essere molto elegante. Mi ha sempre attirato.
Sulla piantina degli alberghi di Abano Terme che ci hanno dato all’ufficio informazioni, trovo l’hotel All’alba ma di un hotel Alba nessuna traccia.
Eh, perchè è piccolo, non lo avranno messo, dice lei.

Stiamo cercando ispirazione per il nostro Capodanno: dimenticarci di noi stesse tra i fumi termali, i massaggi e il consommè ci è piaciuto molto. Avevamo anche il wifi nelle nostre stanze ed eravamo munite, ciascuna, di una discreta pila di libri, oltre a svariate serie tv (noi e la vita mondana siamo un tutt’uno).

Ci dirigiamo con determinazione verso l’hotel All’alba ma ci ritroviamo davanti a un albergo enorme, di quelli con centinaia di stanze incastonate in una costruzione a occhio anni Settanta. Del secolo scorso, non di quello prima.
Non è decisamente una deliziosa villetta di fine Ottocento.
Isa, che ha lo stesso senso dell’orientamento e la stessa fiduciosa determinazione di un ubriaco con la labirintite, dichiara di ricordare perfettamente l’ubicazione del suo hotel Alba e in effetti, dopo un paio di chilometri a passo svelto e con somma sorpresa di entrambe, lo trova.
Solo che è un dancing e non si chiama Alba. Ma son dettagli.

O meglio: la villetta di fine Ottocento c’è, e ha un’insegna con la visibilità di un citofono, mentre di fianco, con una luminosa insegna sfavillante, si dichiara la presenza di un dancing nel posteggio della villa, con un’entrata discreta che sembra scendere nelle viscere della terra.
Isa è entusiasta.
– Visto? Eccolo! Lo avevo detto che c’era! Guarda che bello!
E’ sera, è buio e due luci dal basso illuminano la villa, dando al tutto un indiscutibile senso di inquietudine.
Accanto alla porta c’è il simbolo tipico degli alberghi, l’ovale verde con una chiave al centro e due stelle a contrassegnarne la categoria.
– Isa, è un due stelle, sembra far di tutto per non pubblicizzarsi e ha un dancing di dubbia natura nel cortile. L’abbiamo trovato, non si chiama neanche Alba, possiamo andare adesso?
– Scherzi? Dobbiamo assolutamente entrare e chiedere se hanno delle stanze per Capodanno!

Varchiamo il sinistro cancello, saliamo le scale, apriamo la porta che stranamente non cigola e ci ritroviamo in una hall che farebbe innamorare Tarantino, Burton e i progettisti di Disneyland.
Quattro piccoli tavolini circondati da poltrone ricoperte di lenzuoli tra il bianco e la polvere -sotto la luce tenue di un lampadario anni Venti era difficile distinguere i colori- due imponenti armadi d’ebano intarsiato con le ante di vetro lavorato e un pavimento in graniglia.
Dal fondo della hall, dietro un piccolo bancone di legno scuro, spunta il concierge, o forse il direttore, o forse Riff Raff senza la gobba ma con più classe, che al vederci entrare ha la stessa espressione del mio gatto quando mi vede prendere il trasportino.
Ci viene incontro tra l’imbarazzato e l’agitato mentre nei suoi occhi guizza evidente l’impellente necessità di farci uscire il più velocemente possibile, escludendo a priori che noi possiamo essere interessate DAVVERO a dormire lì.
A me tutto questo risulta evidente, a Isa no.
Lei, trillante di entusiasmo, chiede informazioni per Capodanno.
A dicembre siamo chiusi, ci comunica sollevato il pover’uomo muovendo due passi verso l’uscita come a indicarci subliminalmente la nostra prossima direzione.
Isa non si arrende. Se non sarà per Capodanno sarà per un’altra volta.
Avete una vostra brochure? No, sono finite. Un dèpliant informativo? No, finiti. Il sito internet? No, non lo abbiamo. Un biglietto da visita? Niente.
Il signore è stremato, l’entusiasmo di Isa le impedisce di ricevere tutti i segnali che lui sta tentando disperatamente di mandarle. Lo guardo, mi guarda, capisce che ho capito ma che se non diamo a Isa qualcosa non sarà facile liberarsene, lei ignora anche la mia mano che la tira per la manica del cappotto.
– Ha qualunque cosa col vostro numero di telefono? gli domando in extrema ratio.
Si illumina e prende una fotocopia arancione con le tariffe delle stanze. Sia quelle col bagno in camera, sia quelle senza bagno. Perchè ne hanno anche senza.
Poi, per scongiurare ulteriormente il nostro interesse, ci comunica che loro non hanno l’accesso alle terme in albergo, cosa che dovrebbe scoraggiare chiunque voglia fare un soggiorno ad Abano, ma non noi, soprattutto non Isa.
Un improvviso moto d’orgoglio lo induce ad aggiungere – Facciamo solo alcuni trattamenti, in particolare massaggi.
Non avevo dubbi in proposito.

Convinco Isa a uscire prima che lei chieda di poter vedere le stanze e finalmente ci salutiamo con grande sollievo da parte di due di noi. Mentre torniamo in strada e ci voltiamo per guardare ancora una volta l’accogliente magione, notiamo lo sguardo del nostro ostaggio che ci segue da dietro una pesante tenda di velluto rosso, per assicurarsi che nulla ci riporti indietro.
Non è meraviglioso?, esclama lei giuliva. Ucciderei per poter dormire lì almeno una notte!
– Isa, probabilmente è esattamente il prezzo che chiedono…
– Fantastico! Secondo me è il bordello del dancing.
– Eh, ma va?
– Chissà perchè mi ero convinta che si chiamasse Alba.
– Forse perchè all’alba chiudono tutto e riaprono al tramonto. Sai com’è, i raggi di sole possono essere letali per certa gente.
– Esatto! Dobbiamo assolutamente andarci. Io, te e mio fratello. Magari ci prendiamo una tripla. Con bagno.
– Sai che l’amica che dice di non andare è tradizionalmente la prima che fanno fuori, vero? E non importa se non è vergine, ormai si sono adeguati ai tempi moderni anche loro.
– Ma dai, sarà divertentissimo. Pensa a tutta la gente che esce dal dancing e si prende la stanza per consumare.
– Eh, che divertente. Pensa agli andirivieni nei corridoi per andare a farsi il bidet nel bagno in comune, mentre nella stanza accanto si aprono le bare e si dà il via alle danze.
– Uff, sei demotivante.
– Lo spero. Hai visto lo sguardo atterrito di quel pover’uomo? Anche lui cercava di essere demotivante.
– Uh, sì, davvero! Che tenerezza. Sai come ci rimarrà male quando chiamerò per prenotare?
– Mai quanto me.

Su internet le faccio leggere i commenti dedicati al dancing attiguo al suo hotel del cuore.
Grande apprezzamento per l’eleganza e la raffinatezza del locale, per l’intimità degli spazi, per l’ottima scelta della musica, lenti in particolare, e assoluto, totale, indiscusso accordo sull’attrazione principale: le belle donne che paiono frequentarlo assiduamente.
Le faccio notare come il concierge non abbia nemmeno per un attimo preso in considerazione l’ipotesi che noi potessimo far parte di quel giro, ma neanche questo la demoralizza.

“And crawling on the planet’s face, some insects called the human race… lost in time, lost in space and in meaning.”