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Ultima settimana di laboratorio con gli Scrittori Pigri e primo martedì senza esercitazione.
C’è della malinconia, sul forum.
Conosco quella malinconia: il GSSP è casa per tre mesi, un rifugio protetto dove ci si muove in libertà e con nomi buffi e si creano legami più forti di quando ci si aspettasse.
Quella malinconia significa che sono stati bene, anche se li ho tenuti in tirella dall’inizio alla fine.

La diciassettesima edizione del GSSP è stata: 3 mesi di laboratorio; 12 esercitazioni settimanali; 7 stanze di forum; oltre 6000 commenti sul GSSP; 1 scrittrice (Barbara Perna) e 1 editor (Francesca de Lena) intervistate; oltre 1700 commenti nella Ricreazione.
9 le regioni italiane dove vivono: Campania, Emilia-Romagna, Lazio, Liguria, Lombardia, Marche, Piemonte, Sardegna, Toscana.
E, siccome siamo internazionali, a questo giro c’è anche chi vive in Svezia e in Australia.

7 erano gli Scrittori Pigri veterani e, di questi, 6 avevano già fatto (almeno) un GSSP Scrittura e Narrazione; 45,5 anni l’età media (variano dai 26 agli 82 anni), 2 le docenti che hanno avuto: me e Alice Basso.

Mi stanno scrivendo le loro impressioni su questa esperienza e stanno lasciando parole bellissime, accidenti a loro che mi mettono in crisi ogni volta che penso “questo è l’ultimo”.
Stanno rimpiangendo persino il temutissimo mOrtedì.

Ma in pentola stanno sobbollendo altri laboratori, non ci si perde.
Del resto, in tutti questi anni, non ci siamo mai persi.
Su questo sito, trovate già o troverete i prossimi laboratori in programma.
Ultima esercitazione per gli Scrittori Pigri del laboratorio in corso sulle tecniche narrative.
Lo chiudo sempre con l’ormai mitica Nano Nano, quella in cui si trasformano tutti in alieni sbarcati sulla Terra e giocano con lo straniamento, la tecnica con cui dovranno descrivere oggetti comuni da un punto di vista inconsueto, provando a spiegare a cosa servano.
A questo giro, però, mi son sentita dadaista e ho proposto delle alternative.
Se non vogliono essere un alieno che fa un rapporto ai suoi superiori, possono scegliere di essere:
  • un anziano che osserva un oggetto di uso comune per i giovani d’oggi che non capisce e ne parla con il gatto (che, ovviamente, non risponde perché non è un gatto parlante)
  • un personaggio molto noto delle fiabe classiche che osserva un oggetto di uso comune per noi umani di oggi che non capisce e scrive una lettera a un altro personaggio molto noto delle fiabe classiche
Spero che si e ci divertano molto.
Voi chi scegliereste di essere e per descrivere cosa?

 

Questa è la dodicesima esercitazione del GSSP Scrittura e Narrazione.
Entro lunedì devono consegnare, io leggerò e commenterò tutti i loro testi.

Si riesce a ridere del proprio dolore? Si deve, secondo me. O si dovrebbe, per lo meno chi è dotato di quel superpotere che è l’ironia e l’autoironia.
Non è affatto facile, nessuno dice questo, ma può essere una straordinaria forma di salvezza e un ottimo esercizio narrativo.
Per la penultima esercitazione, ho chiesto agli Scrittori Pigri di raccontare una delusione amorosa in modo divertente.
Devono riuscire a mostrare il dolore, a farlo arrivare a chi legge, ma con una cifra ironica capace di far ridere o sorridere il lettore.
Cercare di offrire un punto di vista diverso, inusuale, inatteso può essere una buona tecnica di scrittura e costringe chi scrive a trovare un modo di raccontare che magari non aveva preso in considerazione, lo costringe a dare una lettura diversa dei fatti o delle sensazioni, lo costringe a rinunciare alla rassicurante posizione di chi ha dalla propria parte la comprensione di chiunque e mettersi nella più scomoda posizione di chi contrasta il sentire comune. Questo è quello che possono fare, per esempio, la satira, il sarcasmo, l’ironia: creare un distacco emotivo e dissacrare qualcosa di condiviso.

Questa è l’undicesima esercitazione del GSSP Scrittura e Narrazione.
Entro lunedì devono consegnare, io leggerò e commenterò tutti i loro testi, colorando in verde i punti dove vedo ironia.

Troppo facile far dire ai personaggi “Ti amo”. Troppo facile scrivere d’amore disturbando le solite parole e i soliti cliché, con farfalle che non ne possono più di stare nello stomaco e cuori che non ne possono più di imitare infarti.
Nella vita, dire “Ti amo” può essere un atto di coraggio e di responsabilità, ma pure nella vita, se poi l’amore non lo si sa mostrare nei fatti, vale pochino.

La nuova sfida per gli Scrittori Pigri è scrivere d’amore senza scrivere amore (e derivati) e senza usare cliché e frasi fatte.
Lo devono mostrare, questo amore, come ogni innamorato dovrebbe saper fare.
Con coraggio, creatività ed efficacia. Sennò non conquista manco i lettori.

Io sono armata di Baci Perugina scaduti, pronta a lanciarli con la fionda contro cuori e batticuori.
Vediamo se qualcuno riesce ad avvicinarsi a una delle più belle dichiarazioni d’amore che ho letto in questi anni:
𝘉𝘳𝘪𝘵𝘵-𝘔𝘢𝘳𝘪𝘦 𝘷𝘶𝘰𝘭𝘦 𝘥𝘪𝘳𝘦 𝘮𝘰𝘭𝘵𝘦 𝘢𝘭𝘵𝘳𝘦 𝘤𝘰𝘴𝘦. 𝘍𝘰𝘳𝘴𝘦 𝘢𝘯𝘤𝘩𝘦 𝘚𝘷𝘦𝘯, 𝘮𝘢 𝘢𝘭𝘭𝘢 𝘧𝘪𝘯𝘦 𝘵𝘶𝘵𝘵𝘰 𝘤𝘪ò 𝘤𝘩𝘦 𝘳𝘪𝘦𝘴𝘤𝘦 𝘢 𝘵𝘪𝘳𝘢𝘳𝘦 𝘧𝘶𝘰𝘳𝘪 è: «𝘝𝘰𝘨𝘭𝘪𝘰 𝘤𝘩𝘦 𝘵𝘶 𝘴𝘢𝘱𝘱𝘪𝘢, 𝘉𝘳𝘪𝘵𝘵-𝘔𝘢𝘳𝘪𝘦, 𝘤𝘩𝘦 𝘰𝘨𝘯𝘪 𝘷𝘰𝘭𝘵𝘢 𝘤𝘩𝘦 𝘲𝘶𝘢𝘭𝘤𝘶𝘯𝘰 𝘣𝘶𝘴𝘴𝘦𝘳à 𝘢𝘭𝘭𝘢 𝘮𝘪𝘢 𝘱𝘰𝘳𝘵𝘢 𝘴𝘱𝘦𝘳𝘦𝘳ò 𝘤𝘩𝘦 𝘴𝘪𝘢 𝘵𝘶.»
(“Britt-Marie è stata qui”, Fredrick Backman)

Questa è la decima esercitazione del GSSP Scrittura e Narrazione.
Entro lunedì devono consegnare, io leggerò e commenterò tutti i loro testi.
E alla fine gli dedicherò, come da tradizione per la Dieci, questa canzone.

 

Una delle capacità che uno scrittore deve avere è quella di osservare.
Non in modo superficiale, ma a fondo: cogliere aspetti, caratteristiche, peculiarità delle cose che vede.
E nel caso che si osservino persone, occorre studiarne non solo le fattezze fisiche, ma anche il carattere, la gestualità, il modo di fare, il modo di parlare.
Tutto questo serve a costruire dei personaggi tridimensionali e ben caratterizzati. E a farli dialogare in modo credibile.
Ecco cosa dovranno fare gli Scrittori Pigri questa settimana: scegliere due persone che conoscono, molto diverse tra loro, e studiarle per qualche giorno con grande attenzione, prendendo appunti; fatto questo, dovranno lavorare sui dialoghi, rendendo queste due persone protagoniste di una scena narrativa.
Ho chiesto di osservare due persone reali perché osservare non è ricordare, non è descrivere, non è immaginare, non è inventare.
Osservare con consapevolezza, annotando anche quei piccoli dettagli che non abbiamo mai ritenuto importanti, permette di delineare personaggi rotondi, reali, che non passano attraverso il filtro della fantasia, dei sentimenti e dell’opinione dello scrittore. E permette anche di costruire dialoghi freschi, verosimili, non scontati.
Perché non provate a farla anche voi?

Questa è la nona esercitazione del GSSP Scrittura e Narrazione.
Entro lunedì devono consegnare, io leggerò e commenterò tutti i loro testi.

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