Ieri sera ho fatto una pazzia: ho usato tre mollette di colori diversi per stendere l’accappatoio. Mi sentivo trasgressiva, sarà stata la luna piena.

In pieno spirito social sono corsa a scriverlo su facebook, perchè è per questo che esistono i social network: per condividere qualunque cazzata attività faccia apparire la nostra esistenza degna di considerazione.

Come se non aspettassero altro che qualcuno proponesse il tema del colore delle mollette da bucato, e denunciando una vita sociale brillantissima, le mie amiche hanno fatto una serie di outing capace di far correre Psycho e Hannibal Lecter a ciucciarsi il pollice sotto il letto.

A quanto pare, le nostre numerose e adorabili manie di controllo, si ritrovano in chiacchiericcio attorno al cestino delle mollette.
In mezz’ora e 52 commenti ci siamo confortate a vicenda rivelando che: c’è chi le ha solo di legno, le tiene al chiuso e le cambia periodicamente; chi le ha solo di un colore per non destabilizzarsi; chi le abbina al colore di ciò che stende (lilla per la roba viola, fucsia per la roba rosa e via dicendo), chi non riuscirebbe a dormire la notte sapendo di aver steso qualcosa con mollette di diverso colore, chi preferisce un’anarchia creativa (che ha impanicato molte di noi) e poi chi, come me, abbina i colori ai coordinati, per cui il completo di lenzuola sarà steso con lo stesso colore, gli asciugamani con un altro e via dicendo.
Comunque, l’argomento colore delle mollette da bucato non lascia indifferenti.

Mi chiedo se ci siano studi antropologico-sociali sulla questione ma soprattutto mi chiedo come sia la vita di quelli che usano l’asciugatore. Triste, immagino.