• L’alternativa era trasformarsi per sempre in schiuma di mare. E non è che si possano fare molte cose in quelle condizioni.

    C'era una svolta


Ecco il calendario delle presentazioni di Vittoria.
Qui quelle già fissate, ma ne stiamo aggiungendo altre. Terrò aggiornata la pagina degli eventi, voi tenetela d’occhio.

Genova, giovedì 19 aprile, ore 18.00, Libreria Feltrinelli (Via Ceccardi 10/20/22/24 R). Con Alice Basso
Legnano, venerdì 20 aprile, ore 21.00, Bosco Fiorito (Floricultura Pisoni, via Oberdan 45). Con Amanda Colombo
Savona, giovedì 3 maggio, ore 18.30, Feltrinelli Point. Con Emanuela Abbadessa
Pontedecimo (GE), giovedì 10 maggio, ore 18.00, libreria Libro Più (via P. Anfossi 228r)
Desio (MB), sabato 12 maggio, ore 17.00, Biblioteca Civica, Sala SoStare (via Cavalieri di Vittorio Veneto 2)
Tortona, giovedì 24 maggio, ore 21.00, Libreria Namasté (Via Sarina 33)
Genova Molassana, sabato 26 maggio, ore 19.00, Sala del Municipio Media Val Bisagno (piazza dell’Olmo) per il Festival del Libro. Con Riccardo Gazzaniga
Milano, mercoledì 30 maggio, ore 18.00, La Feltrinelli – Duomo. Con Sara Lando
Gallarate (VA), giovedì 31 maggio, ore 18.00, Biblos Mondadori (piazza Libertà). Con Laura Orsolini
Torino, lunedì 4 giugno, ore 18.30, Circolo dei Lettori. Con Paola Cereda.
Giaveno (TO), lunedì 4 giugno, ore 21.00, Parco Villa Favorita (Via XXIV Maggio). Con Alice Basso.

Terranuova Bracciolini (AR), giovedì 7 giugno, ore 21.00, il Canto del Maggio (Località Penna Alta). Con Gianna Gambini
Arezzo, sabato 9 giugno, ore 17.30, Feltrinelli Point (via Garibaldi 107). Con Cristina Dini

Treviso, giovedì 14 giugno, ore 21.00, Libreria Canova. Con Sara Salin
Migliarino (FE), domenica 17 giugno, ore 18.30, Biblioteca Comunale di Fiscaglia – Loc. Migliarino (via Matteotti, 11) per la Fiera del libro. Con Camilla Ghedini e Silvia Onestini
Noli (SV), venerdì 29 giugno, ore 21.00, Loggia della Repubblica per la rassegna “Noli & parole”. Con Alessandro Chiabra
Loano (SV), giovedì 12 luglio, ore 21.00, Orto Maccagli (passeggiata mare di Loano) per la rassegna “Mercoledì d’autore” (anche se è giovedì, ma noi siamo flessibili) a cura della libreria Cento Fiori. Con Cristina Rava
Biella, mercoledì 18 luglio, ore 18.00, Biblioteca Civica (piazza Curiel 13). Con Roberta Invernizzi
Gravellona Toce (VB), giovedì 19 luglio, ore 18.00, Evolvo Libri (piazza V. Veneto 1)
Pollone (BI), venerdì 20 luglio, ore 21.00, Biblioteca Civica “B. Croce” (via Caduti per la Patria 71). Con Maria Ametis
San Lorenzo al Mare (IM), mercoledì 25 luglio, ore 21.00, per il Festival “Due parole in riva al mare”.
Borghetto Santo Spirito (SV), giovedì 26 luglio, ore 21.30, Giardino Sala Marexiano. Con Graziella Frasca Gallo
Porto Sant’Elpidio (FM), lunedì 30 luglio, ore 21.00 (luogo da definire)
San Benedetto del Tronto (AP), martedì 31 luglio, ore 21.30 (luogo da definire)

Mombasiglio (CN), venerdì 10 agosto, ore 18.00, Fraz. Villa – Cortile Casa Michelotti. Con Enzo Errani
Limone Piemonte (CN), sabato 11 agosto, ore 17.30, per la rassegna “Limone Incontra”, Biblioteca Civica (piazza H. Dunant).
Chianciano Terme (SI), martedì 14 agosto, orario da definire, Parco Acquasanta
Carmagnola (TO), giovedì 30 agosto, 19.30-21.30, Trattoria della Vigna (via San Francesco di Sales 188), a cura de Il gruppo di lettura Carmagnola.
Mondovì (CN), venerdì 31 agosto, ore 18.30, Libreria Confabula (via Sant’Agostino 14/B)
Finale Ligure (SV), sabato 1 settembre, ore 21.00, piazzale Buraggi (lungomare di Final Marina) per la rassegna “Un libro per l’estate” a cura della libreria Cento Fiori.

Genova Sestri Ponente, venerdì 21 settembre, ore 17.30, Libreria Mondadori (Via Sestri, 46)
Chivasso (TO), venerdì 28 settembre, ore 18.00, Libreria Garbolino (via Roma 5). Con Alice Basso
Almese (TO), sabato 29 settembre (orario e luogo da definire)

Como, venerdì 5 ottobre, ore 18.00, Libreria Ubik (piazza San Fedele) per la rassegna “Spazio al femminile” a cura del Women in White – Society. Con Paola Minussi

E nel frattempo sono aperte le iscrizioni ai Gruppi di Supporto Scrittori Pigri.

GSSP Fare un romanzo, dal 17 settembre al 17 dicembre 2018 – Laboratorio online sulla costruzione di un romanzo.
Iscrizioni aperte, tariffa scontata per chi si iscrive entro il 31 luglio 2018
GSSP Scrittura e Narrazione, da gennaio ad aprile 2019 – Laboratorio online sulle tecniche narrative.
Iscrizioni aperte, tariffa scontata per chi si iscrive entro il 30 novembre 2018.

 

Mentre continua il tour di Vittoria (ma soprattutto mio, e non posso neanche darmi il cambio alla guida con lei) ma anche un po’ il Pigro Tour – perché al momento in ogni posto dove sono stata è spuntato qualche Scrittore Pigro ad abbracciarmi e questo è un doppio regalo che mi sta facendo Vittoria -, arrivano le prime interviste.

Parlando di Vittoria con Stefania Mangiardi, la ragazza che annusava i libri.

Di Vittoria in vittoria chez Giulia Ciarapica.

Uno scatto per i tuoi pensieri: giocate con Vittoria
C’è anche un contest fotografico Uno scatto per i tuoi pensieri a cui partecipare, per chi di voi si diverte con Instagram (ma va bene anche se le mettete su Facebook, eh).
Provate a raccontare con una foto un vostro pensiero, un vostro desiderio, una vostra emozione.
Nella foto deve esserci almeno uno di questi elementi: l’azzurro della copertina, un gatto, dei tarocchi.
E poi abbinate al testo che accompagna la foto una citazione tratta da Vittoria, la frase che vi ha ispirati, quella che preferite, quella che avete sottolineato mentre lo leggevate.
Aggiungete gli hashtag #UnoScattoPerITuoipensieri #Vittoria #FujifilmGFX #Fujifilm ed è fatta.

Siete tutti invitati a Milano il 30 maggio e a Torino il 4 giugno per i due eventi in collaborazione con Feltrinelli e FujiFilm Italia.

 

Ho iniziato a scrivere questo libro il 12 marzo 2017. Stavo guardando il video della commemorazione per la morte di Terry Pratchett, a un certo punto Neil Gaiman è salito sul palco e ha detto: “C’è una furia nella scrittura di Pratchett. È la furia che ha alimentato Discworld ed è qui che lo scoprirete: è la rabbia per il preside che riteneva il seienne Terry non abbastanza intelligente per le classi successive, la rabbia per i critici pomposi e per quelli che pensano che serio sia l’opposto di divertente. E penso: Cosa farebbe Terry con questa rabbia?, poi prendo la penna e inizio a scrivere.”
A queste parole, ho aperto un nuovo file di Word e ho iniziato a scrivere.

Ero in piena crisi creativa, convinta di non riuscire più a farlo, e mi sentivo mutilata per questo. La mia situazione lavorativa non aiutava a sentirmi serena: vivere in perenne precariato, facendosi i conti in tasca per qualunque spesa, anche la più piccola, non è un bel vivere, si sa. Soprattutto se hai sempre vissuto contando su uno stipendio, se sei sulla soglia dei cinquant’anni e se chi ti cerca ti chiede solo di scrivere in cambio di una manciata di dobloni di visibilità.
Dobloni che – ci ho provato – né l’Enel né la Vodafone accettano. E nemmeno i supermercati, i benzinai, manco l’amministratore di condominio. Proprio nessuno, giuro. Incredibile.

Così, quel 12 marzo, mentre ero davanti al nuovo file di Word, mi è caduto l’occhio su una foto che mi ha fatto papà da bambina. E mi è anche caduto l’occhio su Facebook, questa vetrina adulterata dove gli altri si fanno un’idea di noi che può essere lontanissima dalla realtà, dove a volte ciò che vogliamo è sembrare migliori di quel che siamo, a volte proteggerci e non mostrare le rovine alle nostre spalle. Un posto che fagocita tempo e persone, e a volte le trasforma, slatentizzando tratti narcisistici e rovinosi.
Poi ho sorriso per l’ennesima posizione assurda che Brodo, il mio gatto, prende quando dorme accanto al mio computer e ho cominciato a scrivere.
Pochi giorni prima, mia madre mi aveva detto “Be’, mica devi solo scrivere storie allegre! Perché non racconti come ti senti in questo momento?”. Le avevo risposto che non aveva senso ma, come spesso accade, aveva ragione.
Ecco cosa potreste trovare di me in questa storia.

Ma non sono una fotografa, la fotografa vera è Sara Lando, che ho la fortuna di conoscere da molto tempo e che ho tempestato di mail per chiedere se tecnicamente fosse possibile fare questo o quello.

E prima che qualcuno di voi mi chieda un giro di carte, non sono nemmeno una cartomante, né mi sono messa a leggere i tarocchi per pagarmi le bollette. Per questo ho affidato a Francesca Strata il compito di controllare che non avessi scritto troppe fesserie sui tarocchi, per scoprire che in realtà avevo fatto uscire le carte giuste, a prescindere dalle letture fatte. Tu guarda a volte il caso.

Non ho neanche mai passato notti brave a Berlino tra sesso, droga e rock’n’roll.
E spezzare il cuore a Vittoria mi sembrava perfetto: a chi non è successo almeno una volta?

La prima persona a cui ho detto che mi rimettevo a scrivere è stata Alice Basso, che di questo romanzo è stata la levatrice. Alice è stata un sostegno straordinario, che ha letto capitolo dopo capitolo tifando come un ultras.

Dopo soli tre mesi ho mandato il romanzo alla mia agente, Silvia Meucci, che aspettava con pazienza e fiducia.
Dopo un altro mese, mentre pesavo gli zucchini al supermercato, mi ha chiamato
Ricciarda Barbieri, la mia editor in Feltrinelli, e ha detto: “Vittoria!”
Se qualcuno, quel giorno, ha visto una tipa che piangeva abbracciata a un sacco di sabbia per gatti alla lavanda, non ero assolutamente io, vi siete sbagliati.

Chi aspettava e ha brindato con me sono state le mie persone di fiducia a cui avevo dato il libro da leggere (Alice, l’ho detto, Sara, detta anche Unlettore, Francesca per i tarocchi, Riccardo Rodolfi e Isabella Bianchi -sì, è la White e sì, è Alice: perché sforzarmi di inventarla, lei, se l’avevo a portata di mano?) e le persone che mi avevano dato la spinta che mi mancava, i miei giganti, insomma.

Ma c’è qualcun altro che, nelle stanze di un forum, ha seguito, tifato e partecipato alla nascita e poi al percorso di Vittoria: i miei Scrittori Pigri.
Quello che mi ritorna dai laboratori online di scrittura che tengo ogni anno è immenso: nel Gruppo di Supporto Scrittori Pigri si creano legami profondi, nascono amicizie, ogni volta mi ritrovo con una quarantina di persone che vivono in ogni parte dell’Italia, che partecipano con i nickname più bizzarri e con cui passo mesi di lavoro incessante ma anche di risate, confidenze, sfoghi, sostegno.
“Sto inventando personaggi che vanno a farsi leggere i tarocchi” gli ho detto un giorno, e loro si sono scatenati. Non so se poi ho usato qualcuno degli spunti avuti, erano tantissimi e io rielaborato, limato, tagliato, però so che nella carrellata di quelli a cui Vittoria apre la porta e legge le carte, ci sono anche pezzi dei miei Scrittori Pigri.

Ecco, io, tutte le persone che ho nominato fin qui, le ringrazio. Perché dietro un libro non c’è mai solo l’autore, c’è una squadra. Compresa quella di Feltrinelli, straordinaria, a cominciare da Giovanna Salvia, la redattrice che mi ha fatto le pulci: era esattamente quello che volevo. E se nell’editing di Qualcosa di vero avevo scoperto di far sorridere chiunque, nell’editing di Vittoria ho scoperto d’aver fatto inclinare la testa un po’ a tutti. Grazie a Giovanna si sono salvate un bel po’ di cervicali ma ora sono curiosa: chissà quale sarà il gioca jouer nei miei prossimi libri!

Siete arrivati fin qui?
Be’, allora grazie anche a voi.

It’s a long way to the top (if you wanna rock n roll)

In ogni GSSP (Gruppo di Supporto Scrittori Pigri), offro agli Scrittori Pigri l’occasione di intervistare tre professionisti del mondo dell’editoria.
Di solito cerco di scegliere tre figure diverse tra loro e in questo GSSP sono stati – li ringrazio ancora per il tempo e la generosità – Bruno Morchio (scrittore), Mauro Morellini (editore) e Francesca de Lena (editor e agente letteraria). Grazie di cuore anche a Sara Rattaro e Riccardo Gazzaniga che, amici dei Pigri, hanno rifatto una graditissima puntatina sul forum.

Francesca de Lena è una editor indipendente ed è fondatrice e direttrice del sito I libri degli altri, punto di riferimento per il mestiere di leggere e scrivere.
È anche agente letteraria della United Stories e legge inediti per The Italian Literary Agency.
Infine conduce APNEA laboratorio annuale di editing, in cui insegna come si riconoscono le buone storie, come si manipolano tutti gli elementi di una narrazione e come la si rende migliore.

 

Con il suo permesso, pubblico anche per voi l’intervista che le hanno fatto i Pigri. Io la trovo preziosa, soprattutto per chi ha il desiderio di pubblicare.

Come si riconosce una buona storia? Come si decide di investire su di essa e sul suo autore?
Questa domanda cade a pennello nel momento in cui sto programmando il mio prossimo workshop: “Come leggere un romanzo”. Una buona storia la si riconosce da una serie di fattori che molto spesso sono evidenti già dalle prime pagine, se non dalle prime righe: la voce dell’autore, la tensione, la capacità di gestire i personaggi, la voce narrante e i tempi verbali così da assorbire il lettore nello spazio/tempo della storia in maniera immediata e progressiva, e la riconoscibilità del nucleo narrativo, del “conflitto principe”. Se trovi tutti questi elementi non hai ancora una storia, perché per comporla c’è bisogno di una forma: una scelta narrativa che passa per la selezione di sguardo, per la struttura, per il linguaggio e per le scelte stilistiche e sintattiche. È un equilibrio di pesi e misure che impari a riconoscere per quella forma di esperienza che diventa intuito: le storie sono tutte diverse e le scritture anche, regole ferree non ce ne sono. Ma ogni buona storia è prima di tutto una “promessa di storia”: basta trovare quella promessa per decidere di investirci. Vuol dire che c’è lo spazio per la revisione, per i ripensamenti, anche per gli stravolgimenti, ma la storia è nata e sarebbe impossibile non vederla. 

Mediamente, quante cartelle ti ci vogliono per cominciare a pensare che una storia “ci sia” oppure no? E per capire se un autore ha una voce?
Per capire che una storia non c’è ci vogliono mediamente 20 righe (il che vuol dire che ce ne possono volere anche 3). Per capire che c’è, invece, ci vuole più tempo, perché non sempre l’autore ha la dimestichezza e la qualità di scrittura per far emergere il proprio lavoro a un primo sguardo. O, al contrario, perché un buon inizio può illudere in un seguito che invece non arriverà. Se però hai pazienza e intuisci che più avanti le cose cominceranno a mostrarsi, a sbrogliarsi, se ti par di riconoscere una “promessa”, puoi scegliere di proseguire e spesso vieni ripagato. In ogni caso dalle prime 20 o massimo 30 cartelle (ma devi essere molto confuso per arrivare a 30) sai già se quella storia c’è, almeno in prima versione, e se c’è una voce a raccontarla.

E cosa si intende con “la voce” dell’autore? Come la si riconosce?
La voce dell’autore è la sua visione del mondo. A volte oso dire il suo gesto politico, il suo posizionamento. Avere una storia da raccontare non basta, c’è bisogno di educare e far diventare adulta la propria scrittura: diventare adulti significa prendere delle scelte che avranno delle conseguenze: in narrativa questo vuol dire scegliere cosa mostrare e cosa no, e conoscere il perché della scelta. Scegliere una struttura piuttosto che un’altra, e conoscere il perché della scelta. Scegliere la forma da dare al proprio oggetto narrativo: l’intero romanzo, il capitolo, la singola scena, l’aggancio tra un momento e l’altro, la frase, la parola, la punteggiatura. E sapere il perché. Un autore con una voce riconoscibile ha un’idea di controllo cui tende per tutto il tempo della scrittura e un tono che allo stesso tempo fa emergere e maschera quell’idea di controllo. La riconosci come riconosci quello che vuole dirti tuo marito, tua madre, tuo figlio nel momento in cui apre bocca proprio in quel modo che conosci così bene e hai sentito tante volte; eppure, ti sorprende. Se una voce trova l’equilibrio tra il farsi riconoscere e il non essere prevedibile, vuol dire che ha una visione del mondo che io lettore riesco a distinguere ma che non saprei incasellare: è una voce di cui si può avere bisogno.

Di un autore nuovo, conta più la sua voce, il modo di scrivere, lo stile, oppure il contenuto del testo che propone?
La voce senz’altro. Lo stile senza visione è un gioco linguistico vuoto, il contenuto senza il taglio è un gioco narrativo da bambini (Cosa succederebbe se?). Entrambi esercizi leciti e anzi utili a far crescere la propria scrittura, ma non prove d’autore.

Manoscritti inediti: in percentuale, tra quelli che ricevete, quanti sono da mandare direttamente al macero, quanti non sono economicamente sostenibili (per mille motivi) e quanti potrebbero avere un’opportunità di pubblicazione?
Io ricevo manoscritti in vesti differenti: come lettrice freelance, come editor e come agente letteraria. Ovviamente quelli improponibili sono la maggior parte, ma io sono convinta che ogni storia possa diventare una storia migliore di quella che è. Sia chiaro che questo non significa che tutte abbiano la dignità di essere pubblicate, assolutamente no. Sorprenderà però sapere che mi capita spesso di voler investire su chi, tra insicurezze e mille convenevoli (l’ambiente editoriale tende a ridicolizzare l’ambizione alla scrittura: una pratica che io non sopporto e da cui cerco di tenermi alla larga), invia spontaneamente il manoscritto per una valutazione. Mi deludono di più i romanzi di autori già pubblicati, per i quali non può valere la fiducia per “la promessa”, il “vediamo dove può arrivare” e che si accontentano spesso di scrivere un plot che “tiene” con una scrittura “costante” e nulla più. In generale credo che le opportunità di pubblicazione non siano poche, ma certo bisogna avere consapevolezza di cosa si sta parlando: storie estremamente compiute e scritte molto bene. Al di sotto di questa soglia, non c’è giustamente spazio.

Come si rende una storia migliore? Quali sono gli elementi fondamentali da considerare?
Si prova a tirare fuori l’inespresso. O al contrario a tenere le redini del “tutto” per dare una forma al caos. La narrazione questo fa: ordina. Che l’ordine costruito sia individuale o corale, sia familiare o storico, comprenda secoli di cambiamenti o un’unica, incisiva svolta, non conta. L’importante è regolare un tempo e uno spazio che siano certi e determinati, un intreccio di relazioni che sia necessario alle dinamiche che s’intendono mettere in campo, un destino (che in termini narrativi altro non è che un obiettivo) da raggiungere. Spesso per rendere una storia migliore bisogna spingere sul nucleo: tutte le domande da porsi (come iniziare, come finire, quale scena inserire, quale personaggio eliminare, ecc) vengono dalla messa a fuoco di questo nocciolo qui: cosa voglio raccontare? Quando si è ottenuta la risposta, e solo quando la si è ottenuta, ci si può porre la domanda più importante: come? Il come è spesso una questione di spinte (da che parte, quanto in profondità, con quale forza, verso cosa, contro cosa, ecc) ed è ciò che fa il romanzo.

Qual è il canale che tu consiglieresti a un esordiente per accedere al fantastico mondo dell’editoria? Agenzie letterarie? Piccoli editori? Concorsi?
Qualsiasi canale in grado di rappresentare un percorso. Non si arriva alla pubblicazione così: ho scritto un libro, to’. Frequentare corsi di scrittura creativa, partecipare a concorsi, premi, festival, inviare a riviste, blog, piccoli editori, significa prima di tutto farsi leggere: non puoi dire di saper scrivere finché non lo dice qualcun altro al posto tuo. E che questo qualcun altro possibilmente non sia la fidanzata o il miglior amico. Frequentare certi circuiti, partecipare a presentazioni, corsi, eventi di cui fanno parte scrittori e addetti dell’editoria non significa “entrare nei salotti” o sciocchezze simili: significa avere a che fare con chi maneggia la scrittura con più esperienza di te, con più consapevolezza di te, ed è quindi più capace di te a riconoscerne la qualità e i difetti. Allora forse può aiutarti. La scrittura, come ogni attività umana, si modifica e si qualifica grazie all’esercizio costante, allo studio, alla condivisione e al confronto. Attenzione però al “pretendere” un aiuto. Le figure professionali servono a questo: da insegnanti, editor e agenti puoi pretendere di essere seguito perché si discute in termini di lavoro. Anche questo è bene ricordarselo. Nessuno deve niente a nessuno: l’arte non la si fa per gli altri dunque aspettarsi un volontariato di ritorno non ha senso.

Qual è il miglior modo per presentarsi a un agente letterario o a un editore?
Non ci sono regole generali, anche perché non a tutti è possibile presentarsi. Ci sono case editrici che non accettano manoscritti in visione e ci sono agenzie alle quali si può arrivare solo tramite il servizio di lettura a pagamento (in quel caso si riceve una valutazione, quindi è normale e giusto pagare). L’agenzia United Stories che ho fondato con Luca Briasco e Colomba Rossi ha un canale di invio manoscritti aperto: il patto è che rispondiamo entro due mesi, ma solo se interessati. In occasioni come questa, in cui hai la possibilità di presentarti e il servizio non prevede un pagamento (e quindi un’etichetta specifica da seguire) secondo me può essere bene:

– parlare brevemente di sé e del proprio progetto nel corpo della mail
– allegare l’intero testo o in alternativa un estratto rappresentativo (non per forza l’inizio: una parte “forte”) di 30 pagine circa
– allegare una sinossi, oppure un plot o anche uno schema della struttura (se il testo è altamente letterario e difficile da ridurre in plot) in modo da dare una visione d’insieme.

Cosa non deve fare un esordiente con la sua opera prima?
In realtà io sono abbastanza allergica ai “non deve”, anche quando comprendono prevedibili risposte del tipo “non deve pubblicare con una casa editrice a pagamento” – che poi non è pubblicare ma farsi stampare. Io tendo a dire non dovrebbe. Sono una persona che ha fatto un percorso sia di vita che professionale abbastanza fuori dalle prassi quindi non credo negli anatemi, nelle catastrofi e nell’irreparabile: fare sciocchezze da esordiente è una cosa normalissima e che non chiuderà nessuna porta a prescindere. Fare sciocchezze può anzi rientrare nel proprio percorso di crescita della scrittura. Parliamo di quello che dovrebbe fare: guardarsi attorno, cercare via internet, via passaparola, letture, amicizie, informarsi, allenare anche in questo senso il proprio sguardo per scegliere. Gli servirà anche come autore.

Immagino che nel tuo lavoro di editor freelance ti capiti spesso di lavorare per la prima volta con autori che non hanno una grossa esperienza di revisione del testo. Quali sono le difficoltà che incontri con maggior frequenza, le resistenze più complicate da superare?
A volte le cose che si danno più per assodate sono le più difficili da mettere in atto. Il famigerato “show don’t tell” per esempio – anche lui abbastanza frainteso, al punto che certi manoscritti sono pieni di micro-azioni inutili e di personaggi che fanno-fanno-fanno e non fanno niente, e non si fermano mai a essere – viene confuso con la necessità di non creare introspezione, discussione, considerazione. Mentre bisognerebbe capire che anche il pensiero ha un movimento da seguire, da mettere in mostra, da dimostrare attraverso la rappresentazione di sé stesso e non la dichiarazione. Altre volte c’è l’estrema introspezione che diventa diario delle medie, l’accumulo di aneddoti, episodi, caricature, affreschi, la costruzione di personaggi singoli che si ritengono memorabili ma vengono lasciati a sé stessi, soli nella scena, senza lo scontro con gli altri personaggi, senza che siano spinti da motivazioni e anelino a raggiungere obiettivi. Succede che sia difficile far capire che se una cosa è da rifare vuol dire rifarla davvero, cancellare se è necessario e comunque ricominciare, perché la modifica delle singole frasi non porta da nessuna parte, non serve proprio a niente. Le storie non sono fatte di parole.

Quali sono gli errori più comuni commessi dai dilettanti?
Uno, genitore di tutti gli altri: credere che scrivere sia una mescolanza di quello che facevi fin dalle elementari + un hobby + un’impellenza – la famosa “urgenza”, la “necessità di dire”– che poi equivale allo sfogo. Scrivere narrativa non ha niente a che vedere con i temi e gli esercizi scolastici. Può sì cominciare come hobby, come prova, ma solo se poi diventa esercizio e studio: come con la musica, la pittura, la danza (quelli che vanno in discoteca sono danzatori?). E non può limitarsi a essere un tentativo di crescita personale, di psicanalisi, di salvezza: scrivere non ti salverà. Ma neanche ti dannerà, come agli scrittori romantici piace far credere.

Quando avrai finito di scrivere molto probabilmente sarai sempre te stesso, proprio uguale-uguale a prima, con le caratteristiche che rivendichi e quelle che detesti ancora appiccicate addosso, e dovrai andare a fare la spesa.

Stiamo arrivando al termine anche di questo laboratorio, tre mesi insieme nel nostro forum riservato, tre mesi di scrittura, analisi e confronto, oltre quaranta persone di età e città diverse che spero si portino via qualcosa di più di quello che cercavano.
Le interviste sono una di queste cose.

Ancora una volta il GSSP è stata un’esperienza magnifica.

Un romanzo, una volta scritto, lo si cova.
C’è una cova lunga, a volte anche di un anno, durante la quale succedono moltissime cose dentro il guscio che protegge il libro.
E vige un dictat preciso: non si dice niente finché non si può dire qualcosa.
Che sembra facile, ma col cavolo.

Ho iniziato a scrivere Vittoria il 12 marzo 2017, l’ho consegnato alla mia agente a giugno 2017, poi alla mia editor in Feltrinelli il mese dopo, è piaciuto, è stato inserito nella programmazione editoriale, ho firmato il contratto, l’ho riletto, ho fatto un po’ di modifiche com’è normale fare e siamo già arrivati all’autunno inoltrato senza che io potessi dire niente (giusto un post sui social per dire del contratto firmato, poi zitti tutti di nuovo).
È stato definito il titolo (sono felice che sia rimasto quello che avevo dato io), la scheda di presentazione agli addetti ai lavori, il copertinario per i librai, la prima versione della copertina e siamo arrivati a gennaio 2018 sempre nel silenzio della cova. Leggi il resto →

Ero più agitata, sei edizioni fa. Anzi, diciamo pure che ero terrorizzata.
Stavo per accogliere una trentina di persone che avevano accettato di farsi chiamare Scrittori Pigri, di scegliersi ognuno un nickname e di seguire un laboratorio di scrittura in un forum con me.
Nessuno si sarebbe mai visto, tutti saremmo stati insieme per mesi.
Pazzi loro, pazza io.

Dopo quattro anni e cinque edizioni concluse del Gruppo di Supporto Scrittori Pigri, Leggi il resto →

Il GSSP Fare un romanzo è stato: 3 mesi di laboratorio; 8 esercitazioni settimanali; 4 analisi di testi, 1 primo capitolo da scrivere; 7 stanze di forum; oltre 10.700 commenti; 1 scrittrice, 1 agente letteraria e 1 editor intervistate; 53 il massimo punteggio raggiungibile che è stato raggiunto da 3 Scrittori Pigri; 43 Scrittori Pigri iscritti; 41 hanno fatto l’esercitazione più consegnata (la prima), 25 quella meno consegnata (l’ultima) e 24 l’analisi dei testi meno consegnata (quella sulla trama); 17 hanno fatto tutto ma proprio tutto quello che era in programma; 33 sono stati i primi capitoli consegnati (e editati da me e Margherita Trotta).

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È da un po’ che non aggiorno il blog, ormai i social hanno preso il sopravvento e devo dire che mi dispiace, qui c’è un respiro più ampio e la sensazione di qualcosa che resta. Ma si sa, va così.
È da un po’ che non aggiorno il blog anche perché gli ultimi mesi sono stati impegnativi: il GSSP Fare un romanzo, l’ultima presentazione di Qualcosa di vero, il lavoro al mio nuovo romanzo (mancano pochi mesi, ormai, e lo troverete in libreria) e la gara di racconti per vincere il prossimo laboratorio degli Scrittori Pigri.
Quello di gennaio, sulle tecniche narrative.

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Stamattina e domattina succede qualcosa di molto bello e molto divertente in dodici librerie Feltrinelli: alcune classi di istituti superiori si sfidano su due libri.

Contemporaneamente, in dodici città italiane (le so tutte: Bari, Bologna, Catania, Firenze, Genova, Lecce, Milano, Napoli, Palermo, Roma, Torino e Verona) si terrà il primo turno del torneo di lettura nazionale “Fuori-Classe. Sfida per i libri” organizzato da Prima Effe, la squadra di Feltrinelli che si dedica alle scuole (perché dai, sono una squadra anche loro. E fanno cose interessantissime).

A Genova, hanno accettato la sfida il Liceo Classico Colombo e l’Istituto Superiore Montale.
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La gara di racconti è iniziata, da oggi e fino al 15 dicembre aspiranti Scrittori Pigri si sfideranno per vincere il prossimo laboratorio online di narrativa con me, il GSSP Scrittura e narrazione che inizierà il 22 gennaio 2018.

Qualcuno ha già inviato il proprio testo nei giorni scorsi, così da essere tra i primi pubblicati, ma c’è tempo fino al 14 dicembre per partecipare, e fino al giorno dopo per farsi votare dalla Giuria popolare.

Quest’anno c’è una grande novità: una terza iscrizione in palio.
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