• Il dolore l’aveva già inchiodata da oltre un decennio agli arresti domiciliari e la sua piccola ricevitoria era l’unica finestra sul mondo che si concedeva per sentirsi ancora parte dell’esistenza collettiva.

    Buona Fortuna

Per chi si è perso la prima presentazione di Buona Fortuna nella mia città, per chi c’era e vuole vedere se è stato inquadrato, per chi c’era e vuole ripetere l’esperienza per insondabili ragioni, questa è la vostra occasione.
Ecco un quarto d’ora di estratti montati da Alberto Suàrez by Meucci Agency.
Era il 7 febbraio scorso, eravamo alla Feltrinelli di Genova, eravate tantissimi, io gesticolo come uno che sta affogando e leggo con la velocità di un topo sui binari della metro.
Mai nessuno che mi spari quando serve.

Oggi, l’attivissima Maila Daniela Tritto, mi ha annunciato emozionata la nascita del numero zero di RainbWoman, un coraggioso progetto editoriale tutto Web 2.0, per usare il gergo odierno (già domani sarà roba d’altri tempi), che potete scaricare online.
A dargli vita sono state numerose blogger che in questi anni ho avuto la fortuna di conoscere -rigorosamente via internet!- e delle quali ho sempre trovato stupefacente l’instancabile operosità a cui dà vita la loro passione: la lettura.
Che, per dire, anche io amo leggere e sono sempre connessa con la Rete, ma solo dieci minuti della loro vita mi stramazzerebbero sul divano per un paio di settimane.
Loro invece vanno avanti come piccoli, determinati ed entusiasti caterpillar, si sostengono a vicenda, collaborano, creano, scrivono, scambiano idee e si ritagliano nel mondo lo spazio che vogliono, senza perdere tempo a desiderarlo in forma astratta.
Chi mi conosce lo sa: non sono mai stata una fan delle cose fatte dalle donne con le donne e per le donne, anzi, mi imbestialisco quando, solo perché sono una donna, vengo automaticamente relegata nella scrittura femminile per le femmine con le femmine e sulle femmine e avvolta mio malgrado in uno zucchero filato rosa.
Ma quando vedo nascere questi progetti e vedo queste ragazze costruire, fare, inventare, be’, non posso fare a meno di tifare per loro.

Per cui ecco il numero zero di RainbWoman, godetevelo.
E visto che ho avuto l’onore di essere intervistata per questa prima uscita, ci si vede a pagina 44 (con le immancabili foto di Sara Lando).

NeroneFin da piccola ho vissuto in appartamenti progettati da mio padre e ingioiellati dalle sculture di Nerone.
Un architetto e uno scultore, insieme, uniti da una profonda amicizia e da un’incommensurabile ammirazione l’uno per l’altro.
E uniti da un senso dello spazio e dell’arte fuori dagli schemi, senza il minimo interesse nell’omologarsi a ciò che erano l’architettura e l’arte in quel periodo in Italia.
Per cui la casa dove ho vissuto dal nulla ai quattro anni, quella dove ho vissuto i vent’anni successivi e quella dove vivo adesso, hanno tutte la loro firma.
Mi diverte sempre studiare le diverse reazioni di chi si trova davanti a qualcosa creato da loro, casa, appartamento, scultura o quadro che sia. E mi colpisce sempre come si passi dall’apprezzamento più entusiasta all’imbarazzo di chi proprio non riesce ad apprezzarlo, ma mai, assolutamente mai, si sfiori l’indifferenza.
In casa mia di cose che attirano l’attenzione ce ne sono parecchie, a cominciare da quel teppista dell’ultimo gatto arrivato, ma la prima è sempre qualcosa di Nerone. Lo è sempre stato.

Sono cresciuta giocando, dormendo, confidandomi col terzo dei suoi figli, Leopoldo, quello che posso definire l’amico più “antico” che ho, quello con cui ho passato, a meno di quattro anni, un’intera notte nel lettone dove ci avevano messi a dormire costruendo mirabolanti giochi con fogli di carta e inventando storie da far volare come aeroplanini. La prima notte nel letto con un ragazzo e forse la più divertente e indimenticabile.
Leopoldo, che ha seguito le orme di suo padre e ne è il suo erede artistico, di Nerone una volta mi ha detto “Non ha saputo essere un padre, ma era un artista vero ed è stato un grande maestro e un grande amico. E’ questo che mi manca di lui“.

Nerone, che non c’è più da quasi vent’anni, era un artista vero e ora potete scoprirlo e scoprire le sue opere sparse in tutto il mondo. Ne vale la pena.
A Torino, al Museo Regionale di Scienze Naturali, la sua Personale resterà fino al 20 giugno 2013.

Io, che da giovedì sarò a Torino per il Salone Internazionale del Libro, non perderò l’occasione di vedere questa mostra e abbracciare i ricordi.

E’ online l’e-book What Women (don’t) Want, un’iniziativa che ha riunito decine di autori per combattere la battaglia contro la violenza sulle donne. Un tema purtroppo sempre più prioritario che impone di essere affrontato su diversi livelli, compreso e forse soprattutto quello culturale.

What Women (don’t) Want è promosso da Diario di Pensieri Persi in collaborazione con Speechless Magazine, Zeroviolenza e Casa delle Donne di Bologna.

Abbiamo partecipato in molti per riempire pagine dense di storie, dolori, verità.

Scaricatelo, leggetelo, è gratis ma arricchisce le coscienze.

Chi troverete
Prefazione
Sol y Ombra di Ornella Albanese
Notte nella savana di Francesca Battistella
La bambina di Francesca Bertuzzi
Nessun amore più grande di Elisabetta Bricca
Lui, lei di Catherine Cipolat
Tenetemi stretta di Sabina Colloredo
Tagli, tinta e messa in piega di Laura Costantini e Loredana Falcone
La storia di Fulvia di Daniela Danna
Giorno segreto di Alan D. Altieri
Chi difende Margherita di Maurizio De Giovanni
Segni di Barbara Fiorio
La colpa di Gabriella Genisi
Bye bye baby di Amabile Giusti
Un biglietto sul marciapiedi di Mauro Marcialis
Tutti i particolari in cronaca di Selene Pascarella
Regola 23 di Francesca Petrizzo
Le donne nelle serie tv: eroine, vittime, ribelli di Chiara Poli
Solidarietà femminile di Susanna Raule
Se questa è l’umanità di Leni Remedios
Persecuzione di Davide Roma
Il bicchiere mezzo pieno di Anna Talò
Le fate di Norham Manor di Emanuela Valentini
Il dio aquila di Simona Vinci
Appendice: Per una relazione possibile tra uomini e donne di Monica Pepe

connected worldHo passato cinque  giorni senza internet causa guasti tecnici a qualcosa di impreciso che non dipendeva da me e ho passato quei giorni a sclerare perché lontana dalla Rete, a schiumare dalla rabbia per quest’amputazione, a elencare mentalmente tutte le cose che mi veniva impedito di fare, poi a liberare un ragno dall’angolo dello studio, a ordinare le bollette accumulatesi in un anno e mezzo, a tagliare le unghie ai gatti, a passare la cera sul pavimento, ad andare fino alla banca per fare un bonifico, a portare a mano un documento al commercialista, a contattare per telefono le persone che dovevo assolutamente sentire e, a conti fatti, ad adattarmi a ritmi pre-internet, senza la home dei social network da controllare per essere aggiornatissima, senza gli allegati via mail, senza rassegne stampa online.
Senza i tempi di azione di un colibrì cocainomane, insomma.

Tutto questo con l’alibi di ferro di un’imposizione indipendente da me, per cui, eh, mi spiace, non ho internet, già, dimmi niente, senti, ne parliamo la prossima settimana ok?, no, non l’ho visto/letto/ricevuto, di che parlava?, vabbe’, poi ci sentiamo.

Ed ad accorgermi, esaurita la feroce bava alla bocca, che stavo respirando in modo diverso.
Ragazzi, non siamo mica messi tanto bene, ve lo dico.

garza 4Vorrei parlar di cose frivole ma ogni volta succede qualcosa che appesantisce l’aria e mette al bando la leggerezza.

Vorrei raccontarvi delle mie presentazioni in giro, delle persone fantastiche che ho conosciuto o che ho rivisto a Treviso, a Padova, a Bolzano.
Delle cose -buonissime ma ipercaloriche ma buonissime- che ho mangiato, dei semini di cereali con cui ho riempito la macchina al ritorno dal Trentino Alto Adige, del viaggio sotto una pioggia scrosciante coi cd dimenticati sotto il sedile e non raggiungibili senza uno schianto letale.
Del mio mal di schiena che mi fa compagnia da due settimane e che magari, se giovedì non pulivo casa come il diavolo della Tasmania, forse un po’ passava.
Del libro che ho appena finito di leggere, Le fantastiche avventure di Kavalier e Clay di Michael Chabon, un Pulitzer del 2001 che merita per la storia che racconta e per i due antieroi che ci consegna.
Del dramma della scarpa di stagione, che in questo periodo non so mai cosa mettere  e odio le scarpe senza calze e le gambe ancora bianchicce che qui di sole se n’è visto poco.

Vorrei fare chiacchiere da tisana allo zenzero a metà pomeriggio o da bicchiere di Sauvignon prima di cena ma tutto intorno è complicato e ogni cosa sembra fuori luogo, per cui ora provo la zuppa giapponese liofilizzata che ho trovato all’Esselunga di Quaregna e penso a un nuovo libro da leggere e a un altro da scrivere.

 

e la foto è sempre scattata da Sara Lando, va da sè.

Festival delle Resistenze

Il ”Festival delle Resistenze contemporanee” è arrivato alla sua terza edizione. Sono moltissimi i soggetti, associazioni, enti, persone, che hanno lavorato al progetto e che ne hanno permesso l´allargamento ad altri quartieri della città di Bolzano, a Merano e alle altre realtà provinciali.
La scelta dell´immagine del manifesto di questa edizione esprime un nuovo concetto di cittadinanza: paritario, plurale e universale. E per farlo ci siamo ispirati, ancora una volta con democratica tenacia, ai valori fondanti della Costituzione cui dedichiamo espressamente quest´anno la settimana del Festival.
Perchè la formazione condivisa di un vocabolario del cittadino e della cittadina è il primo irrinunciabile passo dello stare assieme in maniera solidale.
Christian Tommasini
Vicepresidente della Provincia | Assessore alla Cultura italiana

Un’iniziativa di grande valore, significato e interesse.
Qui trovate tutto il programma.

Ci sarò anch’io, onorata ed entusiasta di farne parte, per cui, se passate di lì, ci vediamo venerdì 26 aprile alle 18.30 al Nadamas, in Piazza delle Erbe 43/44, dove avrò il privilegio di essere presentata da Vincent Raynaud, traduttore letterario ed editor per la prestigiosa casa editrice francese Gallimard.

Più di così non so che dirvi.
Non resistete, venite a Resistere con noi.

Diverso sarò ioIn questi giorni di Resistenza spunta un’occasione pirata per scrittori e aspiranti scrittori  di fare qualcosa di R-Esistenziale.

DIVERSO SARO’ IO! è un concorso etico-letterario senza scopo di lucro promosso dall’Associazione Culturale Pescepirata, in collaborazione con il Festival Letterario San Giorgio di Mantova Books, rivolto agli aspiranti scrittori e a quelli affermati, insomma a chiunque abbia voglia di scrivere un racconto.
La prima edizione (2 aprile-20 maggio 2013) vedrà la premiazione dei primi tre classificati all’auditorium del festival il 9 giugno.
La partecipazione è gratuita e si partecipa con un racconto a genere libero che contenga un chiaro riferimento alla tematica della diversità.

I tre finalisti vinceranno 40 romanzi offerti da otto editori indipendenti, rappresentanti di un’editoria giovane, innovativa e onesta (NOEAP): Neo Edizioni, Miraggi Edizioni, Edizioni La Gru, Ad est dell’Equatore, Caracò Editore, Las Vegas Edizioni, Gorilla Sapiens e La Piccola Volante.
L’agenzia letteraria Editfloor regalerà al vincitore una valutazione di un romanzo.

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