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Cosa succederebbe se, anziché limitarsi a trasformare in storie la propria fantasia, gli autori delle fiabe più famose avessero stretto un patto con il diavolo condannando le proprie creature a uscire dalle pagine dei libri per affrontare i vizi e le virtù della quotidianità?

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Una vita da favola. Non è quello che tutti vogliamo? Ma come la immaginiamo: come quella di Cenerentola, da sfigata a strafiga, o come quella della Bella Addormentata, da narcolettica a sposa dell’anno?

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C’era una volta una bambina di nove anni che si chiamava Barbara (si chiama Barbara anche adesso, ma di anni ne ha molti di più…). Se tu chiedevi a questa bambina cosa volesse fare da grande, lei ti rispondeva “la scrittrice di favole”.

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Intimissimi

La fregatura dei negozi di biancheria intima sono i cataloghi.
Tu entri, attratta da pizzi e balconcini ma soprattutto dal desiderio di poterli indossare con una certa efficacia, perchè, diciamocelo, è importante piacersi e fare un sacco di roba per se stesse e blablabla ma dai, seriamente, non ti compri un completo di pizzo se non prevedi o speri di farlo apprezzare a minimo un’altra persona.

Insomma tu entri affascinata da tutti quei piccoli e accattivanti pezzetti di stoffa e ti riproponi di guardare solamente, giusto un’occhiata, hai mezz’ora da far passare e perchè non passarla guardando mutande e reggiseni (pensieri da femmina…).

Poi eccolo, il maledetto, il catalogo. Lo trovi alle casse, sui ripiani ma soprattutto in dimensione tirannosaurica sulle pareti del negozio dove, immancabile, bellissima e con lo sguardo anche simpatico, campeggia una stragnocca a cui quel completino sta davvero da dio.
In quel momento, senza un briciolo di realismo, tu proietti quella mise su di te e desideri fare lo stesso effetto.
Certo, sì, come no. Uguale.

Sono entrata da Intimissimi di via XX Settembre, a Genova. Volevo solo dare un’occhiata, ovviamente. Tra l’altro, in questo periodo, ho quei tre chili flaccidi in più che urlano Buoni i cornetti ripieni di ricotta eh? Ma sì, che ti frega della 42? tutte le volte che passo davanti a uno specchio.
Se c’è una senza un barlume di disciplina e determinazione nelle diete, sono io.

Mi è venuta incontro Dany, una giovane donna dal sorriso spontaneo e il buon modo nei gesti.
Certo, solo un’occhiata, sei hai bisogno sono qui, se ti interessa c’è una promozione sui basic. In effetti avrei bisogno di un minimo rinnovo, quasi quasi tre slip li prendo. Hai visto i nuovi completi in offerta? Eh, ma guarda, sul reggiseno c’è sempre il problema del modello. Hai ragione e poi serve tempo per provarli con calma, tu guardali, semmai torni quando hai voglia, quella lì è la nuova linea, secondo me ti si addice più delle altre.
E c’azzecca, diamine, non mi ha mai vista ma ci azzecca. Coglie al volo gusto, misure e caratteraccio diffidente e rassicurandomi, senza imporsi, con gentilezza, riesce a farmi sopravvivere ai maledetti neon dei camerini (perchè nessuna catena di biancheria intima ha mai pensato di investire nella consulenza di un’esperto di illuminazione?) e a farmi uscire con tre brasiliane di microfibra, tre slip di pizzo e un reggiseno abbinato.
Che, per la cronaca, non mi staranno mai come alla magra, soda, giovanissima e biondissima modella di Intimissimi.

Ma grazie a Dany sono molto soddisfatta degli acquisti. Ora devo solo risolvere il conflitto tra linea e ingestibile golosità.
E, come dicono le nonne, in caso d’incidente sono pronta a non fare brutta figura.


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Io lo capisco che nel mondo di internètte girano certi ceffi virtuali che in confronto il rapinatore old style nella strada buia di notte fa quasi tenerezza.

Capisco che ci si debba difendere dalla minaccia dei robot che fanno agguati nella Rete e tentano di insinuarsi nel tuo computer facendo strage dei tuoi dati, disseminando i file di mine antiuomo e contagiandoti coi più virulenti batteri informatici.

Insomma capisco la necessità di antivirus e controlli, capisco quindi anche i captcha, quelle parole distorte e senza senso, che sembrano pronunciate da uno con un ictus in corso, che si devono digitare quando si interagisce con certi siti web. Devi dimostrare di essere una persona e non un robot, va bene, a quanto pare i robot non sanno leggere e riportare quanto letto, niente cut&paste sul captcha, ok, ma diamoci una calmata.

Non so voi, ma io ultimamente non faccio che imbattermi in parole così deformate che non riesco a distinguere le lettere. Continuo a cliccare la freccetta per avere un nuovo captcha sperando sia vagamente più comprensibile ma niente, a volte finisco per arrendermi perchè chissà se quella era una i maiuscola o una l minuscola, una m o una n, una b o una h, una o e una l o una d…

Sono sempre più storte, compresse, ondulate, a volte persino al contrario. Solo un robot potrebbe decodificarle. Infatti sono generate automaticamente. Da un computer, va da sè. Qualcun altro coglie il paradosso?


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Giovedì e venerdì sarò al Salone Internazionale del Libro.

Se anche voi capitate da quelle parti e volete che ci si incontri per riempire una mezzoretta di clamorose schiocchezze sparate con leggerezza, sapete come contattarmi.

Se invece avete piacere di dedicarvi all’intellettualità, ok, dai, fa niente, ci si sente un’altra volta.


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The Avengers

L’ho visto ieri sera e lo rivedrei subito. Ho riso, riso e ancora riso, godendomi appieno questa spettacolare marvellata e divertendomi come una bambina.

Capisco che non sia un film intellettuale con profonde analisi psicologiche dell’animo umano e della società moderna, capisco che non scandagli i sentimenti o non si basi su pietre miliari della letteratura mondiale, capisco che non faccia alcuna denuncia civile nè che racconti una storia che potrebbe riguardare chiunque di noi, ma non ho alcun problema a dire che è comunque un film grandioso.

Certo, devono piacere i supereroi della Marvel, devono piacere i film fumettosi d’azione e d’avventura, devono piacere le battute veloci, esagerate e un po’ gradasse, devono piacere le citazioni sparse.
Ma dentro questo film ci sono un cast notevolissimo e decenni di storia del fumetto, non stiamo a fare gli intellettuali a vanvera.

Mettere insieme personaggi come Iron Man, Thor, Loki, Capitan America e Hulk non era affatto semplice. Ognuno di loro ha quella che in gergo spocchioso si dice cifra stilistica e che in questo caso è completamente diversa da quella degli altri.
Poteva essere un problema


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Dopo una goduriosissima cena la sera prima, io e Gianluca Morozzi avremmo dovuto vederci a pranzo dopo il suo incontro coi ragazzi dell’Istituto Nautico San Giorgio per Il maggio dei libri, un’iniziativa promossa dal Centro per il Libro e la Lettura del Ministero per i Beni e le Attività Culturali, iniziata il 23 aprile, in coincidenza con la Giornata mondiale del libro e del diritto d’autore promossa dall’UNESCO, e che culminerà il 23 maggio con la Festa del Libro.
Tra le varie iniziative, scrittori e illustratori vengono sparpagliati per le scuole d’ogni grado del territorio nazionale con la missione di portare il Verbo, nel senso letterale della Parola, la parola scritta, per l’esattezza. Girano di città in città con un trolley rosso decisamente visibile, vanno nelle aule magne o nelle palestre e davanti a intere classi di studenti parlano di libri, di lettura e di scrittura.

I Dii hanno voluto che


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Un anno fa, al Salone Internazionale del Libro di Torino, ho conosciuto Silvia Meucci, un’agente letteraria alla quale mi sono presentata coi miei libri già pubblicati e un inedito appena terminato.
Lei mi ha trattata come una scrittrice, cosa che nemmeno io facevo, impedendomi fin da subito di restare due scalini sotto di lei, come d’istinto facevo con deferenza.
Alla pari, guardandoci negli occhi e non lesinando sui sorrisi di pancia, abbiamo chiacchierato, ci siamo raccontate e lei si è offerta di leggere il mio inedito.
Un mese dopo mi ha chiamata, ci siamo viste e, con grazia e rispetto, ha smontato pezzo per pezzo tutto quello che avevo scritto, incoraggiandomi a riscriverlo daccapo, perchè secondo lei io potevo fare di più e di meglio.
L’ho riscritto completamente, seguendo le sue indicazioni, lei lo ha riletto, dopo un mese mi ha chiamata e, sempre con grazia e rispetto, pur riconoscendo il netto miglioramento del libro, ha smontato pezzo per pezzo la nuova versione.
Scrivine un altro, mi ha detto, e quando sarai pronta mandamelo.
A questo ha aggiunto un piccolo elenco di veti che mi ha gettata nel panico.
Ti tolgo tutte le stampelle perchè ho visto come scrivi e puoi farlo senza quelle. Anzi, devi farlo senza quelle, non ne hai bisogno.
Totalmente impanicata e come un gatto senza vibrisse mi sono messa a scrivere un nuovo libro.


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Avete una sceneggiatura nel cassetto? Ne avete una in testa?
E’ il momento di cogliere le occasioni: avete ancora un mese di tempo per partecipare al Cortificio, un concorso per sceneggiature di cortometraggi.

Come cita l’articolo 1 del regolamento verrà premiata la sceneggiatura, l’idea, la sagacia, il coraggio nel proporre un testo a un produttore video, eliminando, almeno per il vincitore, il divario tra scrivere un corto e realizzarlo.
Traducendo: se vincete vi producono il cortometraggio veramente per davvero, vero vero.
Nella giuria, a parte me, c’è anche gente seria. Tipo quelli di Minimum Fax Media e di Coming Soon.

Cosa ci faccio io nella giuria di qualità è roba che loro hanno cercato di motivare, ma in realtà penso sia un altro scherzo dei Dii.

PS
Non ci sperate: non faccio favoritismi e so essere bastarda. Veramente per davvero, vero vero.


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