• Si rivolse a lei con un sorriso angelico e uno sguardo da cobra.

    Chanel non fa scarpette di cristallo

Oggi inizia la gara di incipit per vincere due iscrizioni al prossimo laboratorio degli Scrittori Pigri, giunto alla sua quinta edizione.
Tre mesi in un forum online insieme a me, tre mesi intensi a lavorare a testa bassa sul proprio romanzo, ciascuno il suo, con un costante confronto di gruppo, analisi dei testi, definizione della struttura, del protagonista, del conflitto, dei personaggi, della trama fino alla sinossi e al primo capitolo, accompagnati, questi ultimi, dalla professionalità di Alice Basso e di Margherita Trotta.

Ma parliamo della gara: ve la riassumo in poche parole.

Si terrà dal 27 luglio al 27 agosto 2017.
Le iscrizioni in palio per il GSSP Fare un romanzo sono due: quella assegnata dalla giuria popolare che vota gli incipit su Facebook e quella assegnata dalla giuria di qualità che seleziona i migliori tre.
Entro giovedì 31 agosto 2017 verranno annunciati i vincitori.

Per partecipare bisogna

  • Scrivere un incipit di massimo 2000 caratteri (spazi inclusi).
  • Inserirlo all’interno di una mail aggiungendo anche: titolo, nome e cognome dell’autore e la frase Si richiede la pubblicazione per vincere il GSSP”
  • Indicare nell’oggetto della mailUn incipit per il GSSP
  • Inviare la mail a scrittoripigri@gmail.com (non aggiungere allegati)

Tutti i testi in gara verranno pubblicati (entro 24 ore) nell’album fotografico “Incipit in gara” sulla pagina Facebook degli Scrittori Pigri e potranno essere condivisi, divulgati, commentati, votati.

Trovate il regolamento completo qui.
E ci sono pure un sacco di risposte alle domande che immagino vorreste fare.

E ora forza, cominciate a scrivere!
Si vince una gran bella avventura.

(Oh, se la competizione vi agita ma il laboratorio vi stuzzica, vi consiglio di iscrivervi entro il 31 luglio che risparmiate. Se poi partecipate pure alla gara e vincete recuperate i soldini) 

Vinci il GSSP – FARE UN ROMANZO 2017

Insegnanti e studenti: potete adottarmi!

Feltrinelli mi ha inserita nel suo progetto per la scuola, questo significa che insegnanti o studenti di scuole medie e medie superiori possono adottare “Qualcosa di vero” come libro di lettura e gettonarmi come si faceva coi juke box: cliccate su “Richiedici l’autore”, scrivete a Feltrinelli qualcosa del tipo “Mandateci Barbara! Vogliamo lei! La adottiamo!” e il prossimo anno scolastico io potrei comparire nelle vostre scuole e incontrare i ragazzi per chiacchierare del romanzo e in generale di scrittura.
C’è anche una bella scheda con domande e suggerimenti di riflessione su cui lavorare.

Librai che mi volete ma con cui non siamo riusciti a organizzarci: se conoscete insegnanti e studenti della vostra zona che mi vogliono adottare, potrebbe essere anche l’occasione per venire nella vostra libreria, oltre che nella scuola.

A me ‘sta cosa sembra bellissima, ci fossero stati progetti del genere ai miei tempi avrei stressato tutti gli insegnanti per adottare un sacco di autori che amavo. Quelli ancora vivi.

Se siete interessati scrivete a scuola@feltrinelli.it

Come gli Scrittori Pigri sanno, a farmi compagnia nel GSSP, c’è la mia adorata Margherita Trotta, redattrice Mondadori.

Nel GSSP Scrittura & Narrazione, quello che parte a gennaio, lei plana sul gruppo per la settimana della correzione di bozze e non ha pietà, mentre nel GSSP Fare un romanzo, quello che parte a settembre, si occupa insieme a me dell’editing dei primi capitoli che devono consegnare l’ultimo mese di laboratorio.

Quest’anno, per il GSSP Fare un romanzo, si aggiunge una docente d’eccezione, che sono immensamente felice di avere in squadra: Alice Basso, scrittrice ed editor.
Lei sarà a disposizione dei Pigri per una settimana e valuterà le sinossi dei loro romanzi, un documento fondamentale e delicatissimo che ogni scrittore deve saper scrivere e presentare a un editore.

Ecco con chi i prossimi Scrittori Pigri avranno a che fare, oltre a me che sarò presente per tutti i tre mesi di GSSP.

Margherita Trotta, redattrice e docente del GSSP 
Dopo gli studi classici e la laurea in Lettere Moderne a Padova, si è trasferita a Milano per la scuola di specializzazione in editoria libraria. Ha collaborato con l’agenzia letteraria Grandi & Associati e con la casa editrice Marcos y Marcos prima di approdare in Mondadori dove, dopo una buona dose di correzione bozze, da più di sei anni si occupa di Editing di narrativa italiana per le collane SIS, Strade Blu e Omnibus.
Tra i suoi autori: Mario Desiati, Roberto Cotroneo, Giuseppe Culicchia, Alessandro Barbero, Gabriele Romagnoli, Pietro Grossi.

 

Alice Basso, scrittrice, editor e docente del GSSP
Alice Basso è nata nel 1979 a Milano e dal 2006 vive fuori Torino. Dopo il liceo classico, la laurea in Storia contemporanea alla Normale di Pisa e un master in Comunicazione e media è stata traduttrice dall’inglese, autrice di testi per aziende di prodotti multimediali e coordinatrice dei tutor di un master telematico in comunicazione per l’Università di Torino. Dal 2006 lavora nell’editoria come editor e redattrice di saggistica divulgativa e valutatrice di testi provenienti dal mercato anglofono per una casa editrice per ragazzi. Nel 2015 ha pubblicato con Garzanti “L’imprevedibile piano della scrittrice senza nome“, a cui sono seguiti “Scrivere è un mestiere pericoloso” (2016) e “Non ditelo allo scrittore” (2017), i primi tre libri di una pentalogia che ha per protagonista Vani Sarca, una ghostwriter dark che si trova ad affiancare un commissario di polizia in una serie di indagini ambientate nel mondo dei libri.

Sono sinceramente orgogliosa e onorata di avere questa squadra d’eccellenza.

Il GSSP Fare un romanzo è un laboratorio online sulla costruzione di un romanzo, per arrivare dall’idea al primo capitolo, attraverso esercizi di lavoro su personaggi, narratore, linguaggi, struttura e storia. E per imparare a presentarlo a una casa editrice o a un agente letterario.
Inizierà il 18 settembre e terminerà il 18 dicembre 2017.
Si terrà interamente su un forum online, cosa che permette a chiunque, ovunque sia, di partecipare e di gestirsi orari e giorni di frequenza.

Le iscrizioni sono aperte (Tariffa Promo valida per chi si iscrive entro il 31 luglio).
Clicca qui per compilare il modulo di iscrizione.

Sono due mesi che non scrivo sul blog, ormai i social hanno vinto e un po’ mi dispiace, perché questa è casa, con la rilassatezza di un divano comodo, non è la frenesia del ballo delle sedie che si vive su Facebook.
Ma vabbè.

Comunque, in questi due mesi, sono successe alcune cose di cui vi faccio il sunto, tisana alla mano.

 

Gssp+Barbara-coniglio

Si riparte col Gruppo di Supporto Scrittori Pigri
Torna il GSSP Fare un romanzo, abbiamo iniziato da poco la promozione, c’è la solita Tariffa Promo per chi si iscrive entro il 31 luglio, c’è la solita Tariffa Pigri per chi ha già fatto un GSSP, c’è l’attesissima gara di incipit per vincere due iscrizioni (partirà il 27 luglio).
E per quest’anno ho anche due assistenti alla promozione che mi permetteranno di spaparanzarmi su una sdraio al sole, sorseggiare acqua di cocco e non andare nel panico se qualche giorno non avrò il Wifi.
Questo sarà il quinto GSSP, secondo per l’edizione sul romanzo, un laboratorio che si consolida di anno in anno e che ogni volta si conferma un’esperienza intensa, impegnativa ma soprattutto bellissima.

Inizierà il 18 settembre, durerà tre mesi e si concentrerà sulla costruzione di un romanzo, ciascuno il proprio, per partire dall’idea e arrivare al primo capitolo attraverso esercizi di lavoro su personaggi, narratore, linguaggi, struttura e storia. E per imparare a presentarlo a una casa editrice o a un agente letterario.
Se avete voglia di capire come costruire e scrivere un romanzo, è il laboratorio che fa per voi.
Ovunque voi siate, perché tutto si svolge su un forum online, senza limiti di orario, di giorni, di tempo.

 

Genova d'autore
Ho consegnato un racconto a Morellini Editore
A ottobre 2017 uscirà Genova d’autore, curata da Gabriella Kuruvilla, un’antologia di racconti su Genova per la collana “Città d’autore”.
Insieme a me altri scrittori a raccontarvi qualcosa della nostra Superba.
Non credo di potervi dare anticipazioni sul mio racconto, dovrete aspettare quest’autunno per scoprirlo.

 

Yoga al mattino
Ho deciso dove andrò in vacanza
Più o meno. A dirla tutta l’ha deciso la mia amica che mi trascinerà in Kerala. India. Ad agosto. Già.
È andata così.
Isa – Flower! Ho deciso dove andiamo ad agosto!
Ba (con un brivido ghiacciato sottopelle) – Dove?
Isa – Si va in Kerala!
Ba (certa di aver capito male) – È in India. In India ad agosto. Piuttosto vado a vendere angurie sulla tangenziale di Milano.
Isa – Sciocca, il Kerala è meraviglioso, ti piacerà. Andiamo in una clinica ayurvedica.
Ba – UNA COSA?
Isa (trillante di gioia) – Fidati! È bellissimo! Torniamo asciuttissime, tonicissime, senza pancia né cellulite. È fantastico!
Ba – Ti è entrato lo scirocco nel cervello?
Isa (ticchettando sulla tastiera) – Sì! C’è posto! Mando subito una mail per prenotare due stanze.
Ba – Isa, aspetta un attimo, parliamone.
Isa (sventolando le mani per aria) – Ti piacerà da matti, ne sono sicura.

Preparatevi tutti, il Kerala sta per accogliere le White&Flower e per l’occasione abbiamo creato una pagina Facebook dedicata. Perché già i preparativi hanno un certo valore narrativo e perché là avremo il Wifi. E perché ci danno l’omaggio monsoni, ossia due giorni in più. Omaggio monsoni, già.
Se non altro i miei gatti sono salvi: qualcuno farà loro compagnia per le settimane di mia assenza. Beati loro.

 

Mia nonna saluta e chiede scusa L'uomo che metteva in ordine il mondo
Ho scoperto un nuovo autore di cui mi sono innamorata: Fredrik Backman
Sul serio, quando ho iniziato a leggere la prima riga di “Mia nonna saluta e chiede scusa” ho sentito il cuore battere in un modo diverso, come fa quando si sta preparando a godersi qualcosa di molto bello.
Purtroppo in Italia sono stati tradotti solo tre suoi libri e io ne ho già letti due, la crisi d’astinenza è dietro l’angolo.
Con Mia nonna saluta e chiede scusa chiudete gli occhi e andate a Miamas con Elsa e sua nonna: non ve ne pentirete (a meno che non siate degli intelligentoni).
Credo che l’autore abbia amato Big Fish visceralmente e ne abbia assorbito l’incanto, traducendolo in questo libro magico, profondo, emozionante, divertente, poetico, intelligente.
Con L’uomo che metteva in ordine il mondo Backman, ancora una volta, non gioca sull’imprevedibilità, sull’effetto sorpresa, ma sulla bellezza della vita che accade, su personaggi straordinari, su anime profonde e bellissime, su una scrittura leggera, ironica e capace di afferrarti le viscere e stritolarle quando arriva il momento del dolore.

 

Altre cose, vediamo.
Sì, ho perso i tre chili in eccesso che avevo.
Poi ne ho recuperati due.
E c’è nell’aria un nuovo romanzo, ma questa è un’altra storia.

 

Mio nonno, giocatore della Pro Vercelli e nella Cossatese, ha passato a mio padre l’amore per il buon calcio.
Ma il motivo per cui mio papà, classe 1932, è diventato tifoso del Toro è piuttosto buffo.

Quando era in collegio a Torino, dove lo avevano messo per fare le medie mentre la famiglia si trasferiva dal Biellese a Genova, i bambini, per dividersi in squadre a ricreazione, usavano i nomi delle squadre cittadine: Toro e Juventus.
Per mio papà non c’era una distinzione tra le due, ma siccome erano di più i bambini della Juventus, la possibilità di giocare aumentava nettamente se si stava nel Toro.

“Vabbè, papà” gli ho detto un giorno, ridendo anche un po’, “ma era come essere i bianchi e i neri. Perché poi sei rimasto tifoso del Toro?”.
Ha sorriso e stretto le spalle a sottolineare l’ovvio. “Per lealtà. Quando scegli una squadra è quella, non cambi idea”.
E il Grande Toro è stata in effetti la passione di mio padre per molto tempo.

Grande_Torino_1948-49_6
Avrà avuto quattordici o quindici anni quando la Nazionale venne a Genova per un allenamento: doveva poi incontrare una squadra straniera, chissà quale. In quegli anni la Nazionale, mi ha detto mio papà, era praticamente composta da tutto il Grande Toro (so che lo si deve chiamare così, dopo Superga) più Parola e Depetrini.

Mio papà, coi soldini guadagnati raddrizzando chiodi per mio nonno, si è comprato una foto del Toro (del Grande Toro!) e si è infilato nel pullman della squadra, fermo davanti allo stadio di Marassi.
Immagino che adesso sia impensabile che un ragazzino faccia una cosa del genere.
Emozionatissimo si è fatto fare l’autografo da tutti i calciatori: quelli del Toro (il Grande Toro!) ognuno sulla propria immagine, mentre Parola e Depetrini nel retro della foto.

Io, di quella fotografia, ne ho sentito parlare per decenni. Era una delle reliquie a cui mio padre teneva di più, ma purtroppo – sempre troppo fiducioso nella gente – l’ha prestata a un conoscente, un dipendente del Comune di Genova, tifoso del Toro, che voleva farsene una copia, e non l’ha mai più rivista.
Se sapessi il nome di quella persona andrei a suonargli a casa per riavere quella foto, ma – ahimè – mio padre non se lo ricorda.
(TU, in persona o figlio/nipote/quel che sei: se hai quella foto, me la ridai? Fammi fare una sorpresa gigante a mio padre e dimostra che c’è giustizia al mondo)

Era un grande ammiratore anche di Carlo Parola e della sua mitica rovesciata, da piccola me ne parlava spesso, lo ricordo bene perché mi faceva ridere immaginare qualcuno che si chiamasse Parola. Quando, diciassette anni fa, Carlo Parola è morto, mio padre ha cercato sull’elenco il numero di telefono e ha chiamato la vedova per dirle quanto ammirasse suo marito. Una telefonata che mi aveva commosso, quando me lo aveva poi detto: avevano parlato per un’ora, lei gli aveva raccontato come si erano conosciuti e innamorati, mio padre le aveva raccontato dell’emozione che gli dava vedere il marito giocare in quel modo.
Come dicevo, ha poca importanza la squadra.

Barbara pallone
Io, il calcio, non l’ho mai seguito. Nemmeno i mondiali. Li ho visti qualche volta per fare compagnia agli amici, ma non sono mai riuscita ad appassionarmi.
Però mi piaceva giocarlo.
Alle medie ero nella squadra della mia classe, l’unica classe di tutta la scuola che aveva due femmine, io giocavo in difesa, a volte in porta, raramente in attacco, e non ero mai l’ultima a essere scelta: ci mettevamo tutti in fila davanti ai due capisquadra e, a turno, venivamo scelti. Di solito, al quarto o quinto turno, venivo chiamata. Roba di cui andavo fierissima.

Per eredità familiare mi fa piacere quando il Genoa e il Toro festeggiano una vittoria e accetto di buon grado che il mio vicino di sopra copra la facciata del palazzo con uno stendardo rossoblu quando il Genoa vince qualche partita importante. Dai, ci sta, la passione quando fa allegria è sempre una cosa bella.

Italo FiorioHo conosciuto mio nonno che era già vecchio, o almeno era così che lo vedevo io da bambina.

Sapevo che era stato un impresario edile, che aveva costruito mezza Cossato e molte cose a Genova, da cinema a palazzi, che gli piaceva andare a caccia, vestirsi bene e ascoltare la musica classica nel suo studio (compresi i dischi del Rondò Veneziano che gli regalavo ogni Natale).
Quando, da piccola, dormivo dai nonni, aspettavo il mattino per infilarmi nel lettone e farmi raccontare da lui le storie dei partigiani o quelle che poi ho trovato nel libro Cuore, quando me lo hanno regalato amici di famiglia per la Prima Comunione (il libro Cuore era un regalo da Comunione gettonatissimo, ai tempi).

Sapevo anche che gli piaceva il calcio e che ogni tanto andava a vedere il Genoa
, che aveva due azioni della squadra, una per ogni figlio, e quel cuscinetto rosso e blu diviso in due parti che si apriva come un libro e diventava quadrato. Quanto lo desideravo! Ma era per andare allo stadio ma a me, allo stadio, mi ci hanno portata una volta sola, avrò avuto cinque anni, e quel giorno ho potuto sfoggiare il cuscinetto rosso e blu e sedermici sopra, urlare fortissimo “Gol!” quando lo urlavano anche il nonno e papà e incitare i calciatori con la palla davanti, ma solo quelli con la maglia rossoblu, i Nostri.

Quello che non sapevo era che mio nonno amava il buon calcio perché era stato un calciatore.
Non famoso, suo padre glielo ha impedito, doveva andare a lavorare nei cantieri, altro che giocare al pallone, ma ho scoperto che ha giocato tanto, soprattutto di nascosto da lui, e che ha cominciato nella Pro Vercelli.

La mia famiglia paterna è di Cossato, ora in provincia di Biella, e ai tempi, la scuola per geometri più vicina era a Vercelli, per cui il mio bisnonno aveva messo suo figlio Italo in un collegio in quella città per farlo diplomare – a quei tempi si usava – e metterlo poi a lavorare nell’impresa di famiglia.

Non sappiamo come sia entrato nella Pro Vercelli, ma è accaduto in quegli anni. Probabilmente lo avranno visto giocare, quando non studiava era sempre dietro un pallone.

Pare che abbia fatto parte della squadra per un paio d’anni, non sappiamo con esattezza quali ma lui era del 1902, sarà stato verso la fine degli anni ’10. In quel periodo divenne molto amico di Virginio Rosetta, tanto che, qualche anno dopo, lo fece andare a giocare a Cossato per un’occasione anche questa persa nel tempo e nei ricordi di famiglia. Mio padre ricorda una foto di quel giorno, con mio nonno e Rosetta insieme sul campo, ma purtroppo chissà dov’è finita.

Quando, finita la scuola, tornò a Cossato, andò a giocare nella Cossatese, forse per un’altra decina d’anni, anche questo non ci è chiaro, abbiamo alcune foto della squadra con lui che svetta, quasi sempre al centro e quasi sempre di profilo o di tre quarti. Non so perché non gli piacesse guardare in camera, forse per il suo innato senso di riservatezza, una caratteristica molto fioriesca.

Pro Vercelli - Cossato FBC 1933?
C’è anche un piccolo mistero sulla maglia della Cossatese fino ai primi anni ’30.
Nelle foto di mio nonno, in quelle dell’archivio della Pro Loco di Cossato e nei ricordi di chi c’era e si ricorda ancora quelle maglie stese ad asciugare il lunedì mattina, la maglia della Cossatese era nera con una stella bianca.
Ma anche quella del Casale lo era, per cui, tra gli appassionati di storia del calcio c’è un innalzarsi da una parte a dire che è del Casale e dall’altra a dire, in cossatese, di non sparare tavanade.
Da quello che ho visto, la maglia del Casale aveva uno sparato bianco che la Cossatese non aveva, secondo me hanno tutti ragione (ed è più bella la maglia della Cossatese, va da sé).

Da quello che ho capito, a quei tempi i calciatori erano per la maggior parte ragazzi che avevano un lavoro e che giocavano per passione, senza un compenso, come mio nonno, se non altro nelle squadre meno importanti. Non so come sia adesso, ma mi parlano di quei mondi come qualcosa di sano e pulito.
Sano come il senso sportivo, e mio nonno, che amava il buon calcio e i bravi calciatori a prescindere dalla squadra, quando, nell’immediato dopoguerra, lasciò il Biellese per trasferirsi a Genova, la prima cosa che fece fu andare a vedere gli allenamenti del Genoa. La sua passione per quella squadra credo nasca da lì.

Mio padre sostiene che chi ha praticato uno sport non considera mai l’altra squadra come il nemico ma solo come un avversario sul campo: finita la partita si torna tutti amici.
Come quando si giocava da bambini.
Non so se valga per tutti, di certo vale per la mia famiglia: non ho mai visto reazioni di invidia, di competizione agguerrita o di attacco agli altri, né in campo sportivo né in altri campi. Se qualcuno è bravo non importa se sia più bravo di noi, è bravo e basta, glielo si riconosce e lo si ammira per questo.

Del perché mio padre tiene per il Toro ve lo racconto un’altra volta.

Oppure potete leggere il pezzo intero su Io Gioco Pulito, voluto e pubblicato da Ettore Zanca, che ringrazio per avermi chiesto di aprire quel baule meraviglioso dei ricordi di famiglia.

Gssp+Barbara-coniglioAnche questo GSSP è finito.

Sono stati 3 mesi di laboratorio; 12 esercitazioni settimanali; 7 stanze di forum; 178 discussioni aperte; oltre 12.000 commenti; 4 scrittori intervistati; 49 il massimo punteggio raggiungibile; 48,3 il massimo punteggio raggiunto e 6,5 il minimo; 45 Scrittori Pigri iscritti tra cui 4 che hanno fatto solo due esercitazioni; 45 hanno fatto l’esercitazione più consegnata (la prima); 27 hanno fatto l’esercitazione meno consegnata (la penultima); 24 hanno fatto tutte le esercitazioni; 20 sono state le discussioni aperte nel corridoio della Ricreazione e oltre 2000 commenti di puro cazzeggio lasciati tra una e l’altra (in particolare: 720 nelle cose belle, 233 nelle cose brutte e 336 abbracci nell’angolo per le giornate di merxxa).

E infinite sono state le ore dedicate a questa avventura.
Ne è valsa davvero la pena.

Per questa quarta edizione il Gruppo di Supporto Scrittori Pigri era formato da 34 donne e 11 uomini.
14 sono le regioni italiane dove vivono – Lombardia (8), Veneto (8), Liguria (4), Emilia Romagna (4), Lazio (3), Piemonte (2), Sardegna (2), Puglia (2), Toscana (2), Calabria (1), Sicilia (1), Trentino (1), Campania (1), Abruzzo (1) – e 2 gli Stati esteri – Francia (Parigi) e Inghilterra (Londra).
13 erano gli Scrittori Pigri che avevano già fatto almeno un GSSP, tra i 25 e i 55 anni le loro età anagrafiche, 41 anni l’età media, 2 sono stati i docenti che hanno avuto: me e l’eccezionale Margherita Trotta (redattrice Mondadori).

Un grazie speciale a Sara Rattaro che ha regalato una video lezione dedicata a loro e ha risposto alle loro domande e altrettanti grazie immensi a Chiara Gamberale, Alice Basso e Riccardo Gazzaniga che si sono fatti intervistare da loro, rispondendo con la generosità che li contraddistingue.

Al momento siamo tutti un po’ disperati perché non ci vorremmo lasciare mai più: tre mesi in un forum riservato creano uno spirito di appartenenza molto forte e una bella comunità di persone unite dall’amore per la scrittura e la lettura.
Ci incontreremo in molti a Milano, a metà maggio, per un pranzo di fine corso, ma soprattutto resterà attivo il forum dei Sopravvissuti e Recidivi dove vanno tutti i partecipanti ai GSSP, per non perdere lo spazio di confronto che hanno saputo creare.

Il prossimo appuntamento sarà a settembre con il GSSP Fare un romanzo.
Le iscrizioni sono aperte con tariffe agevolate per gli Scrittori Pigri e per chi si iscrive entro luglio.

Nel frattempo continuerò a pubblicare i racconti scritti durante questo GSSP e scelti per essere messi sulla pagina Facebook degli Scrittori Pigri.

Pigri, dopo quattro edizioni sono ancora qua a commuovermi per dovervi liberare. Ma avete delle vite a cui tornare, lo so.
Vi abbraccio forte, uno per uno.
È stato molto bello lavorare con voi.

Barbara copertinarioSabato 8 aprile, dalle 10 alle 17 con un’ora di pausa pranzo, a Milano, all’atelier Le Troisième Songe (Via Savona 93, nel “Tortona District”, mi dicono di dirvi), torno con il mio laboratorio di scrittura ironica, Come lanciare meringhe a un castello.

Floriana Mantovani, che ha partecipato l’anno scorso, lo ha raccontato così.

Sarà una giornata dedicata a parlare di scrittura, di lettura e di ironia. Una giornata a scrivere, a raccontare, a guardare cambiando prospettiva, a smontare, a sdrammatizzare.
Osserveremo dolori, rabbie o fatti banali e li trasformeremo in qualcosa di diverso, di inatteso, di imprevisto.
Faremo agguati dietro l’angolo, capovolgeremo il binocolo, sorprenderemo e ci sorprenderemo, toccheremo le viscere e riacciufferemo le lacrime prima che scendano, rovesciandole in una risata.
E anche se il sarcasmo con certe persone è utile quanto lanciare meringhe a un castello, come dice Sir Terence David John Pratchett, noi ci proveremo. Perché siamo altre persone.

Il laboratorio dura sei ore, con un intervallo di un’ora per la pausa pranzo.
Le prime due ore circa sono dedicate alla teoria, ossia una lezione-conversazione sull’ironia e sulle varie tecniche di scrittura ironica, con esempi (si intende ironia in senso lato, compreso l’umorismo, il sarcasmo e altre forme di espressione letteraria simili).
Poi si prosegue con le esercitazioni. Tutti i partecipanti sono invitati a elaborare dei testi seguendo le indicazioni che vengono date. I testi saranno poi letti e analizzati insieme a tutta la classe. Sono previste due esercitazioni.

Non è necessario farsi alcuna tessera per iscriversi, quindi la quota è di 75 euro (per i miei Scrittori Pigri è previsto il 10% di sconto, perché io faccio favoritismi nel modo più sfacciato possibile, ma devono dirlo quando si iscrivono).

Dell’organizzazione se ne occupa l’insostituibile Maria Cristina Codecasa Conti e qui potete trovare informazioni anche sugli altri laboratori previsti.

Per informazioni e iscrizioni scrivete a info@letsonge.com
Ci fermiamo a 15 iscritti.

Ecco le indicazioni per raggiungere l’atelier Le Troisième Songe dove si svolgerà la giornata di lavoro.
Arrivando con il treno alle fermate Garibaldi o Centrale si prende la linea verde M2 direzione Abbiategrasso con queste opzioni:
– si scende a Romolo e si prende la filovia 90 (fermata Tortona)
– si scende a S.Agostino e si prende il tram 14 (fermata Piazza Napoli)
– si scende a Porta Genova e si arriva a piedi facendo tutta via Tortona fino in fondo.
Con i mezzi, quelli che servono la zona sono autobus 61 (fermata via Lorenteggio ang. via Tolstoj), autobus 68 (fermata via Bergognone ang. via Tortona), tram 14 (fermata Piazza Napoli) e filovia 90/91 (fermata Tortona).
Chi viene in macchina deve avere la pazienza di cercare un posto in zona oppure può utilizzare un parcheggio a pagamento costo Euro 1,50/h con ingresso via Savona ang. via Tolstoj.

LTS Workshop Fiorio Invito 2

Ad ogni edizione del Gruppo di Supporto Scrittori Pigri, tra le tante cose che gli faccio fare (perché pensano sia un laboratorio da due ore alla settimana e invece li trascino nel forum e me ne impossesso per tre mesi), ci sono le interviste.
Ogni GSSP, gli Scrittori Pigri hanno la possibilità di intervistare scrittori e professionisti del mondo dell’editoria.
Devo dire che finora ho sempre avuto la disponibilità (e la generosità) di persone straordinarie che mi hanno aiutata a mantenere un livello di eccellenza di cui vado fiera.

Dal 2014 a oggi, gli scrittori che i miei Pigri hanno intervistato sono stati (in ordine cronologico): Ester Armanino, Gianluca MorozziRiccardo GazzanigaSara Rattaro (che quest’anno torna nel GSSP con una bellissima video lezione)Giuseppe CulicchiaPietro Grossi e Alice Basso.

Mentre, in rappresentanza del mondo editoriale, hanno incontrato (sempre in ordine cronologico): Margherita Trotta (redattrice Mondadori e loro docente nel GSSP), Ricciarda Barbieri (editor Feltrinelli), Silvia Meucci (agente letterario), Chiara Beretta Mazzotta (consulente editoriale per autori, editori e agenti letterari), Elisa Tonani (ricercatrice di Storia della Lingua Italiana – Esperta di punteggiatura) e Marilena Rossi (editor Mondadori).

Bene, l’ultima intervista mi è stato chiesto di condividerla anche con voi e io lo faccio con immenso piacere.
Signore e signori, lettori e scrittori, ho la smisurata gioia di offrirvi l’intervista che gli Scrittori Pigri del GSSP-Scrittura e Narrazione hanno fatto a Chiara Gamberale.

CHIARA GAMBERALE INTERVISTATA DAGLI SCRITTORI PIGRI
Chiara Gamberale


Come tratti le storie che hai in testa prima di tradurle in romanzo? Stendi una scheda personaggi, un progetto, un “telaio” su cui andare a tessere pian piano, oppure funzioni meglio a sensazione, scrivendo di getto e mettendo insieme i pezzi a posteriori? Hai cioè un metodo di scrittura?
Dunque… Tutto comincia da un’urgenza animale di raccontare una storia: ma che deve tradursi in una sfida formale perché io senta che è quello, proprio quello, il libro che voglio scrivere. Per esempio, l’ultima volta, ho sentito l’urgenza di raccontare quanto sia difficile, pericoloso ma necessario il nostro contatto con il vuoto che abbiamo dentro: poi ho capito che volevo confrontarmi con il genere della favola per adulti, ed è nato Qualcosa. In una prima fase, come al solito, metto a punto trama e personaggi. Ma è una griglia lasca, che poi, nel momento della scrittura, grazie a una condizione di estasi che mi permette la concentrazione, quella griglia si riempie, si tende o si restringe e mi rivela segreti che non avevo messo in conto, inizialmente. E’ forse proprio il rivelarmi ogni volta cose che ancora non sapevo che fa del mio lavoro il mio unico rimedio all’esistenza.

Ho sentito un’intervista a John Irving in cui dice che lui non comincia a scrivere un romanzo fino a quando non ha in mente la frase finale, i personaggi e gli snodi fondamentali della storia, che non vengono poi modificati nella scrittura vera e propria. Nella tua esperienza quanto, di un romanzo, è già presente nel momento in cui cominci a scriverlo e quanto viene invece creato o modificato durante la scrittura?
In parte ho già risposto nella domanda precedente. Pur avendo il mio schema, e le caratteristiche fondamentali dei personaggi, affido molto, appunto, al momento della rivelazione. E la frase finale nasce sempre da come la temperatura si è scaldata nei mesi della stesura del romanzo.

In proporzione, quanto tempo dedichi alla stesura della prima bozza e quanto alla successiva attività di revisione, nella scrittura di un romanzo?
Direi, in proporzione, lo stesso tempo.

Da una delle esercitazioni che abbiamo fatto nel GSSP è uscita una discussione sul ruolo del correttore di bozze, dato che molti di noi si sono allargati a suggerire correzioni stilistiche. Nella tua esperienza com’è il rapporto tra lo scrittore e le altre figure (editor, redattore, correttore di bozze) che mettono le mani sul suo testo? Sono collaborazioni in cui c’è tempo e modo di confrontarsi?
Certo, nel mio caso sì. E possono essere esperienze molto nutrienti, come mi è successo con Laura Cerutti della Feltrinelli o con Guglielmo Cutolo della Longanesi.

Hai qualcosa da dire, una storia da scrivere, e che, almeno per te, è una storia buona. Sai a priori se te la pubblicheranno o è tempo perso? Non so se mi spiego: c’è qualcosa che ti dà l’assoluta certezza che quella storia verrà cestinata? C’è qualcosa che invece, sicuramente, dà a quello scritto una possibilità?
Paradossalmente, dopo che si è raggiunto un po’ di successo, la domanda diventa: ma la casa editrice pubblicherebbe qualsiasi cosa di mio, pur di vendere qualche copia e quadrare qualche bilancio? E bisogna diventare ancora più severi con noi stessi e autocritici, oltre a trovare persone, nell’ambito della casa editrice, di cui ci si possa davvero fidare.

C’è una tipologia di lettore per cui preferisci scrivere? Ti è mai successo di cominciare un testo per una data tipologia e di renderti conto a un certo punto che invece stavi scrivendo per qualcun altro? Che cosa hai fatto allora?
No, no: io non penso mai al tipo di persona che mi leggerà, mentre scrivo. E invito anche voi a fare vostra la massima di Pasolini: niente può essere urgente per chi lo legge, se non è stato urgente a chi l’ha scritto.

Qual è secondo te il punto X che un autore di narrativa (in Italia) deve raggiungere e superare per poter vivere esclusivamente del lavoro di scrittura?
Direi che arriva quando lo decide il conto corrente. Io, prima di Per dieci minuti, ero costretta ad accompagnare la scrittura con la radio. Ora la accompagno comunque con tre collaborazioni con delle riviste, ma è un impegno molto meno invasivo che, appunto, mi lascia molto più tempo per concentrarmi sulla scrittura. In America sapete che le università si occupano di stanziare un mensile per gli scrittori, per permettergli di fare il loro lavoro? In Italia temo non ci arriveremo mai…

Nel 2014 è uscito il tuo libro “Avrò cura di te”, scritto insieme a Massimo Gramellini. Vorrei sapere che metodo di lavoro avete adottato. Come si scrive un romanzo in due?
Si tratta di un romanzo epistolare e Massimo e io ci siamo trasformati fin dall’inizio in Giò e in Filemone, i due protagonisti: abbiamo quindi cominciato a scriverci con la nostra identità già “mascherata” dalla scrittura e in questo caso parte della trama è proprio venuta da certe sorprese che ci siamo fatti reciprocamente e a cui chiamavano l’altro a rispondere.

Quali sono state le maggiori difficoltà, gli ostacoli, i problemi che hai incontrato nella tua carriera di scrittrice?
Ho esordito a ventun anni, sono diciannove anni che faccio questo lavoro: gli ostacoli e i problemi sono stati tanti quanti gli incontri benedetti e le soddisfazioni. Per natura tendo a ricordare soprattutto queste ultime, ma ancora soffro, e tanto, se penso all’aria di sufficienza con cui all’inizio venivo guardata da un certo sottobosco letterario carico di arroganza e pregiudizio… Io ero giovane, non venivo da una famiglia intellettuale, avevo un entusiasmo che probabilmente suonavo un po’ cafone, dato l’ambiente…Non è stato facile conquistarmi una credibilità.

Oggi sei riconosciuta, giustamente, come una stimata professionista. Quali sono i ricordi della “scrittrice esordiente” e le difficoltà che hai dovuto affrontare?
A parte quelle che vi ho appena raccontato, quando ho esordito alle mie presentazioni c’erano massimo dieci persone… Solo dopo quindici anni ho visto il numero allargarsi, ma ho sempre ostinatamente creduto in quello che succede nelle librerie, negli incontri fra chi scrive e chi legge. E quindi giravo, giravo nel weekend. E nel frattempo, per otto anni, durante la settimana facevo la radio ogni giorno, che può sembrare bellissimo, e in parte lo è, ma insomma, per almeno tre anni ho lavorato molto più di quanto vivessi… Per questo agli esordienti dico sempre: non vi aspettate dalla prima pubblicazione un exploit che immediatamente vi metta nelle condizioni di considerare la scrittura il vostro lavoro. Quelle condizioni, purtroppo e per fortuna, vanno conquistate ogni giorno, senza perdere il fuoco che ci anima e con tanta, tanta disciplina.

Ci consigli un romanzo di un autore che ami che secondo te dobbiamo assolutamente leggere e ci dici perché?
Beh, da poche settimane io ho finito L’Impresa… Finalmente mi sono confrontata con la Recherche di Proust, l’ho letta da cima a fondo. Ci ho messo sei mesi esatti: e mi trovo cambiata sicuramente come scrittrice, ma anche come persona.

Sappiamo che sei uscita in questi giorni con il tuo ultimo romanzo, “Qualcosa” per Longanesi. Quanto tempo ci hai messo a scriverlo? Quali sono i temi più importanti che danno densità a questa nuova storia e il personaggio che ami di più di questo libro?
Per scrivere Qualcosa ci ho messo un anno esatto. La domanda fondamentale, come dicevo, è quella su come possiamo gestire il vuoto che abbiamo dentro, anziché farci gestire dal vuoto e subire la nostra vita. Ma volevo anche inneggiare al valore in cui credo di più, l’originalità. E i miei personaggi più amati sono i due protagonisti, necessari l’uno all’altro al punto che posso considerarli una cosa sola: la Principessa Qualcosa di Troppo e il Cavalier Niente.

Grazie Chiara, di cuore, da parte mia e di tutti gli Scrittori Pigri.