• Ci sono dei motivi se non spalmiamo marmellata alla menta sulle fette biscottate.

    Buona Fortuna

Sta calmVi ho già rivelato di aver ambientato il nuovo romanzo in un paesino del Biellese.

L’ho fatto per alcune ragioni: mi serviva un posto dove alcuni bambini potessero scorrazzare liberi in bicicletta e dove ci fosse molto verde; mi serviva che fosse strategicamente comodo da raggiungere da Milano o Torino; mi serviva potermici sentire a mio agio.
E visto che molte Pasque ed estati della mia infanzia le ho passate dai nonni a Cossato, nel Biellese, scorrazzando in bicicletta come i bambini del mio romanzo, passando interi pomeriggi nei boschi e sui fiumi, giocando a nascondino tra le cantine e il cortile, andando a mangiare il gelato in piazza con gli amici,  be’, è stato naturale scegliere quei posti per liberare i miei nuovi personaggi.

Si son trovati bene.

Per costruire alcuni di loro, ho voluto fare piccole incursioni nel dialetto locale. Che io capisco abbastanza, ma che non parlo e tanto meno scrivo.
Così, mi sono messa a studiare il piemontese. Studiare, più o meno.
Per mia immensa fortuna esistono internet e mia zia Paola, che nel Biellese ci vive e che è una donna tecnologicamente attiva.
Le è toccato rispondere a mail con elenchi di parole del tipo: come si dice matto, stupido, sciocchezza, bambino, bambinetto, sciacquetta, smorfiosa, sparecchiare, sgobbare come muli, capire poco e niente, essere dell’altra parrocchia?
O anche  frasi intere, come A che età pensi che tuo figlio abbia bevuto il suo primo bicchiere di vino? o Parli proprio senza pensare (se siete curiosi, ecco le traduzioni ziesche: Quand ch’èt pense che ‘l tó mat l’abia bèivü ‘l so prim bicer ëd vin? e Ti it parli pròpi sensa pensé. Mentre dire delle gran sciocchezze, sappiatelo, è dij grand tavanade).

Ho anche scovato dei siti meravigliosi come quello sugli stranom (i soprannomi piemontesi) creato da una classe di alunni del Quarini di Chieri (TO); il Sit cultüral per la tüva ed la lenga piemunteisa, che se non conosci le parole in piemontese t’attacchi ma dove trovi dei modi di dire meravigliosi, da usare tutti; il Dizionario piemontese-italiano di Michele Ponza (Ed. Ghiringhello, 1827); un succulento elenco di parolacce piemontesi e, ovviamente, il Piemuntèis, un vocabolario online italiano-piemontese.

La sfida è usare qualche parola, frase e modo di dire in modo che chiunque la possa capire. O almeno intuire.

Per quanto riguarda il nome del paese, ho chiesto l’aiuto del pubblico: il 20 maggio ho lanciato la sfida su facebook e in moltissimi hanno partecipato proponendo nomi, confrontandosi, discutendo, esprimendo opinioni in merito.

È stato divertente e utilissimo, perché unendo le forze e le opinioni siamo arrivati a tre nomi, messi anche quelli democraticamente ai voti.

Ha vinto Casaccio sul Cervo.
Grazie ancora a tutti, davvero.

Ed è quindi a Casaccio sul Cervo, nel Biellese, che si svolge la storia.


Qui trovate le puntate precedenti del realitybook.

IMG_2855 La parte di confronto sull’editing l’abbiamo finita, la mia copia cartacea del nuovo romanzo è tutto uno scarabocchio e la matita blu si è accorciata in modo impressionante. Ho fatto la foto per farvela vedere, piccina. È stremata.

Ieri ho cominciato a intervenire direttamente sul testo, e se per alcuni capitoli riesco ad andare piuttosto veloce – qualche sinonimo più azzeccato da trovare, qualche descrizione da rendere più efficace, parti di eccessivo “spiegato” da mostrare meglio, qualche focalizzazione da precisare -, su altri capitoli il lavoro da fare è più spinoso perché si tratta di tagliare lunghi paragrafi e, in alcuni casi, di riscriverli.

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IMG_2752Ho avuto bisogno di un paio di giorni per capire come procedere con il primo editing (qui trovate le puntate precedenti).

Durante la mia rilettura ho segnato a matita, direttamente sulla stampata, tutto quello che vedevo da correggere o rielaborare: refusi, note, problemi di soggetto, parole da modificare e tutti quei dettagli da limare.
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Schermata 2016-06-12 alle 11.27.38Amazon tedesco suggerisce di comprarmi assieme a Neil Gaiman (a Neil Gaiman, capito?, non a uno stucchevole romanzo rosa, no, a un libro di Gaiman, sia benedetto Amazon.de) e io mi sto bullando da giorni per questo accomunamento.
Die wahren Märchen meines lebens  (il titolo tedesco di Qualcosa di vero) insieme a Der Fluch der Spindel (in Italia è La regina nel bosco).
A parte l’onore di essere così vicina a Gaiman, c’è anche il piacere per il tipo di storia accomunata, di certo non convenzionale: una rielaborazione di Biancaneve e della Bella addormentata, dove la principessa non viene risvegliata dal bacio di un principe, ma da quello di una regina. Se ne parla qui.

Universale EconomicaMa le notizie non sono finite.
Feltrinelli ha pubblicato Qualcosa di vero nell’Universale Economica e sta facendo una promozione fantastica: fino a esaurimento scorte, con 9.90 euro vi portate a casa due libri anziché uno.
Date un’occhiata ai titoli tra cui scegliere, ce n’è per tutti. E ovviamente c’è anche Qualcosa di vero.

FullSizeRender (7)Ho finito la prima rilettura e sono soddisfatta.
Più o meno dal ventunesimo capitolo c’è stato lo scatto, quel salto raro e mai scontato da autore a lettore, che concede il distacco dal testo – che è nostro, lo conosciamo e che non cela sorprese – sufficiente a lasciarci provare quelle emozioni che abbiamo sperato di suscitare nel lettore.
Non è per niente facile avere quel distacco. Soprattutto se ci si rilegge dopo pochi giorni, senza il tempo necessario alla sedimentazione (un tempo che, se hai un editore che aspetta, non puoi concederti, ma che lui, e il tuo agente prima, sostituisce con i propri “occhi freschi”).

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IMG_2722Ieri ho cominciato la prima rilettura del romanzo che ho appena finito di scrivere.

Ho spulciato i primi 24 capitoli con lo scrupolo di una mamma scimmia.
Non va male, non va per niente male.
Certo, ci sono alcuni pezzi da tagliare perché troppo lunghi, altri da asciugare perché un po’ prolissi, altri da arricchire perché troppo stringati, ma la storia c’è e i miei sette personaggi anche.

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FullSizeRender (6)Ieri vi ho già raccontato com’è nata l’idea, con chi mi sono confrontata prima e quanto ci ho messo a scrivere questo nuovo romanzo.

Sabato 4 giugno l’ho finito e lunedì scorso sono andata in via Balbi (la zona universitaria) per stamparne due copie: Times New Roman, corpo 13, interlinea 1.0, margini spaziosi. Per me fronte e retro, perché mi piace di più ed è più leggero il libro, per il mio compagno, che mi fa da primo lettore, solo fronte.

Oggi, entrambi, cominciamo a rileggerlo, ognuno per conto proprio, e ci segniamo tutto ciò che va pulito, che manca, quei ganci che posso aver messo senza poi averci appeso niente, i segnali che ho seminato che hanno poi perso il senso perché ho cambiato i dettagli, le focalizzazioni interne (ho sette protagonisti, è raccontato in terza persona con narratore onnisciente e alcune focalizzazioni interne, potrei aver saltellato da un personaggio all’altro, è un rischio che si corre), i nomi cambiati in corso d’opera, eventuali refusi e via dicendo.
Ci siamo dati una decina di giorni per fare questo lavoro, comprese le modifiche che dovrò fare dopo gli appunti che raccoglieremo.

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IMG_2719Quest’anno, verso la fine di gennaio, ho avuto l’idea per un nuovo romanzo.
Me la sono cullata in testa per un paio di settimane, parlandone solo con il mio compagno (raccontare ad alta voce qualcosa che ancora non esiste mi aiuta a chiarirmi le idee, e le domande mi fanno da segnaletica) e quando ho capito chi erano i protagonisti e quali erano le loro storie, ne ho parlato con la mia agente.
L’idea le è piaciuta – yeah! - e così, poco tempo dopo, siamo andate a parlarne alla mia editor in casa editrice. A quel punto avevo praticamente tutta la storia in mente, con già molti dettagli. Come un film visto che ti ricordi, nulla di scritto.
Anche a lei l’idea è piaciuta, doppio yeah per me. Mi hanno fatto alcune domande mirate che mi sono servite per vedere altri angoli su cui fare luce, mi hanno suggerito di inserire un dettaglio che non avevo considerato e mi hanno dato la loro benedizione.
Era metà febbraio.
Il 28 febbraio ho scritto il primo capitolo, il 4 giugno l’ultimo. Al momento sono 44 capitoli per circa 399mila battute (spazi inclusi, questo è un dettaglio che i miei Scrittori Pigri apprezzeranno).

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banner_Scritura creativaIl prossimo laboratorio di scrittura ironica lo terrò a Chianciano Terme, in Toscana, zona di grandi vini.

Il Consorzio Chianciasì ha deciso di creare un pacchetto di benessere e scrittura proponendo una due giorni da loro organizzata così:

Sabato 2 luglio si parte, si arriva nell’hotel 3* che hanno selezionato (mi dicono sia un bellissimo hotel ma non so il nome) si prende possesso della camera, si afferra il buono per andare alle Terme Sensoriali nel Parco (dove sono stata: stupende) e si passa il pomeriggio in ammollo lì. La sera si cena in albergo con l’autrice, che sarei io. Poi si va a nanna presto perché il giorno dopo si scrive.

Domenica 3 luglio si fa una bella colazione e si va al Parco dove, alle 10.00, in uno spazio riservato, cominceremo il laboratorio di scrittura ironica. Si stacca verso l’una, si fa un pranzo leggero lì vicino e alle due si riprende il laboratorio, che si concluderà alle 17.00.

A quel punto liberi tutti.
Tutto ciò che ho scritto è compreso nel prezzo (189 euro a persona).

Per prenotazioni e informazioni: 0578.64943 – 366.6170039 – booking@chianciasi.com

Se vi sconfinfera o pensate che possa sconfinferare qualcuno, trovate tutti i dettagli qui.

So che hanno previsto agevolazioni per chi vuole aggiungere una notte o andare con un accompagnatore che se la vuole godere mentre noi scriviamo.
Chiamate e chiedete lumi, ve li daranno.

E divulgate a più non posso!

CasaIo ho il mio vecchietto preferito. Non lo sa nessuno, nemmeno lui, ma da anni lo incrocio nella mia via e sono contenta perché, d’istinto, so che è simpatico. Lo so così, dallo sguardo, dal sorriso, perché ha la luce delle persone pulite.
Ce ne sono altri, di vecchietti che incrocio nella via, e non sembrano male neanche loro, ma lui è il mio preferito. Io, a lui, voglio un po’ di bene.

Lo vedo quando esce per andare giù verso le spiagge, o il supermercato, o l’edicola – non so esattamente dove vada, non è che lo abbia mai seguito, non esageriamo -, lo vedo quando rientra a casa e quando si ferma a chiacchierare con qualcuno.
Da anni. E per anni intendo almeno una quindicina.
Bene, l’anno scorso ho preso coraggio e da allora, ogni volta che lo incrocio, gli sorrido in segno di saluto. Quei sorrisi che vogliono dire Salve, noi ci conosciamo, siamo della stessa via, buona giornata! Quei sorrisi lì.
E lui ricambia.

Un mese fa, mentre stendevo sul balcone, da cui vedo il portone del suo palazzo, ho osato tantissimo: lui era lì, in piedi, e siccome ha per caso alzato lo sguardo verso di me, io non solo gli ho sorriso, ma ho anche fatto ciao con la mano e urlato “Salve!”.
E lui ha ricambiato.
Forse un giorno, mi sono detta, magari entro quest’anno, o entro la primavera prossima, mi fermerò addirittura a parlare con lui. Potrei, per esempio, dirgli “Buongiorno, come sta?”, anche se forse è un po’ troppo confidenziale.

Poi, una decina di giorni fa… (continua su Liguritutti)