io sto con la sposaQuesta è una storia vera.
E potrebbe diventare un film, ma soprattutto altre storie vere.
Se li aiutiamo anche noi.

A ottobre dell’anno scorso, un giornalista italiano e un poeta palestinese stavano chiacchierando alla Stazione Centrale di Milano, quando li ha avvicinati un ragazzo siriano.
Cercava di arrivare in Svezia e chiedeva indicazioni per i treni.
Scoprirono poi che era uno dei pochi sopravvissuti al naufragio dell’11 ottobre. Aveva passato ore in mezzo ai cadaveri.
Il giornalista italiano era Gabriele del Grande, inviato e autore del sito web Fortress Europe, dal quale aggiorna costantemente il numero di morti annegati nel Mediterraneo durante il loro viaggio-speranza per scappare dalla fame o dalle bombe.
Il poeta palestinese era Khaled Soliman Al Nassiry e a loro, e a ciò che decisero di fare un paio di settimane dopo, si aggiunse Antonio Augugliaro, editor e regista televisivo.

Quello che decisero è semplice, ma neanche tanto: aiutare quel ragazzo e altri palestinesi e siriani -Abdallah, Manar, Alaa, Mona, Ahmed e Tasnim- tutti sbarcati a Lampedusa in fuga dalla guerra, ad arrivare in Svezia.
Non era facile: erano tutti clandestini senza documenti e loro non erano di certo contrabbandieri.
Si domandarono a chi non vengono chiesti i documenti durante un viaggio dall’Italia al Nord Europa e pensarono che, forse, da una giovane sposa col seguito di invitati nessuno avrebbe preteso l’esibizione dei passaporti.
E così fu.
Trovarono un’amica perfetta per l’abito bianco, trovarono l’abito bianco, vestiti eleganti per tutti, parrucchieri a poco costo, alcuni amici italiani e siriani che si unissero al gruppo e, il 14 novembre 2013, partirono dalla Stazione Centrale di Milano come un vero corteo nuziale.
Attraversano mezza Europa in quattro giorni, tremila chilometri e con un potente carico di emozioni.
Tra i loro amici c’erano alcuni cameramen che filmavano le scene, perché quella non restasse solo un’eccezione, ma una storia da raccontare, da rivivere e da trasformare in altre storie.

E queste sono le loro parole.
Al momento dell’uscita del film, potremmo essere condannati fino a 15 anni di carcere per favoreggiamento dell’immigrazione clandestina. Ma siamo pronti a correre il rischio. Perché abbiamo visto la guerra in Siria con i nostri occhi, e aiutare anche una sola persona ad uscire da quel mare di sangue, ci fa sentire dalla parte del giusto.
È un rischio folle quello che ci stiamo prendendo. Ma vogliamo credere che esista una comunità di persone, in Europa e nel Mediterraneo, che come noi sognano che un giorno questo mare smetta di ingoiare le vite dei suoi viaggiatori e torni ad essere un mare di pace, un mare dove tutti siano liberi di viaggiare, e dove nessuno divida più gli uomini e le donne in legali e illegali.
Quella comunità esiste. È fatta delle persone che ci hanno ospitato durante il nostro viaggio attraverso l’Europa. E di voi che state leggendo questa pagina. Siamo molto più numerosi di quanto pensiamo. E questo è il film che ci mancava. Un film manifesto in cui riconoscersi, noi che crediamo che viaggiare non sia un crimine e che criminale sia invece chiudere gli occhi di fronte ai morti di viaggio sulle nostre spiagge mediterranee e di fronte ai morti nella guerra in Siria.
Questo film è nato dal sogno di tre persone, senza nessun produttore alle spalle. E ora quel sogno, per essere realizzato, ha bisogno del vostro aiuto.
Pre-produzione, produzione e post-produzione del film costano 150mila euro. Dobbiamo raccogliere almeno la metà della cifra entro la fine di giugno per chiudere il film in tempo per iscriverlo al festival di Venezia a settembre ed essere distribuiti in sala dal prossimo autunno.
Non preoccupatevi se non avete grandi risorse. Anche una piccola donazione può fare la differenza. 

Su Indiegogo è aperta la raccolta fondi per aiutarli in questo progetto, si può contribuire anche con due euro, non è indispensabile essere ricchi per fare qualcosa. L’importante è farlo in tempo e dirlo in giro.

Io, l’occasione di far parte di questa storia, non me la voglio perdere.
Io sto con la sposa.
E voi?