Il male più terribile al mondo è il male commesso dai signor Nessuno. È un male che viene commesso da uomini senza moventi, senza convinzioni, senza alcuna crudeltà o senza menti diaboliche, perciò da essere umani che si rifiutano principalmente di essere delle persone. È esattamente questa la banalità del male.

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Io ho cercato di conciliare la scioccante mediocrità dell’essere umano con le sue azioni sconcertanti.
Cercare di comprendere un concetto non è la stessa cosa che perdonare.
Io credo che sia una mia responsabilità cercare di capire, ed è la precisa responsabilità di chiunque voglia scrivere su questo argomento.

Fin dai tempi di Socrate e Platone siamo soliti considerare il pensiero come quella conversazione, quel silenzioso dialogo che c’è tra me e me stesso.
Rifiutando totalmente di essere una persona, si rinuncia a quella che consideriamo l’unica e più peculiare attività umana: essere capaci di pensare.
Di conseguenza, non si è più in grado di poter dare alcun giudizio morale. Questa incapacità di pensare ha dato la possibilità a molti cosiddetti esseri umani ordinari di commettere azioni riprovevoli su vasta scala mondale, molte azioni che nessuno aveva visto prima.

La manifestazione del lieve evento del pensiero non è assolutamente la conoscenza, ma l’attitudine a discernere il bene dal male, la bellezza del mondo dalle sue brutture, e quindi voglio sperare che pensare possa donare alle persone la forza di saper prevenire terribili catastrofi in questi rari momenti in cui sopraggiunge la resa dei conti.

Hanna Arendt, “La Banalità del Male” (scena tratta dal film di Margarethe von Trotta)