A grande richiesta e non solo della bimba Giulia:

RAPERONZOLO
Un neurone con due trecce lunghe lunghe

Ci ricordiamo bene o male tutti della Principessa chiusa nella torre che gettava giù le trecce e faceva salire il Principe. Beh, notizia: non era una Principessa ma una reietta fin da quando era feto, come si dilettano a narrare i fratelli Grimm, i quali, tra l’altro, raramente attribuivano il ben dell’intelletto alle loro protagoniste femminili. Per mantenere viva un’altra consuetudine fiabesca, anche stavolta più i protagonisti sono sfigati, più i loro genitori li hanno desiderati ardentemente, superando svariati problemi di fertilità.

Ordunque, c’erano una volta un uomo e una donna che da molto tempo volevano un pargolo e quando finalmente lei si accorse di essere gravida la prima cosa che fece fu farsi venire una voglia pazza dei raperonzoli dell’orto della loro vicina, che, guarda caso, era una maga.

Il marito che, precisano i Grimm, amava la propria moglie, decide di recuperare quei raperonzoli, per cui una sera scavalca il muro e ne afferra un mazzo ma si ritrova davanti la maga che facendo gli occhiacci gli disse “Come puoi osare scendere nel mio giardino e rubarmi i raperonzoli? Me la pagherai!
Il rimprovero ci può anche stare, ma gli occhiacci, ah, gli occhiacci no, gli occhiacci lo spaventano terribilmente.

Così lui, terrorizzato come un bambino al buio, si prodiga in mille scuse e racconta delle voglie della moglie e di come sia pericoloso negarle qualcosa in quel periodo. In sostanza scarica la responsabilità sulla consorte.

La maga, che come tutte le maghe delle fiabe coglie qualunque occasione per esagerare e pretendere enormità spesso insensate, risponde “Se le cose stanno così  ti permetto di portar via tutti i raperonzoli che vuoi, ma a una condizione: devi darmi il bambino che tua moglie metterà al mondo. Sarà trattato bene e io provvederò a lui come una madre”.
Ora, stiamo parlando di un ciuffo di campanule! Per quanto la radice bulbosa possa essere una prelibatezza, mi pare una richiesta leggermente eccessiva, no?
Ma è un uomo e un marito, quindi fa ciò che ci si può aspettare da un uomo e un marito: impaurito accetta.

I Grimm ora passano direttamente a dirci che quando la donna partorì subito comparve la maga, diede il nome di Raperonzolo alla bimba e se la portò via.
Non ci è dato dunque sapere come reagì la donna quando, quella fatidica sera, lo vide tornare con quei dannati fiori in mano e la notizia che gli erano costati un pochino, giusto la primogenita.

Comunque sia, ora i genitori scompaiono e resta questa povera bimba, ceduta per un mazzo di vegetali, con un nome da deficiente e allevata da una maga senza il senso della misura.

Raperonzolo diventa, manco a dirlo, la più bella bambina del mondo.
Per inspiegabili e inspiegate ragioni, quando compì dodici anni, la maga la rinchiuse in una torre che sorgeva nel bosco e che non aveva ne’ scala ne’ porta, ma solo una minuscola finestrella in alto in alto. Quando la maga voleva entrare, si metteva sotto la finestra e gridava: “Raperonzolo, t’affaccia, lascia pender la tua treccia!”.

E Raperonzolo – dotata di meravigliosa chioma, con capelli bellissimi e sottili come oro filato – quando la maga chiamava, scioglieva le trecce, le annodava a un cardine della finestra per fare da contrappeso, lasciava che ricadessero per una lunghezza di venti braccia e la vecchia ci si arrampicava.

Tutto questo PERCHÈ???
Io non lo capisco. Finora non ho visto fare alcuna magia a questa fattucchiera, ma solo “gli occhiacci” e con quelli guadagnare una bambina in cambio di qualche fiore, chiamarla come una verdura e rinchiuderla in una torre progettata da un volatile o da un ubriaco (tendenzialmente nessuno che usi le porte, comunque, o che le centri).
Tutto questo per poter usare i suoi capelli per arrampicarsi, cosa che non deve neanche essere facilissima, considerando pure l’età della megera (che, fidatevi, non è di primo pelo).

Fatto sta che in quel delirio di ménage, un giorno passa di lì l’immancabile figlio di un Re che sente Raperonzolo cantare con voce dolce e incantevole e se ne innamora.

Ed ecco l’ennesimo Principe che si innamora perdutamente della bella della fiaba senza aver scambiato con lei uno straccio di conversazione (vogliamo ricordare Biancaneve, immobile in una bara? O la Bella Addormentata che, appunto, dormiva? O Cenerentola a cui, in tre sere di ballo, non solo non viene rivolta neanche una domanda di cortesia, ma che viene riconosciuta solo dal piede? Non ho parole manco io… L’unica figura maschile che si innamora della protagonista frequentandola e parlando con lei è detto la Bestia. Tirate voi le conclusioni).

Comunque, tornando al Principe, è disperato perché non sa come salire sulla torre, non avendo nemmeno una scala abbastanza alta, e così non può fare altro che recarsi ogni giorno nel bosco, finché vede giungere la maga, le sente pronunciare la formuletta “Raperonzolo, t’affaccia, lascia pender la tua treccia!” e scopre come si sale sulla torre.

Così che fa? Ovviamente torna di sera, assicurandosi che la strega non ci sia, e ripete la parola d’ordine.
Dall’alto Raperonzolo sente la frase convenuta, non si pone minimamente il problema di controllare chi la stia dicendo, non s’accorge nemmeno che la voce è maschile (e vorrei far presente che da anni lei sentiva solo la voce della madre putativa) ne’ che non è il solito orario di visite, niente di tutto questo. Lei semplicemente sente la frase e getta la treccia. Come un citofono con apertura automatica.
Ora.
Io NON sono a favore dei luoghi comuni, lo dichiaro ufficialmente, ma quei sospetti che storicamente si covano nei confronti delle bionde qualche fondamento devono pur averlo, eh.

Come dalla finestrella spunta il Principe, Raperonzolo ebbe una gran paura, poiché non aveva mai visto un uomo ma siccome lui le parla con cortesia e le dichiara di essersi innamorato di lei avendola sentita cantare, lei allora gliela dà.
Avete capito bene: gliela dà. Del resto, quando le sarebbe ricapitato di avere un uomo a disposizione e per giunta gentile ed educato?
Beh, ovvio, i Grimm non dicono “gliela dà”, ma sono piuttosto espliciti in questo.
Cito: quando egli le chiese se lo voleva per marito ed ella vide che era giovane e bello pensò “Mi amerà più della vecchia Gothel” e mise la mano in quella di lui. Che è un modo elegante per dire che gliela diede.

La nostra acutissima ipertricotica ci regala ora un esempio di fulgida intelligenza a cui solo il suo degno compare può corrispondere. Infatti gli dice “Verrei ben volentieri con te, ma non so come fare a scendere. Quando torni, portami sempre una matassa di seta: la intreccerò e ne farò una scala e quando sarà pronta, scenderò, così mi prenderai sul tuo cavallo”.
Una matassa di seta con cui intrecciare una scala. Portata a piccoli pezzi, di volta in volta.
Chiedere direttamente una corda lunga per la sera dopo pareva sfacciato? Un po’ troppo per il primo appuntamento?

Lui, che non è da meno in quanto a vortice di sinapsi e attività neuronali, promette di fare così e combinarono che fino a quel momento egli sarebbe venuto tutte le sere, perché di giorno veniva la vecchia. Faccio solo notare che la nostra peripatetica della torre nemmeno veniva pagata per il lavoro che le toccava fare.

La maga, che insisto nel chiedermi quali poteri magici avesse, occhiatacce a parte, non si accorge di nulla fino a quando, un giorno, Raperonzolo, che nuovamente brilla d’ingegno come una scoria radioattiva, le dice: “Ditemi, signora Gothel, come mai siete tanto più pesante da sollevare del giovane principe? Lui è da me in un momento”.
Ma certo che potete dirlo, anzi, esclamatelo ad alta voce: è irrimediabilmente cretina!!!

(continua, perchè continua, ovvio che continua!, ma su C’era una svolta 😉 )