L’ho visto ieri sera e lo rivedrei subito. Ho riso, riso e ancora riso, godendomi appieno questa spettacolare marvellata e divertendomi come una bambina.

Capisco che non sia un film intellettuale con profonde analisi psicologiche dell’animo umano e della società moderna, capisco che non scandagli i sentimenti o non si basi su pietre miliari della letteratura mondiale, capisco che non faccia alcuna denuncia civile nè che racconti una storia che potrebbe riguardare chiunque di noi, ma non ho alcun problema a dire che è comunque un film grandioso.

Certo, devono piacere i supereroi della Marvel, devono piacere i film fumettosi d’azione e d’avventura, devono piacere le battute veloci, esagerate e un po’ gradasse, devono piacere le citazioni sparse.
Ma dentro questo film ci sono un cast notevolissimo e decenni di storia del fumetto, non stiamo a fare gli intellettuali a vanvera.

Mettere insieme personaggi come Iron Man, Thor, Loki, Capitan America e Hulk non era affatto semplice. Ognuno di loro ha quella che in gergo spocchioso si dice cifra stilistica e che in questo caso è completamente diversa da quella degli altri.
Poteva essere un problema o poteva essere una sfida. Direi che è stata la seconda, vinta alla grande.
Riuscire a rendere omogenei e perfettamente in sintonia il linguaggio aulico degli Dei di Asgard, il candore anni quaranta di un’icona U.S.A., il sarcasmo geniale di Tony Stark e i grugniti di un mostro verde non era cosa scontata.

Ammetto di avere un amore viscerale per Robert Downey Jr. ma mi sento oggettiva nel sostenere che il film decolla quando entra in scena lui e che le battute migliori, non c’è gara, sono le sue.
Sullo Shakespeare in estiva riferito a Loki ho rischiato di soffocare dal ridere, così come sulla botta di Point Break detta a Thor o quella, forse un po’ più facile ma comunque divertente, di Legolas detta a Occhio di Falco.
Mentre “Phil? Ma il suo nome di battesimo non era agente?” sintetizza un irresistibile disinteresse selettivo, a Bruce Banner si presenta esprimendo profonda ammirazione per il lavoro di ricerca scientifica e un sincero “Dottore, mi appassiona vederla perdere il controllo e trasformarsi in un mostro verde“.
D’altra parte, a Capitan America, che lo provoca chiedendogli cosa pensa di essere senza la corazza di Iron Man, si limita a rispondere un onesto Be’, vediamo, sono un genio, un milionario, un playboy e anche un filantropo.
Ovvio. Gli vengono così.

Ho anche riso a crepapelle per lo sbatacchiamento strepitoso che Hulk fa a Loki, regalando mezzo minuto di cartone animato puro, per il pugno inatteso di Hulk a Thor e per ogni volta che Capitan America parla, perchè è così pirla con quel ridicolo tutino che non lo si può prendere sul serio, non si può, davvero, non è umanamente possibile. Sono una squadra di strafighi più un piciu in licra blu. Fortissimo, eh, ma in licra blu.
E menzione d’onore, oltre a quella faccia da schiaffi di Robert Downey Jr. che riesce sempre a essere un gradino sopra gli altri, a Mark Ruffalo, perfetto Bruce Banner, e a Scarlett Johansson che non amo particolarmente ma che è una bravissima Vedova Nera (applauso alla sua scena d’entrata, tra l’altro) e che secondo me è molto più figa coi capelli rossi.

(Spoiler Alert on)
Poi sì, d’accordo, nel finale di Thor Loki manipola un pensiero dello scienziato ma ne prende totale possesso mentale solo stavolta e toccandolo con lo scettro: sarà che la volontà altrui la gestisce soltanto tramite quel tocco, dai.
Ed è ovvio che Thor arriva di punto in bianco sulla Terra perchè finalmente scopre dove diamine è il fratellastro Loki che davano per morto, come è dichiarato che, per raggiungere il nostro pianeta, ad Asgard hanno racimulato tutta l’energia possibile pur non avendo più il Bifrost (che non è una catena di surgelati a domicilio ma il passaggio tra Asgard e la Terra).
E, va bene, fa ridere la prigione-ascensore che ha l’unica minaccia di precipitare, del resto non doveva uccidere Banner ma stordire Hulk per farlo tornare Banner.
E sì, stupisce la totale assenza di un sistema di sicurezza nell’hangar quando Cap entra trovando uno sparammazza e capendo -lui, poi- che “quindi il cubo serviva per creare armi micidiali”, come stupisce che un genio come Stark non abbia avuto il sospetto che forse da quel cubo non stavano cercando di trarre energia pulita per il pianeta, dubbio che gli instilla Banner a cui sono bastati dieci minuti per porselo.
E in effetti il gota dei videochiamanti potrebbe suggerire, come primo tentativo, di sparare un missile nucleare verso il buco dai cui arrivano i Chitauri anzichè ordinare di distruggere Manhattan pensando sia l’unica soluzione per impedire che i cattivi vincano.
E tutto sommato fa sorridere un esercito di mostri alieni che, per quanto spaventosi, si riescono a far fuori con un colpo di pistola o una bella botta in testa.
Ma…
(Spoiler Alert Off)

…dissento da chi ha visto piccoli errori nella trama: li ho trovati tutti spiegati o spiegabili. I pochi dettagli discutibili sono elementi strumentali.
Mi son sempre chiesta come abbia fatto il principe di Cenerentola a ballare con lei per tre sere e non solo a non chiederle nome e indirizzo ma soprattutto a non essere in grado di riconoscerla se non facendole indossare una scarpa. Ma serviva per la fiaba (e comunque i principi sono degli idioti incommensurabili).
Voglio dire: serve la logica, assolutamente, quella va rispettata sempre, ma ci sono alcune cose che devono essere fatte in un certo modo per permettere l’evolversi della storia, se siamo nel mondo del fantastico.

EHI!, sono i Vendicatori!
Inception aveva più errori ed era molto più supponente e ambizioso.

A me è piaciuto un sacco. Lo rivedrei. In 2D (per l’ennesima volta: il 3D è inutile).

Volete farvene un’idea? Curiosate nel backstage. E se vi interessano le chicche sparse, qui ce ne sono un po’.