criceto auto rosaBuona Fortuna mi sta facendo girare come un criceto nella ruota e ogni volta ne vale la pena. Il criceto, però, non accumula tanti grassi quanto me.
Mi fanno mangiare e bere come solo in Italia, mi fanno rilassare, gongolare, riposare. Mi viziano, insomma. E la gente viziata è pingue, si sa.
Ma il fatto che io mi sia appena pesata non mi autorizza a divagare.

Quando ho detto al mio navigatore che sarei dovuta arrivare al Grand Hotel Ambasciatori, curiosamente mi ci ha portata dritta come un fuso, senza farsi distrarre da tortuose statali, vicoli ciechi e impraticabili mulattiere.
Lì, come una diva anni ’50, ho lasciato l’auto di fronte all’entrata, le chiavi alla reception e non ho più rivisto Audrey fino alla partenza. Ci ho anche messo un po’ a scoprire dove l’avevano portata. E che il garage era raggiungibile direttamente con l’ascensore l’ho capito solo dopo aver rotolato il trolley giù per tutta la rampa, vanificando un po’ l’effetto diva anni ’50.
Valentina è stato il primo sorriso che mi ha accolta, accompagnandomi alla mia stanza, con terrazzino e vista sulle colline senesi, rivelandomi la presenza della piscina panoramica al quinto piano e della prossima apertura del centro benessere. A settembre. Segnatevelo.

Buona fortuna ChiancianoPoi Luigina, che ha l’edicola dove vende anche libri e che stava impilando le copie di Buona Fortuna nel Parco dell’Acqua Santa. Poi Gianluigi, attivissimo Consigliere Comunale che parla del suo territorio come un padre del figlio e si presenta con bottiglie di vino doc del Consorzio Orcia e bicchieri di vetro, che in quelli di plastica si rifiuta categoricamente di versarlo. Cheto cheto lui aspetta che gli scrittori finiscano di parlare e poi fa ubriacare tutti. Il finale in allegria è assicurato. E poi lei, Angela, una figura mitologica tra la donna, la P.R. e la forza della natura, trascinante e irresistibile, che potrebbe gestire una presentazione da sola, ci fosse mai un autore timido.
E poi il pubblico -attento, tanto e sorridente-, le dediche a nomi che dovevo farmi ripetere per paura di sbagliare a scriverli, il ristorante dell’hotel con un buffet strepitoso, la pappa al pomodoro, il cameriere Ilario che distribuisce cibo e sorrisi, le clienti abituali coi loro tavolini riservati e la curiosità di sapere chi sei e quanto ti fermi, l’orchestra in piazza che faceva ballare un Piccola Ketty Remix.
E questo solo la prima sera.

Stanza del silenzioIl giorno dopo le Terme di Chianciano ci hanno tenuto da matti a farmi provare il Salone Sensoriale e pareva davvero scortese rifiutare. Certo, ammetto che dover stare mezza giornata tra piscina termale, idromassaggio, docce cromatiche, argilla depurativa, hammam, stanze del silenzio e culle del relax, possa sembrare un sacrificio, ma vi assicuro che l’ho fatto volentieri. Per loro.

piramide di cheopeHo solo avuto un momento di perplessità nella piramide di Cheope. Ci sono entrata, mi sono messa al centro -in piedi, seduta a gambe incrociate, accovacciata, coi palmi verso l’alto, a occhi chiusi, a occhi aperti, le ho provate tutte- ma l’inondazione di energia che doveva arrivarmi non l’ho sentita. Forse ero già carica. O forse sono una persona insensibile. Non saprei, ma sicuramente è colpa mia.
Però ho compensato con un massaggio linfodrenante.
Se andate a Chianciano, andate al Salone Sensoriale. Se andate al Salone Sensoriale, fatevi fare un massaggio. Se vi fate fare un massaggio, fatevelo fare da Francesco.
Ha esordito scusandosi preventivamente: lui non vuole essere scortese, ma quando fa i massaggi non parla. L’ho adorato già solo per questo. Poi ha cominciato il massaggio e l’ho eletto miglior massaggiatore in the world. Finché sono stata sveglia.
Alla fine, le mie ghiandole linfatiche erano state spremute come agrumi e tutto il mio corpo si chiedeva come avesse potuto sopravvivere fino a un’ora prima.

1148821_10201853140114173_525916673_nDue giorni così volano, ma avevo ancora i preziosi suggerimenti di Gianluigi. “Anche se non bevi, fai un salto da qualche produttore del Consorzio Orcia, c’è la strada del vino, ne vale la pena“. E ne è valsa la pena.
Ho scoperto Bagno Vignone, con la sua piazza delle Fontane che poi è una piazza di acqua, con una piscina al centro, eredità degli antichi romani storicamente matti per le terme, e ho trovato, dopo qualche peripezia tra stradine sterrate e nessuna indicazione, Poggio Grande, un’azienda agricola della Val d’Orcia dove vi consiglio di fare un salto, se passate da quelle parti. O di andarci apposta, va bene uguale.
poggio grandeA Poggio Grande, Luca e sua figlia mi hanno parlato dei loro vini facendomi venir voglia di cominciare a bere rosso e offrendomi, nell’attesa, un pecorino fresco indimenticabile. Loro fanno un vino serio. Neanche lo imbottigliano se l’annata non è all’altezza del loro standard, per dire. Sono ripartita con bottiglie di Scorbutico, Sesterzo e il loro bianco. Un bianco, mi hanno detto con orgoglio, che anche i francesi vengono a prendere. Un bianco che ho assaggiato, quello sì, un pochino, solo un sorso, per restarne incantata.

piazza pienzaHo concluso il tour toscano a Pienza. Non ero mai stata a Pienza. Non si può non essere mai stati a Pienza.
Se l’UNESCO la considera un patrimonio dell’umanità c’è un motivo, a parte il fatto che ci hanno ambientato Assassin’s Creed. E’ una cittadina modello del Rinascimento, una sintesi di bellezza ed eleganza rare. E ho anche mangiato dei buonissimi pici al ragù allo Sperone Nudo, un ristorantino scovato per caso, coi tavoli in una piazzetta e le tovaglie a scacchi bianchi e rossi.

pici al ragu

I pici al ragù sono un altro ottimo motivo per fare un salto da quelle parti.
E se siete vegetariani niente panico: i pici si possono mangiare con qualsiasi sugo, anche privo di creature morte.
Ma il ragù, eh, il ragù di chianina che fanno da quelle parti… Eh.

 

Per fortuna, il bello di avere due gatti e una casa accanto al mare è che ti aiutano a essere comunque felice di tornare, anche da posti così.

PS
Valentina, non l’ho vista la Quercia Millenaria che secondo la leggenda, quando morirà, moriranno tutti gli animali del mondo. Quella enorme, che ci vogliono sette uomini per abbracciarla, che ha i rami grandi come tronchi di albero, che è proprio sul ciglio della strada, sulla sinistra venendo da Chianciano e andando verso Bagno Vignoni, che è impossibile non vederla. Eh, non l’ho vista.