Schermata 2016-01-12 alle 10.42.08388 anni fa nasceva Charles Perrault.
Un tipo colto, intelligentissimo e dagli ampi orizzonti.
Ce lo ricorda il doodle di Google di oggi, giustamente.

E io non potevo starmene zitta, che se si parla di fiabe ho la stessa reazione di Roger Rabbit con Ammazza la vecchia.

 

Ed ecco quando, in Qualcosa di vero, Giulia racconta la Bella Addormentata a Rebecca.
Così come ce l’ha raccontata Perrault nei Racconti di Mamma Oca, va da sé.

(…)

Nonostante le apparenze, gli orchi e le streghe cattive, tutto sembrava più semplice, nelle fiabe.
“E a proposito di principesse che li aspettano, cosa sai della Bella addormentata?”
“Che, quando nasce, la strega le lancia una maledizione e le dice che morirà pungendosi con un fuso, però una delle fate riesce a non farla morire ma solo a dormire per cent’anni. Dopo cent’anni, arriva un principe, combatte la strega, sveglia la Bella addormentata con un bacio e si sposano.”
“Bene, vedo che la conosci. Allora puoi dormire. A meno che tu non voglia sapere cos’è successo dopo…”
Lo aveva raccontato a Fabio, che l’aveva presa in giro, sostenendo che si fosse inventata tutto. Da Rebecca si aspettava più fiducia.
E infatti la bambina si accese. “Si sa cos’è successo dopo?”
“Intanto, una precisazione importante: lei si sveglia quando il principe arriva, non quando la bacia. Nessuna principessa è mai stata svegliata con un bacio.”
Rebecca sorrise. Quella sì che era una notizia.
Giulia proseguì. “E poi credo sia il fidanzamento più breve della storia. Appena la principessa riemerge dal sonno secolare, lui si dichiara e i due tubano, mentre il resto del castello si stiracchia e riapre gli occhi. Ma gli altri, che non sono innamorati, hanno fame. Tanto che la dama d’onore perde la pazienza ed entra in camera annunciando che la minestra è in tavola.”
Rebecca si tirò su con la schiena. “Non ci credo!”
“Ti giuro che la fiaba vera è così. E lui si accorge anche che lei è vestita alla moda della sua bisnonna, ma non glielo fa notare per educazione. Comunque, dopo mangiato, il cappellano li sposa e li lascia andare a letto a divertirsi. Anzi, chi l’ha scritta dice che lei, avendo dormito un secolo, non era per niente stanca…”
“Cioè, fanno l’amore pure loro?” chiese Rebecca con gli occhi sgranati.
“Già, e parecchio. Pensa che si conoscono da una giornata scarsa. Ma almeno si sono sposati, dovresti essere contenta. Però, dopo la notte di passione con la mogliettina, il principe si riveste e se ne va, come nelle migliori tradizioni maschili.”
Sulla fronte di Rebecca si aggrinzò un interrogativo, Giulia continuò.
“Torna al castello del padre, dove lo danno per disperso, ma, anziché spiegare di aver fatto tardi perché ha sposato un tipino all’antica, con cent’anni da recuperare, dice di essersi smarrito nella foresta. Continua così per un paio d’anni, assentandosi anche per due o tre notti di seguito e arrabattandosi sempre con qualche scusa da dare in pasto ai genitori. Un paio d’anni da pendolare, durante i quali gli nascono un bimbo e una bimba, ovviamente bellissimi e ovviamente con due nomi stucchevoli: Aurora e Sole.”
Rebecca fece una smorfia. Non avrebbe chiamato nemmeno due criceti, con quei nomi.
“Perché tiene nascosta la moglie?”
“Perché sua madre viene da una famiglia di orchi. Il re l’ha sposata per questioni di soldi, e sai com’è, si conoscono i gusti degli orchi in fatto di bambini. Quindi il principe se ne guarda bene dal dirle di avere due teneri bocconcini in un castello nella zona.”
“Ma allora perché non va a vivere con sua moglie?”
“Un mistero. Comunque, dopo altri due anni, il re muore e il principe diventa re. A questo punto, presenta la famiglia al popolo e alla regina, che sbava ingolosita e che si tiene per un po’ l’acquolina in bocca. Ma quando si ritrova a regnare al posto del figlio, che deve passare l’estate in guerra, non perde tempo e ordina allo chef del castello di cucinarle bimba, bimbo e madre con la mostarda. Il cuoco non ci riesce, è un uomo di cuore. E al posto della famigliola reale, che nasconde a casa propria, fa fuori un agnellino, un capretto e una cerva. Nelle fiabe non c’è traccia di vegetariani e nemmeno di animalisti.”
“Ma la regina non si accorge della differenza?”
“Pare di no. Comunque scopre che i tre sono ancora vivi e si ritiene offesa. Così fa preparare nel cortile una vasca piena di rospi e serpenti per gettarci dentro tutti, compreso il cuoco e i suoi parenti. Le era passata la fame.”
“Ma che schifo! E nessuno avvisa il re?”
“Non è che ci siano telefoni, in una fiaba. Ma per fortuna sono fortissimi sul tempismo: proprio quella mattina il re torna a casa e si trova in un casino di cortile con rettili, gente incatenata, popolo terrorizzato, madre inviperita. Immagina la reazione, anche se un po’ più furbo poteva esserlo. Non era stata proprio un’idea geniale lasciarli tutti sotto lo stesso tetto, sapendo che la madre non si sarebbe messa a dieta.”
“E cosa fa?”
“Nulla, ci pensa direttamente la regina, che si lancia nella vasca, svanendo tra le fauci del bestiolame con una grandiosa uscita di scena. Raccapricciante, ma grandiosa.”
“E il re non cerca di fermarla? Era la sua mamma.”
“Già, era la sua mamma, ma se ne fa presto una ragione. A questo punto, vissero davvero per sempre felici e contenti.”
“Che storia strana,” concluse Rebecca, sbadigliando.
“Già, non come le altre, eh?”

(Qualcosa di vero – Capitolo 15)