gsfpGSSP ridottoForse non tutti sanno che il Gruppo di Supporto Scrittori Pigri (GSSP) nasce da un’idea di Sara Lando, fotografa professionista conosciuta in una buona parte del globo terracqueo, che, qualche anno fa, ha creato il GSFP, ossia il Gruppo di Supporto Fotografi Pigri. Dopodiché mi ha chiamata e mi ha detto “Tu pensa agli Scrittori Pigri. Conquisteremo il mondo.

Non paga di essere stata la scintilla di quelli che poi sono diventati vari laboratori di ragguardevole successo, se li è fatta tutti. Ma proprio tutti: i suoi come docente, i miei come partecipante.
Ieri, complice un placido pomeriggio di fine feste e una tisana bollente, ci siamo fatte una chiacchierata.

Barbara – Hai fatto tutte e tre le edizioni del GSSP e sei sopravvissuta.
Sara – Ahahah sì. Anche se sono sempre arrivata in fondo sui gomiti. Il GSSP è una di quelle cose che parte sempre come un “Sì, vabbé, lo faccio così a tempo perso” e poi mi risucchia.

Barbara – Ho sempre ritenuto che tu avessi un talento naturale per la narrazione e per la scrittura, non mi stupisce affatto che tu sia arrivata in fondo a ogni GSSP e con ottimi risultati, ma il mondo ti conosce come una fotografa, ed è ciò in cui, legittimamente, ti riconosci. Perché hai fatto tre laboratori di scrittura?
Sara – In realtà non credo di avere un talento per la narrazione, ma ho sempre avuto un amore enorme per le parole e sono sempre stata una grande lettrice. Però, quando si tratta di scrivere, non mi viene facile per niente. Sudo su ogni frase e spesso blatero per un sacco di paragrafi senza arrivare da nessuna parte. Avevo bisogno di una struttura che mi permettesse di prendere le idee che ho in testa e affilarle.
Mi sono iscritta al primo GSSP un po’ perché volevo assicurarmi che la costola del GSFP funzionasse e un po’ perché speravo di ricominciare a scrivere come quando ero più giovane, ma nel corso delle settimane mi sono accorta di quanto quello che stavo imparando mi aiutava nel mio lavoro. Devo spesso scrivere contenuto e farlo con un minimo di padronanza di linguaggio rende la mia vita molto più facile.
Inoltre, come fotografa, ho notato che ci sono cose che ho imparato nel GSSP che sono traducibili in skill che posso applicare nella fotografia. La foto è un testo, e capire come raccontare meglio significa essere in grado di scattare immagini più efficaci.

Barbara – Il GSSP è una costola del Gruppo di Supporto Fotografi Pigri. Quando e perché hai avuto questa idea? Qual era il tuo obiettivo? E quale, invece, era il tuo obiettivo quando mi hai chiesto di seguirti con gli Scrittori Pigri?
Sara – Il GSFP è nato come un’intuizione che ho avuto sotto la doccia. In quel periodo stavo portando avanti la campagna di crowdfunding per Magpies e cercavo di immaginare cosa poteva interessare alle persone per raccogliere fondi. Nella stessa giornata, un amico si è lamentato del fatto che, da quando ci sono i social, è impossibile parlare di fotografia su Internet senza cadere nella trappola dei like e dei cuori, e mi hanno scritto due persone chiedendomi se avevo in programma di fare workshop in zone d’Italia in cui non ero mai stata.
A quel punto, io che ho imparato quasi tutto quello che so di fotografia da Internet, mi sono chiesta se non potesse esserci un modo di mettere assieme l’intensità di un workshop con la struttura di un corso che si sviluppa nell’arco di mesi. Un laboratorio che diverse persone potessero frequentare in modo asincrono e partendo da diversi livelli, oltre che da diversi luoghi.
Avevo in testa un’idea molto vaga di laboratorio in cui amatori e professionisti, novellini ed esperti lavorano in contemporanea sugli stessi stimoli e sono costretti a descrivere quello che fanno e commentare le foto degli altri in modo strutturato.
Ho messo online la possibilità di partecipare al GSFP per un anno scrivendo in modo molto onesto che non avevo idea di cosa sarebbe stato esattamente, ma chiedendo alle persone di fidarsi di me. Speravo che si iscrivessero almeno cinque o sei persone: in tre giorni se ne sono iscritte settanta.
A quel punto ho pensato che con un campione del genere potevo divertirmi a sperimentare una serie di intuizioni e teorie che ho sviluppato nel corso degli anni sull’insegnamento della fotografia e ho cominciato a immaginare il mio laboratorio ideale.
Ho pensato che la stessa struttura potesse funzionare anche per la scrittura, trovando la persona giusta per gestire il laboratorio, e tu in quel periodo facevi un sacco di corsi in posti lontani da casa mia. Tutti i miei progetti nascono dal fatto che voglio fare qualcosa per me, fondamentalmente.
Tu perché hai accettato?

Barbara – Quando mi hai proposto di fare un GSSP credo di aver urlato dentro di me “Non ce la farò mai!”, ma sappiamo che questa è la mia tipica prima reazione. L’ho avuta prima di scrivere ogni romanzo, prima di iniziare ogni lavoro e, ovviamente, prima di dirti di sì sugli Scrittori Pigri.
Ho accettato perché avevo visto cosa avevi fatto nel GSFP e ne ero rimasta incantata. Sarebbe stato bellissimo provare a farlo anche con la scrittura e siccome tu mi davi fiducia (che spesso traduci per me in didattici calci nel sedere), ho deciso di provarci. Quel “Si. Può. Fare!” che ci ha fatto partire per le avventure migliori. E poi perché non potrei mai dirti di no.
Sara – (incidentalmente sapevo che saresti stata perfetta, scommettere su di te è sempre stato facile)

Barbara – (e perché sai che piuttosto che deluderti darei fondo a tutte le anime a mia disposizione)
Io, che non sono una pioniera lungimirante come te, sono partita ricalcando la tua impostazione. Poi, durante il primo GSSP, ho cominciato a capire cosa volevo offrire, di cosa avevano bisogno gli Scrittori Pigri, come sarebbe stato meglio, secondo me, farli lavorare, e pian piano ho personalizzato il forum. Nel frequentarlo da Scrittrice Pigra, hai avuto ciò che ti aspettavi?
Sara – Mi aspettavo moltissimo, ho avuto di più. Per me è stato interessante vedere il modo in cui hai cominciato, quasi preoccupata di disturbare, e come invece nel corso dei mesi hai cominciato a occupare lo spazio e renderlo tuo. Nessuna di noi due sapeva quanto di quello che io stavo facendo con i fotografi fosse trasportabile per gli scrittori e secondo me sei stata davvero brava a capire cosa tenere e cosa cambiare.
È stato stranissimo (e utilissimo) passare dall’altra parte e vivere l’ansia delle scadenze, l’attesa di un feedback e il confronto con gli altri partecipanti. Ed è stato bellissimo rendermi conto dei miei progressi e vedere quel primo racconto crescere un po’ alla volta e prendere forma.
La cosa strana è che solo partecipando al GSSP mi sono resa conto di quanto chi si iscrive sia vulnerabile, di quanto coraggio ci voglia a mostrarsi in mutande, ogni settimana, sapendo che quello che si mostra non è perfetto.
Credo che mi abbia reso un’insegnante migliore nel GSFP.

Barbara – La vulnerabilità, un tasto delicato e molto vero. Io e te ci siamo divertite per anni in una community di blogger, tutti sotto nickname, e credo che questo ci abbia aiutate a capire quanto potesse essere importante scrivere sotto pseudonimo.
È chiaro che ognuno sogna di essere pubblicato, di vedere il proprio nome su un libro vero, accanto a quello di una casa editrice importante, ma prima, per sbucciarsi le ginocchia, è una grande risorsa avere uno spazio protetto per farlo, online, con uno schermo a mettere distanza e allo stesso tempo a farci sentire più liberi, insieme a un’identità nascosta ma non per questo meno reale, anzi.
Io, poi, coi miei Scrittori Pigri, sono spietata come una bilancia ma protettiva come una chioccia.
Tu ti sei divertita a cambiare nick, nei GSSP, e ti sei rivelata solo dopo il terzo. Come mai, alla fine, hai deciso di dire ai tuoi ultimi compagni di corso chi eri?
Sara – Scrivere in incognito mi ha permesso di lasciare l’ego alla porta: avrei potuto scrivere male, scrivere qualcosa di stupido o imbarazzante, sperimentare, sbagliare. La cosa buffa è che nel corso dei mesi le persone con cui si lavora smettono di essere solo dei nickname e diventano un supporto importante. Nel corso dell’ultimo GSSP stavo vivendo un momento difficile, con mia madre in ospedale, e spesso le parole di supporto di perfetti sconosciuti sono state fondamentali e mi hanno dato forza e speranza. Quando si è parlato di incontrarsi alla fine per festeggiare volevo esserci di persona e a quel punto l’ho fatto con la mia faccia.
Non credo che sarei mai arrivata alla fine del primo GSSP, se mi fossi iscritta col mio nome.

Barbara – Qualcuno, devo dire pochissimi, hanno usato il proprio nome ma se ne sono pentiti. C’è chi invece, a prescindere dal nick, si è iscritto con entusiasmo e poi ha mollato. Anche tra i Fotografi Pigri succede?
Sara – Nel GSFP, di solito, chi non arriva in fondo sono quelli che entrano e nella prima settimana postano otto link al proprio portfolio, curriculum vitae e che ci tengono a far sapere di essere già dei professionisti ma di essere lì solo per trovare un po’ di ispirazione. Poi partecipano poco e consegnano immagini carine ma meno interessanti di quelle che scatta gente che ha comprato la macchina fotografica il primo giorno di corso e lavora in modo sfrenato, prendendosi il rischio di fallire ogni settimana.
Nella tua esperienza, cos’è che fa arrivare in fondo gli scrittori che cominciano e cosa li fa perdere per strada?
Barbara – Devo riconoscere che sono state davvero rare le “code di pavone” nel GSSP. Sono rari quelli che mettono i link a testi propri, forse perché quasi nessuno di loro ha ancora pubblicato e perché, essendo sotto nickname, non amano svelarsi. Non subito per lo meno.
Chi si perde lungo la strada di solito è perché ha problemi di lavoro o imprevisti di varia natura. Qualcuno, tra chi ha mollato, ha poi riprovato a farlo nell’edizione successiva.
Chi va avanti è perché non solo ha una voglia matta di scrivere, ma perché interagisce col gruppo e lascia che il GSSP diventi il suo spazio rigenerante, dove condividere il percorso con altri, dove trovare sostegno e confronto, dove poter dare altrettanto, dove scoprire cose nuove e sentirsi più forte, dove capire che la passione della scrittura può essere nutrita e non relegata in un angolino dei propri pensieri.
Sì, ragionandoci credo che chi è arrivato fino in fondo lo abbia fatto proprio perché ha capito lo spirito di gruppo e ha partecipato in modo attivo, dando e ricevendo, leggendo gli altri, ragionando sui loro testi, proponendo i propri scritti e raccogliendo le osservazioni. Se si capisce questo, diventa uno stimolo quotidiano per tre mesi, un’alternativa creativa ai socialnet.
Sara –  Confermo che il mio monte ore su Facebook si è drasticamente ridotto durante il GSSP!

Barbara – So che stai consigliando ai tuoi Fotografi Pigri di provare il GSSP. Quale valore aggiunto pensi possa dare loro?
Sara – Credo che la maggior parte dei fotografi passi troppo tempo a preoccuparsi della tecnica e non abbastanza a capire cosa ci permette di dire quello che vogliamo dire.
Io sono fermamente convinta che la fotografia sia un linguaggio (o meglio: so che non lo è, ma secondo me affrontare l’apprendimento della fotografia come se fosse una lingua che si sta imparando, permette di migliorare più velocemente). Come in ogni messaggio, si tratta di capire cosa vogliamo dire e a chi vogliamo dirlo e queste due cose ci guidano a capire come dirlo. Invece i fotografi spesso partono dal come: vogliono fare una foto col flash. Vogliono scattare in bianco e nero. Vogliono usare una post produzione specifica che hanno visto da qualche parte. Poi però, dopo un po’ di tempo, cominciano a lamentarsi perché le loro foto non sono quello che vorrebbero.
Imparare a raccontare, a descrivere, a spiegare li aiuterebbe infinitamente di più.
C’è anche un altro discorso che secondo me è importante fare: all’interno del GSFP ho notato una correlazione tra la capacità di descrivere quello che si sta facendo – spiegando cosa si ritiene funzioni e cosa invece dovrebbe essere modificato – e la velocità con cui gli studenti migliorano la qualità del proprio lavoro. Saper descrivere con le parole aiuta a mettere a fuoco la propria intenzione e a capire cosa modificare, dove lavorare.
Uno dei testi che secondo me ogni fotografo dovrebbe leggere è “Bird by bird” di Anne Lamott. Sostituendo la parola “fotografo” a “scrittore” e “fotografare” a “scrivere”, ci si trova con un ottimo manuale di fotografia tra le mani.

Barbara –  Diamo una sbirciata all’orizzonte. Fermo restando che l’intenzione è quella di conquistare il mondo, chi arriverà a dare man forte a Fotografi e Scrittori Pigri? Ci sono altri Creativi Pigri in programma?
Sara – Mi piacerebbe ridare vita ai disegnatori (ci stiamo lavorando) e ho una mezza idea di fare una cosa potenzialmente assurda e cercare di mettere assieme il Gruppo di Supporto Filosofi Pigri: un laboratorio in cui si impara ad addestrare la propria capacità di discutere con gli altri, di mettere in discussione le proprie idee, di avvicinarsi alle posizioni diverse dalla propria con curiosità piuttosto che con un forcone e una torcia. Devo solo convincere la persona che secondo me sarebbe perfetta per gestirlo. Come dicevo, tutti i miei progetti nascono dal fatto che voglio fare qualcosa per me, fondamentalmente.
Barbara – Ed è così che conquisteremo il mondo.


Il prossimo Gruppo di Supporto Scrittori Pigri inizierà il 16 gennaio 2017.
Qui il modulo per iscriversi.
Qui tutti i dettagli sul laboratorio.
Le iscrizioni sono aperte.

Il prossimo Gruppo di Supporto Fotografi Pigri inizierà il 15 settembre 2017.
Qui tutti i dettagli sul laboratorio.
Al momento sono aperte le liste d’attesa.


sara_lando_selfSara Lando
vive e lavora a Bassano del Grappa (VI) come fotografa e insegnante di fotografia. Uno dei soci fondatori di Papermoustache, è specializzata in ritratto e mixed media.
È un membro del direttivo dell’Associazione Nazionale Fotografi Professionisti Tau Visual.
Come insegnante ha collaborato in Italia e sul panorama internazionale con diversi brand, tra cui Gulf Photo Plus, DeAgostini, Adobe, Nokia, Manfrotto. Ha fondato il GSFP, un laboratorio di fotografia online nel quale ha seguito i progetti di centinaia di studenti.

E qui potete leggere il racconto che Sara ha scritto nel primo Gruppo di Supporto Scrittori Pigri.