• Quelli che sanno pensare in grande non si affidano alla fortuna.

    Buona Fortuna

Due ragazze e un ragazzo, al mare, a occhio più vicini ai trenta che ai venti.

Il cicaleggio mi apre l’occhio semisprofondato nel sonno comatoso da sole a picco.
La ragazza al centro sta parlando con entusiasmo contagioso di un luogo, gli altri due la ascoltano rapiti.

” … Davvero, è un posto meraviglioso. Anche uno che non ha la cultura dei cartoni animati si emoziona, perchè è davvero emozionante. Al centro c’è un castello stupendo, quello della Bella Addormentata, e io sono stata fortunatissima perchè quando sono andata c’era una mostra di swarovskini, bellissimi, erano tutti oggetti delle favole, c’era persino la zucca di Cenerentola. Davvero fantastico. Vale la pena andarci, basta prendere un aereo per Parigi ma non devi neanche fermarti in città, vai direttamente lì, puoi dormire in uno degli alberghi a tema, così te lo godi con calma, e poi riparti e torni a casa.”

A me non fa bene andare in spiaggia.

In spiaggia, due donne palestrate sui 45 anni compiuti da un po’, conquistano lo spazio dietro di noi.
Quella col bikini ghepardizzato ha le labbra rifatte, evidenziate da un lucidalabbra rosa, lo smalto fluo, gli occhiali da sole con gli strass e parla nel suo Iphone con custodia di Hello Kitty sbraitando alla figlia di arrangiarsi con la cena, che qualcosa in frigo c’è.
La sua amica ha un bikini viola, niente trucco e mastica rumorosamente il chewingum a bocca aperta, come un provetto ruminante.

Bastano pochi minuti per confermare la mia Teoria degli Indizi Forti: Bikini Viola, infatti, si posiziona sul proprio telo mettendo i piedi davanti alla faccia della mia amica, senza porsi minimamente il problema e continuando a ruminare.
La mia amica sibila disarmata. “Bastava che si mettesse dieci centimetri più su, solo dieci centimetri…”
Già, ma hai visto come masticava il chewingum?

Ogni tanto io sbircio sul sito dell’Accademia della Crusca, già.

Lo so, è più normale girare su youporn, lo gnocca forum o le altrui bacheche di facebook, ma che vi devo dire? Le regole dell’italiano mi intrigano, mi rassicurano e a volte mi entusiasmano, come quando ritrovi quella cosa che credevi d’aver perso da mesi e invece, guarda, era nel cassetto dei calzini, come diamine c’è finita non lo saprai mai, ma di fatto è tornata tra le tue cose. Ecco, una roba del genere, non so se potete capirmi (se potete, tanta solidarietà, abbracciamoci rassegnati).

Oggi mi sono sollazzata con gli accenti corretti di quelle parole che ti lasciano sempre il dubbio su come diamine si pronuncino e mi sono autotestata, uscendone direi dignitosamente. Non eccellentemente, ma dignitosamente.

Pronuncio nel modo giusto: Leggi il resto →

Tra ieri e oggi.

Nei laboratori di Southampton della Anti Illicit Trade Intelligence Unit hanno analizzato le sigarette di contrabbando, ritrovandole piene di  metallo, pesticidi, veleni per topi, arsenico, segatura, coleottori, zanzare, escrementi, plastica, capelli o piombo.

Secondo l’Organizzazione Mondiale della Sanità, i gas di scarico dei motori diesel causano il tumore ai polmoni negli essere umani.

I Nas di Genova hanno sequestrato a La Spezia 35mila confezioni di bolle di sapone made in China: contenevano microorganismi nocivi alla salute pubblica.

C’è qualche autorevole laboratorio disposto a provare che quelli che masticano il chewingum a bocca aperta provocano danni gravissimi all’equilibrio psicologico del loro prossimo?

Stanotte ho sognato Voltaire, o almeno ho sognato un tipo in look settecentesco con una capigliatura a boccoli lunghi e bianchi che sapevo essere Voltaire.

Francescomaria, gli ho detto, hai presente quella frase che a tutti piace ripetere, citare, condividere e ricordare?
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Io lo capisco che nel mondo di internètte girano certi ceffi virtuali che in confronto il rapinatore old style nella strada buia di notte fa quasi tenerezza.

Capisco che ci si debba difendere dalla minaccia dei robot che fanno agguati nella Rete e tentano di insinuarsi nel tuo computer facendo strage dei tuoi dati, disseminando i file di mine antiuomo e contagiandoti coi più virulenti batteri informatici.

Insomma capisco la necessità di antivirus e controlli, capisco quindi anche i captcha, quelle parole distorte e senza senso, che sembrano pronunciate da uno con un ictus in corso, che si devono digitare quando si interagisce con certi siti web. Devi dimostrare di essere una persona e non un robot, va bene, a quanto pare i robot non sanno leggere e riportare quanto letto, niente cut&paste sul captcha, ok, ma diamoci una calmata.

Non so voi, ma io ultimamente non faccio che imbattermi in parole così deformate che non riesco a distinguere le lettere. Continuo a cliccare la freccetta per avere un nuovo captcha sperando sia vagamente più comprensibile ma niente, a volte finisco per arrendermi perchè chissà se quella era una i maiuscola o una l minuscola, una m o una n, una b o una h, una o e una l o una d…

Sono sempre più storte, compresse, ondulate, a volte persino al contrario. Solo un robot potrebbe decodificarle. Infatti sono generate automaticamente. Da un computer, va da sè. Qualcun altro coglie il paradosso?

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Stavo curiosando su internet alla ricerca di notizie su come se la cavava il mondo nel 1300, quando dalle nostri parti un certo Dante Alighieri scriveva un caposaldo della letteratura italiana e mondiale.

Contemporaneamente, in diversi altri continenti, erano ai gonnellini di foglie e alle capanne fatte a mano con l’argilla, alla caccia con le lance, ai graffiti sulle pietre, al piercing con bastoncini di legno nel naso e, in alcuni casi, ai sacrifici umani per propiziarsi un meteo favorevole o vittorie sparse.

Noi, che vivevamo in epoche buie fatte di razzismo, discriminazioni e odio per i diversi, davamo vita alla lingua italiana e a opere eterne.

Non so, onestamente -e lo dico da donna, quindi da essere che all’epoca era inferiore e di proprietà maschile- non credo che farei a cambio tra la nostra casella evolutiva e quella di molti altri.

Ecco, forse è questo che farei notare all’implacabile Gherush92, che non è il nickname di un blogger ma un’organizzazione di ricercatori e professionisti con cui si consulta il Consiglio Economico e Sociale delle Nazioni Unite riguardo progetti di educazione allo sviluppo, diritti umani, risoluzione dei conflitti, e che ritiene che la Divina Commedia vada tolta dai programmi scolastici perchè antisemita, razzista, islamofobica, omofobica e perchè, in sostanza, se ne fotte dei diritti umani.

Se quelle integerrime persone hanno sulle spalle secoli di cultura, lo devono anche a Dante, che gli piaccia o meno. E se siamo riusciti a evolverci fino a stilare una Carta dei Diritti Umani, è anche grazie a ciò che siamo stati e abbiamo fatto nel 13oo, nel 1400, nel 1500 e via dicendo.

Avrei più fiducia nei bambini e nei ragazzi e tenderei a condannare qualsiasi tipo di censura, dalla più ottusa alla più (sedicente) illuminata.

Il lavoro a maglia lo vogliono proprio escludere a priori?

La notizia che da giorni occupa i primi posti sui media locali, scatenando logorroiche analisi e discussioni che variano dal buon senso del fruttivendolo, alle polemiche delle associazioni ad hoc (sì, noi abbiamo persino l’associazione “Due ruote in città”, voi no?)  all’osservazione sociopolitica degli assessori, riguarda l’attivazione di un tutor sulla sopraelevata.

In sostanza, sulla sopraelevata non si devono superare i 60 all’ora da sempre, ma da pochi giorni sono stati installati i tutor a controllare che tutti rispettino quel limite. E -udite udite- se sgarrate vi spediscono la multa a casa!
Incredibbbole. 

Per giorni, i quotidiani, le radio e le tv locali ci hanno tenuti puntualmente aggiornati: Leggi il resto →

La mia repulsione per le “canzoni romantiche”, specie se italiane, è nota. Diciamo che ho fatto sempre in modo che non sfuggisse a nessuno cosa ne penso. Sono una personcina romantica e sentimentale (ho scritto un romanzo d’amore per dimostrarlo!) ma con distinguo, criteri e un forte senso del buon gusto.

Premesso ciò, oggi – a causa di questo delizioso tempo autunnale che ha ostacolato il progetto spiaggia – stavo distraendomi con la preparazione di un salame dolce al cioccolato quando alla radio è passata una canzone che non è riuscita a rendersi anonima come le altre e passare inosservata, no. Era più brutta. Così brutta che sono stata costretta a smettere di schiacciare il burro con la forchetta e fermarmi ad ascoltarla. Così brutta che ho sperato non condizionasse la buona riuscita del mio dolce. Così brutta che ho rimpianto di non essere sdraiata sul telo in riva al mare sotto la pioggia.
Per carità, ce ne sono di pari e di peggio, lo so, ma oggi è questa quella che ha vinto il premio “Perchè quel giorno non sei andato a raccogliere mirtilli anzichè scrivere questa schifezza?“.

Il lagnoso protagonista è mesto, amareggiato e piagnucoloso. Lei, sorprendendo solo lui, lo ha lasciato. Lui, anzichè sbattersi per andare a cercarla e riconquistarla, preferisce straziare tutti noi e restare lì seduto a starnazzare che la ama veramente. Ignorando il concetto di pleonastico.

Parliamone, tanto lo so che non siete in spiaggia neanche voi.

Te ne vai e non ritorni più,
me lo dici solamente,  (volevi anche un disegnino?)

ora che ti sei presa tutta la mia mente. (EH??? Vabbe’, l’avrà messa in un portapastiglie per errore)
La vita è strana e lo sapevo già,
ma non pensavo capitasse ancora
di svegliarmi e non trovarti più
sotto il caldo delle mie lenzuola. (quindi non è la prima volta che lei riesce a scappare ti lascia. E ancora non ti sei posto la domanda giusta. Potresti cominciare smettendo con queste rime penose – appropò: “ancora” non fa rima con “lenzuola”, almeno tra “già” e “più” c’è assonanza).
Scende, scende un lacrima…
Cresce, cresce la musica…
Dentro me…  (io questa parte nemmeno sto a commentarla)

Io non posso restare così…
Su ti prego dai ritorna qui! (eddaiiii, esssssuuuu, non vorrai farmi muovere un muscolo per te, vero?)

Io ti amo veramente!*
Io non voglio restarmene qui,
qui seduto senza averti qui! (lei lo ha incatenato, lui è paralizzato, è un inetto senza speranza oppure la mamma da piccolo lo ha viziato troppo?)

Io ti amo veramente!*
Io ti amo veramente!*
Brutta bestia la malinconia,
che se ti prende, ti trascina via, (la malinconia non sopporta più di avere lo scantinato pieno di pseudopoeti senza un barlume di fantasia)
come quando non hai più un’idea
a cui aggrapparti per volare via, (ce ne siamo accorti)
verso i confini di una libertà
che quando trovi sembra una galera! (che concetto INCREDIBBOLE, non ci aveva mai pensato nessuno ad associare la libertà alla galera, nessuno nessuno nessuno proprio. Mai mai mai)
Scende, scende un lacrima…
Cresce, cresce la musica…
(continuo a non commentare questa parte, mi rifiuto) 
Voglio te…
Io non posso restare così… (figurati noi)
Su ti prego dai ritorna qui!
Io ti amo veramente!*
Io non voglio restarmene qui,
qui seduto senza averti qui! (dobbiamo fare un discorso sulle ripetizioni)
Io ti amo veramente!*
Io ti amo veramente!*
Ora lo so,
che di te io mi libererò, (ora lo sai? tre strofe fa non lo sapevi, quale parola ti ha illuminato la mente che tra l’altro lei si sarebbe portata via?)
ma so,
so comunque però (nonostante il dolore, la rima va garantita)
che per ora scende, scende una lacrima…
Cresce, cresce la musica…
Dentro me… (…) 

Io non posso restare così…
Su ti prego dai ritorna qui!
Io ti amo veramente!*
Io non voglio restarmene qui,
qui seduto senza averti qui!
Io ti amo veramente!*
Io ti amo veramente!*

* Pleonastico: che costituisce pleonasmo, superfluo.
Sinonimi: inutile, ridondante, sovrabbondante, ovvio, scontato, superfluo.

La mia amica Sz classifica questo genere (e similari, per esempio le bossanove melodiche portoghesi o sudamericane) sotto la voce Zuppa di coglioni, descrizione che ho subito fatta mia, consacrandola a playlist definitiva per queste colate di melassa (no, sul mio Ipod non c’era la playlist ZdC, sul mio Ipod queste canzoni non si memorizzavano neanche. Nè lo faranno sul mio futuro Ipod).

Vado a controllare il salame al cioccolato, va.

Io me la immagino l’espressione di quello che è riuscito a farsi assegnare il numero verde 123450, quando ha visto, nello spot su reti nazionali, l’attrice recitare convinta centoventitrè quattrocentocinquanta!
Che è decisamente più facile da memorizzare di uno due tre quattro cinque zero…