• Se avessimo davvero delle finestre temporali con davanzali liberi su cui sistemare i nostri desideri, sperando che crescano rigogliosi in un magico avverarsi, pianterei semi di cose impossibili per dimostrarne l’inefficacia, sfiderei l’universo in una gara di cinismo, perché non potrei tollerare una delusione così grande se mancasse alle promesse.

    Buona Fortuna

Tra le mie manie che con grande autoindulgenza amo definire buffe, tipo quella di non uscire di casa senza aver rifatto il letto con precisione da geometra, c’è un perverso fascino per le statistiche, le ricerche di mercato, le analisi, i sondaggi e via dicendo.
Se ne vedo, non resisto, devo leggerle. Sono rassicuranti, trasmettono ordine e controllo, spiegano, rilassano. Me, se non altro.

Nella mia vita lavorativa precedente aspettavo la fine di ogni stagione teatrale per farne di ogni sorta e stilare relazioni di decine di pagine stracolme di dati, calcoli e classifiche.
Ah, che meraviglia! Che appagante divertimento!
Puro distillato di zen.

Sia chiaro: come le leggo le dimentico. Ma resta infuso in me quel tepore di relax che mi trasmette il leggerle. In fondo ci sono modi peggiori di essere pazzi.

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Ispirata dall’ennesimo titolo di news, ho deciso di creare la nuova categoria Menti Contorte. E non mi riferisco a quelle dei giornalisti che scrivono certi titoli (anche perchè, lo ammetto, spesso quei titoli hanno un perfetto senso logico) ma alle mie (ricordo la mia composizione a condominio, abitato dalle mie svariate personalità multiple).

Per cui, poco fa, di fronte a questo titolo

Contro le fughe di pazienti, tre centri di ortopedia d’eccellenza

io ho visualizzato decine di ricoverati che, coperti solo dal camicione che si allaccia dietro lasciando schiena e deretano a vista, corrono all’impazzata fuori dagli ospedali mentre, per fermarli, medici forsennati li rincorrono e li bloccano spezzando loro gli arti principali. Da cui si spiegano i centri di ortopedia contro le fughe dei pazienti.

Lo so, ho dei problemi.

Vari studi scientifici hanno dimostrato che il nostro umore risente moltissimo del ciclo di buio e luce e dell’andamento del clima.
Traducendo, se questo tempo della malora continua ancora per molto, finiremo tutti per andare ai matti.
Un esempio concreto del fatto che stiamo tutti sbiellando mi sta passando in questo momento davanti, scorrendo i titoli delle notizie regionali odierne.
Regionali, in senso di qui, localissime, un 80% Genova e il resto ligure sparso.
Odierne, in senso di oggi. Anzi, giusto di questa mattinata.
Vi dò un estratto?
Vi dò un estratto.

– TAGLIA DI 500 EURO PER RITROVARE IL CINGHIALE PIERO
– RUBANO CASSAFORTE, MA E’ VUOTA
– TENTA FURTO ALL’EKOM NASCOSTO DENTRO UNO SCATOLONE
– PICCHIA UOMO SEDUTO VICINO SUL BUS
– PAGA LA TV QUANTO IL SEDANO, DENUNCIATA*
– MORTO D’INFARTO L’ANZIANO CHE HA PRESO A SPRANGATE LA VICINA DI CASA
– PERDE LA MEMORIA E VAGA DI NOTTE, SOCCORSA
– SPUNTA L’ASSESSORATO AGLI “STILI DI VITA CONSAPEVOLI”

E’ assolutamente indispensabile che arrivi il bel tempo.

*
Si. Pare che una donna, all’Ipercoop di Genova Bolzaneto, abbia pesato le verdure e appiccicato su un televisore Lcd l’etichetta che la bilancia del reparto ortofrutticoli emette.
Per la precisione, con velleità da Maga Magò, ha tentato di trasformare un televisore in un sedano e le cuffie audio in aglio, sperando che alla cassa nessuno si accorgesse della differenza.
Ve l’immaginate la faccia del cassiere che ha passato sul lettore del codice a barre una tv e vario scatolame di casse e cuffie e sul display della cassa ha visto comparire gli ingredienti per un soffritto?

Ognuno di noi è fornito di svariate problematiche.
In modo molto generico io le distinguo in varie sottosezioni: ci sono i problemi di comportamento (le intolleranze, le modalità di reazione, la tipologia di comunicazione a seconda degli stati d’animo, etc); ci sono i problemi caratteriali altresì detti difetti (e ce ne sono di appuntiti, di più smussati, di sopportabili, di sgradevoli, etc); ci sono i problemi irrazionali (tipo le fobie, come quella del mare) e infine ci sono i problemi buffi (le manie, le abitudini difficili da abbandonare, i modi precisi di fare alcune cose, i rifiuti a priori che però non danneggiano nessuno, etc).
Poi ci sono i problemi esterni e contingenti ma quelli non necessariamente ce li trasciniamo addosso per una vita.

Bene, nella lista dei miei problemi buffi, oltre al fatto che io faccio liste, ci sono varie cose che non è assolutamente necessario elencare adesso ma tra queste ce n’è una che ogni volta mi soprende offrendomi differenti e insospettabili interpretazioni del mondo che mi circonda al quale, lo confesso, non sempre sono sicurissima di appartenere.

Un esempio fresco fresco.
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