• Le fiabe sono spietate, come la vita e come i bambini.

    C'era una svolta

Ciao Barbara, ti va di scrivere un breve racconto su Genova da inserire in una mostra che sto organizzando in collaborazione con la Galleria Rubin?

E’ così che Laura Ballestrazzi mi ha coinvolta in questo progetto collettivo nel quale, ai dipinti di Tommaso Ottieri, ha voluto aggiungere un contorno di scritti, coinvolgendo non soltanto scrittori, ma persone con un’affermata creatività.

Non oltre una cartella e che parlasse della nostra città, queste erano le regole, e siccome a lei era rimasto nel cuore il ristorante della Vecchia di Chanel non fa scarpette di cristallo, è da lì che sono partita, disegnandogli intorno un piccolo racconto di vita e  caruggi.

Ed eccolo qui, per voi che non siete siete potuti passare dal grattacielo di piazza Dante.

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Confesso di aver tifato per i Maya, mi piaceva l’idea di partecipare all’evento del millennio e tutto sommato non avevo grossi problemi a rinunciare alla vecchiaia, ma avere un appuntamento con voi in libreria nel 2013 mi ha fatto cambiare idea.

Sarò un filo egoriferita, son pronta ad ammetterlo senza andarne fiera, però un po’ mi spiacerebbe se finisse il mondo prima dell’uscita del mio nuovo romanzo, ecco. Facciamo dopo. Qualche mese dopo, il tempo di sapere se vi è piaciuto.

In Mondadori è piaciuto.

Se siete molto, ma molto curiosi potete leggere la sinossi qui.

Grandi cose stanno accadendo dietro le quinte, una squadra di geni si sta muovendo attorno a me, ho un visual team pazzesco che vi presenterò a tempo debito (Sara Lando agli scatti e la Papermoustache al sito già li conoscete, ma ci saranno altre sorprese) e sto lavorando alla limatura dei capitoli.

Insomma, detta tra noi, è roba da far tintinnare i calici. Per il resto tutto bene.

Giovedì e venerdì sarò al Salone Internazionale del Libro.

Se anche voi capitate da quelle parti e volete che ci si incontri per riempire una mezzoretta di clamorose schiocchezze sparate con leggerezza, sapete come contattarmi.

Se invece avete piacere di dedicarvi all’intellettualità, ok, dai, fa niente, ci si sente un’altra volta.

Dopo una goduriosissima cena la sera prima, io e Gianluca Morozzi avremmo dovuto vederci a pranzo dopo il suo incontro coi ragazzi dell’Istituto Nautico San Giorgio per Il maggio dei libri, un’iniziativa promossa dal Centro per il Libro e la Lettura del Ministero per i Beni e le Attività Culturali, iniziata il 23 aprile, in coincidenza con la Giornata mondiale del libro e del diritto d’autore promossa dall’UNESCO, e che culminerà il 23 maggio con la Festa del Libro.
Tra le varie iniziative, scrittori e illustratori vengono sparpagliati per le scuole d’ogni grado del territorio nazionale con la missione di portare il Verbo, nel senso letterale della Parola, la parola scritta, per l’esattezza. Girano di città in città con un trolley rosso decisamente visibile, vanno nelle aule magne o nelle palestre e davanti a intere classi di studenti parlano di libri, di lettura e di scrittura.

I Dii hanno voluto che Leggi il resto →

Un anno fa, al Salone Internazionale del Libro di Torino, ho conosciuto Silvia Meucci, un’agente letteraria alla quale mi sono presentata coi miei libri già pubblicati e un inedito appena terminato.
Lei mi ha trattata come una scrittrice, cosa che nemmeno io facevo, impedendomi fin da subito di restare due scalini sotto di lei, come d’istinto facevo con deferenza.
Alla pari, guardandoci negli occhi e non lesinando sui sorrisi di pancia, abbiamo chiacchierato, ci siamo raccontate e lei si è offerta di leggere il mio inedito.
Un mese dopo mi ha chiamata, ci siamo viste e, con grazia e rispetto, ha smontato pezzo per pezzo tutto quello che avevo scritto, incoraggiandomi a riscriverlo daccapo, perchè secondo lei io potevo fare di più e di meglio.
L’ho riscritto completamente, seguendo le sue indicazioni, lei lo ha riletto, dopo un mese mi ha chiamata e, sempre con grazia e rispetto, pur riconoscendo il netto miglioramento del libro, ha smontato pezzo per pezzo la nuova versione.
Scrivine un altro, mi ha detto, e quando sarai pronta mandamelo.
A questo ha aggiunto un piccolo elenco di veti che mi ha gettata nel panico.
Ti tolgo tutte le stampelle perchè ho visto come scrivi e puoi farlo senza quelle. Anzi, devi farlo senza quelle, non ne hai bisogno.
Totalmente impanicata e come un gatto senza vibrisse mi sono messa a scrivere un nuovo libro.
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Sta succedendo davvero, in questo momento le rotative romane di Castelvecchi si stanno dando da fare per stampare il mio secondo libro und primo romanzo

*rullo di tamburi*

E’ ancora presto per promuoverlo, per leggerlo, per presentarlo ma c’è e uscirà il 26 gennaio 2011 (c’è chi si è portato avanti e lo ha già ordinato su internètte).

E poi succede così.
Ci hai sbattuto la testa per giorni, hai sondato ogni possibilità, hai pensato alle soluzioni più drastiche e senza alcuna speranza ti rimetti per l’ennesima volta davanti allo schermo e decidi di non pensarci più, lasci che qualcosa succeda e aspetti di pedinare passo dopo passo le parole che usciranno.
E loro escono.
All’inizio lente, una alla volta, faticosamente. Poi prendono confidenza con la libertà e cominciano a sbucare a coppie, a gruppetti, a interi periodi. Poi iniziano a giocare e acciuffano la battuta di Sara, l’ammonimento di Gio, la speranza di Francesca, il commento di Paola o la mail di Unlettore e di colpo mi ritrovo a scrivere FINE sotto l’ultima parola di un nuovo romanzo.
Fatta.
Dopo mesi di incubazione, è nato ieri, 8 novembre 2010, alle 19.45.
So che fa tanto donnicciola e che verrò derisa per questo, ma ho pianto. Senza manco essere in spm.
Succede.

Da giorni mi aggiro a pinna di squalo attorno ai miei ultimi capitoli. Mi avvicino ai personaggi e li spio, tento di blandirli o arrivo ad afferrarli con forza per costringerli a svelarmi il finale.
Io il finale lo avevo, lo sapevo, ma loro hanno preso altre strade, hanno fatto altre cose e ora mi guardano scettici dicendomi che sì, certo, posso anche farlo finire così, se proprio voglio, ma boh, secondo loro non è che sia un granché.
Va bene, d’accordo, parliamone. Se facessimo così? Mmmhh, sì, anche se…
E se facessimo così? Troppo scontato.
Ma perché lei non può avere qualcosa di più, di meglio, di bello? Perché siamo arrivati fin qui e lei è ancora lì, ferma, che guarda quello specchio deformante che riflette una vita altrui illusoria e ingannevole? Perché vuole quella? Perché non ha uno specchio pulito, che le restituisca l’immagine di sé? Perché agli altri sì e a lei no?
Mi guardano e dispiaciuti alzano le spalle e abbassano leggermente la testa.
E’ troppo tardi per un lieto fine.