• Se avessimo davvero delle finestre temporali con davanzali liberi su cui sistemare i nostri desideri, sperando che crescano rigogliosi in un magico avverarsi, pianterei semi di cose impossibili per dimostrarne l’inefficacia, sfiderei l’universo in una gara di cinismo, perché non potrei tollerare una delusione così grande se mancasse alle promesse.

    Buona Fortuna

Anche durante questo GSSP (il Fare un romanzo iniziato a settembre), gli Scrittori Pigri hanno potuto intervistare tre professionisti del mondo dell’editoria.
È un’occasione che cerco sempre di offrirgli, e di solito scelgo una scrittrice o uno scrittore e due tra editor, editori, agenti letterari, persone sempre preziose e a cui sono immensamente grata per la disponibilità e la generosità con cui rispondono ogni volta.

Le interviste vengono fatte sul GSSP, sono riservate agli iscritti e le rendo leggibili solo sul forum del laboratorio in corso, ma a ogni giro ne pubblico una, con il permesso dell’intervistato.

Ecco per voi quella che gli Scrittori Pigri del GSSP Fare un romanzo hanno fatto in questi giorni a Emanuela Ersilia Abbadessa.

(e se siete tentati di iscrivervi al GSSP Scrittura e Narrazione che inizia a metà gennaio, ricordate che c’è lo sconto fino al 30 novembre)

Laureata in Lettere moderne con una tesi sul carteggio Zandonai-Maugeri, Emanuela Ersilia Abbadessa si è sempre occupata di musica a tutti i livelli, dall’organizzazione di eventi musicali, all’insegnamento.
Dal 2002 ha insegnato Storia della Musica alla Facoltà di Lingue e Letterature Straniere dell’Università di Catania dove è rimasta fino al 2005 anno in cui si è trasferita a Savona dove attualmente vive e lavora.

In campo musicale è esperta delle tematiche belliniane; dal 1990 ha lavorato con la Fondazione Bellini di Catania e presso il  Museo Belliniano di Catania; ha studiato pianoforte e canto artistico come soprano lirico; ha scritto per quotidiani e periodici e ha collaborato con il  Teatro Massimo Vincenzo Bellini  di Catania; ha all’attivo circa settanta saggi di argomento musicologico.

Scrive per il quotidiano “La Repubblica” (edizione di Palermo), per “Il Secolo XIX”, per il web magazine “Midnight” e per il periodico “Notabilis”.

Con il suo romanzo di esordio Capo Scirocco (Rizzoli, 2013) ha vinto il Premio Rapallo-Carige 2013 per la Donna Scrittrice, il Premio Letterario Internazionale Isola d’Elba R. Brignetti ed è stata finalista al Premio Alassio Centolibri – Un Autore per l’Europa e al Premio Letterario Città di Rieti.
Fiammetta (Rizzoli, 2016) è arrivato secondo al Premio Giuseppe Dessì e al Premio Subiaco Città del Libro.
È da lì che viene la luce (Piemme, 2019), liberamente ispirato al fotografo tedesco Wilhelm von Gloeden, racconta la difficoltà nella definizione dell’identità sessuale.
Questo è il suo sito. – Qui la trovate su Facebook.

1.    Quanto influisce l’amore per la musica e la sua profonda conoscenza nella creazione di uno scritto? Le succede di scrivere avendo come sottofondo mentale una sorta di colonna sonora a dare la giusta enfasi e cornice alla scena che sta creando?

Influisce moltissimo, sia sul piano formale che su quello delle suggestioni. Formalmente, per esempio, costruii il mio primo romanzo, Capo Scirocco, come un melodramma ottocentesco, plasmando anche i personaggi sugli archetipi della grande opera italiana. L’opera fa comunque parte del mio immaginario, infatti tendo a creare un’eroina sul modello belliniano, una comprimaria, un protagonista che nell’opera corrisponderebbe al tenore e un “antagonista” che, in teatro, avrebbe il timbro del baritono. Quanto alle suggestioni, nei momenti di maggior pathos del romanzo, risuona dentro di me una musica e quella cerco di trasformare in parole, anche per questo inserisco spesso musica dentro le pagine: Wagner, Beethoven, Arie d’opera, canti popolari…

Quando scrivo però lo faccio in totale silenzio: la musica è un linguaggio e chi lo comprende non può in alcun modo gestirlo contemporaneamente a un altro. Voi riuscireste a scrivere un racconto mentre qualcuno vi recita a voce alta l’Amleto?

 

2.    Segue un metodo nella definizione dei personaggi? Come li crea? Quanto c’è di storicamente ricostruito e quanto è creatività della scrittrice?

Occupo molto tempo a definire ogni dettaglio del romanzo, quindi anche i personaggi. È un lavoro che faccio quasi tutto in mente, ogni tanto scrivo qualche appunto incomprensibile ad altri. Cerco di immaginare i personaggi nella loro quotidianità, ne spio i movimenti, i piccoli tic, le manie, penso al timbro della loro voce, al modo di camminare, di dormire, di mangiare, di vestirsi. Questo mi dà modo di “conoscerli” e quando mi siedo a scrivere, è come se parlassi di vecchi amici. La verità storica mi occorre soltanto come ispirazione e sulla base di quella immagino e creo una vicenda secondo ritmi e accadimenti che soltanto io decido. Anche usando come fonte di ispirazione personaggi realmente esistiti (è quello che ho sempre fatto fino a oggi), non cerco di ricalcare la loro biografia perché penso che questo sia compito del biografo, a noi narratori non resta altro mandato che raccontare storie.

 

3.    Quanto ritiene sia importante la documentazione su eventi o persone reali nello scrivere una storia?

Fondamentale, soprattutto la documentazione storica e sociale che impegna la maggior parte del mio tempo. Quanto a quella sui personaggi dipende dal ruolo che questi hanno nella vicenda. Faccio un esempio: il mio ultimo romanzo, È da lì che viene la luce, è ambientato nel Ventennio fascista e liberamente ispirato alla figura di un fotografo realmente esistito, Wilhelm von Glöden. Ora: mentre per il mio Ludwig (che adombra Wilhelm) non ho trasferito quasi nulla della sua vera vita nel romanzo se non alcuni tratti, nel caso di Mussolini o di Hitler, che vengono entrambi citati, non potevo inventare, ciò che li riguarda è vero e documentato, insomma aderente alla realtà storica.

 

4.    Vorrei sapere se, nel suo modo di scrivere, la prima stesura di un romanzo avviene sul flusso della creatività, avendo magari pochi punti chiari, oppure nasce dopo una sorta di progettazione della struttura della storia (trama, personaggi, conflitto, ecc.) e, in quest’ultimo caso, qual è il suo metodo e se ne ha sperimentati più di uno per scrivere. E, approssimativamente, quanto tempo dedica alla prima stesura?

La mia prima stesura è molto vicina alla stesura definitiva: quando scrivo ho già tutto chiarissimo in mente, ho centinaia di appunti sui fatti che dovrò inserire e una linea temporale precisa alla follia, un piano della struttura del romanzo definito fin nella scansione dei capitoli. Quindi, il tempo che dedico alla prima stesura è il tempo materiale che mi occorre per digitare le parole, come se la mia mente le dettasse senza soluzione di continuità. Scrivo circa 2000 parole al giorno in quella fase e, quando la lucidità mi accompagna, anche 3000. Se ho altri impegni non ne scrivo comunque meno di 1000. Certo, in seconda battuta magari aggiungo qualche paragrafo, sistemo qualcosa ma il romanzo ha già una definizione completa in ogni parte.

 

5.    Mi chiedo se nel processo creativo, a un certo punto, intervenga un momento in cui letteralmente “ci si stufa”. Mi spiego: mi domando se, una volta che nella mente si sono chiariti tutti i meccanismi della storia e dell’evoluzione dei personaggi, non essendoci più niente da scoprire, la voglia di scrivere venga meno, e se sì, come si supera quel momento.

A me non è mai successo anche perché quando scrivo vivo le emozioni dei personaggi, quindi anche se so cosa affronteranno aspetto di provarlo insieme a loro. Penso poi che se ci si annoierà scrivendo, è probabile che annoieremo anche il lettore. La scrittura per me non è una scoperta di ciò che succederà perché quello lo faccio prima, quando costruisco la storia, è una conferma di cosa deve accadere e mentre questo avviene, io provo in prima persona ogni gioia e ogni dolore di cui sto scrivendo.

 

6.    Quali “regole” si è imposta per riuscire a completare il suo primo romanzo, magari dovendo gestire in parallelo altri lavori o attività?

Una sola: disciplina. Quando scrivo ho la disciplina di un marine. Faccio un planning, mi do delle scadenze e quelle rispetto, senza se e senza ma. Divido la giornata in fasce orarie e so che da una certa ora a un’altra scriverò o farò la spesa o leggerò, o andrò a fare una lezione, o butterò giù un articolo per il giornale. Pianifico, insomma. E riesco anche ad andare al cinema almeno due volte alla settimana!

 

7.    Quali sono state le sue maggiori difficoltà nello scrivere e cosa ha modificato dall’esordio a ora, e perché?

A me scrivere risulta abbastanza semplice, le difficoltà sono più che altro interiori: ho scritto pagine che mi hanno dilaniata. Poi c’è l’eccitazione dello scrivere: mentre sono dentro un romanzo ho l’adrenalina in circolo e non riesco a pensare ad altro, dormo poco e mentre dormo penso ai miei personaggi.

Dall’esordio a oggi penso che la mia scrittura sia cresciuta così come sono cresciuta io, è naturale. Forse ho sfrondato un po’, sono più consapevole degli errori, ma nell’approccio alla fase creativa non è cambiato nulla di fondamentale. Continuo a scrivere bevendo caffellatte.

 

8.    Quanto c’è di personale nei suoi scritti e quanto è frutto della sola creatività?

Tutto quello che scriviamo ci riguarda e tutto è autobiografico. Si può però raccontare se stessi e la propria vita e questo è il tipo di autobiografismo diaristico per il quale io non provo alcun interesse; si possono poi prendere brandelli di sé, disseminarli nei romanzi e in qualche modo universalizzarli perché nel momento in cui li associamo a un personaggio che non siamo noi, possiamo guardarli da un’altra prospettiva. Questo è quello che a volte mi capita di fare. Rita dice una mia frase, Fiammetta pensa della Bellezza ciò che penso io, Mimì considera le donne come le considero io, Ludwig crede nella libertà come ci credo io, Elena si sistema il vestito come faccio io…

 

9.    Il suo ultimo romanzo è ispirato a una persona realmente esistita; mi chiedo se è nata prima l’idea narrativa, alla quale ha poi cercato e trovato un modello ispiratore, oppure la storia è nata dopo aver conosciuto la figura di Glöden. Parimenti per gli altri romanzi, a cui ha dato ambientazione storica: la cornice temporale è essa stessa fonte di ispirazione di una storia o, al contrario, viene sviluppata attorno a un nucleo narrativo di base slegato dall’ambientazione?

Nel caso dell’ultimo romanzo, conoscevo già da bambina la storia del barone e, negli anni, mi si era ripresentata alla mente varie volte. La scelta di spostarla leggermente avanti nel tempo e collocarla nel cuore del Ventennio fascista è nata dal fatto che desideravo rendere più evidente un contrasto: la possibilità di vivere una libertà personale intimissima come quella legata all’orientamento e/o all’identità sessuale in un momento storico in cui le libertà personali erano molto limitate e il modello maschile di riferimento era estremamente muscolare e testosteronico, ovvero l’esatto contrario di quello rappresentato da Ludwig. Sia per questo romanzo che per i due precedenti, le vicende potevano essere ambientate in qualsiasi periodo storico (anche quello attuale) ma, premendomi sempre il contrasto tra il singolo e la società, ho deciso una collocazione consona a rendere più stridente il rapporto.

In Capo Scirocco racconto l’amore proibito tra una vedova trentottenne e un giovane poco più che adolescente, se oggi la cosa costituirebbe un piccolo scandalo, alla fine dell’Ottocento rappresentava un evento scandaloso in maniera preoccupante, qualcosa di cui tutti avrebbero parlato e che tutti avrebbero condannato, da qui la scelta temporale. Così come in Fiammetta: un matrimonio in cui si consuma una violenza sulla donna perché “troppo libera” è, purtroppo, cosa assai attuale ma la libertà di pensiero e di azione della donna, collocata in un periodo in cui alle donne non era consentito nemmeno di votare, ha una forza maggiore, a mio parere.

 

10. Qual è il suo rapporto con l’editing? Si è modificato nel tempo? Com’è stata la prima volta e come è oggi? Come ha inciso/incide sulla sua scrittura?

Per quanto riguarda i miei tre romanzi ho sempre avuto un ottimo rapporto con i miei editor, ho sempre accolto con favore le loro osservazioni e, anzi, dal reciproco scambio credo siano venute fuori riflessioni importanti. I miei testi non hanno mai subito editing imponenti, quindi direi che ha inciso nel senso del miglioramento. Amo che una lettura esterna competente mi indirizzi verso il risultato sperato e, negli anni ho imparato ad asciugare i testi, ho fatto più attenzione ad alcuni “vezzi” della mia scrittura (come ad esempio la maniacalità nel descrivere sequenze di gesti minimi). Il più delle volte, in fase di editing mi sono anche divertita molto, come quella volta che mi fecero notare che ripetevo sempre il fatto che i miei personaggi respirassero! Cosa ovvia, direte voi, ma per me asmatica cronica, il respiro non è affatto scontato e così avevo finito col trasferire nella pagina questa mia preoccupazione per la mancanza d’aria, sottolineando sempre che Tizio o Caio prima o dopo aver fatto qualcosa… respiravano.

 

Davvero è da metà aprile che non vi aggiorno? Oh poveretta me, e adesso come la recupero?

Sono stati due mesi e mezzo intensi, in effetti, e avrei anche avuto parecchio da raccontarvi ma per intensi intendo dire che ho vissuto in un frullatore perennemente acceso e da un frullatore perennemente acceso capite anche voi che è complicato fermarsi per aggiornare il blog.

Ma andiamo per ordine.

Il 21 aprile è finito il GSSP Scrittura e Narrazione 2019
(per noi affettuosamente detto il S&N19)
Sono stati: 3 mesi di laboratorio; 12 esercitazioni settimanali; 7 stanze di forum; oltre 12.500 commenti; 3 scrittrici e 1 traduttore e editor intervistati; 49 il massimo punteggio raggiungibile che nessuno ha raggiunto; 4 il punteggio più basso raggiunto; 5 i Super Scrittori Pigri che hanno superato i 48 punti; 50 Scrittori Pigri iscritti; 32 hanno fatto tutte le esercitazioni (record assoluto di tutti i GSSP!); 12 discussioni aperte nel corridoio e oltre 2000 commenti lasciati tra una e l’altra (in particolare: 567 Cose belle, 476 Cose brutte e 519 cazzeggi nei bagni in fondo al corridoio).
Per questa ottava edizione il gruppo era formato da 33 donne e 17 uomini.
14 sono le regioni italiane dove vivono: Lombardia (10), Piemonte (8), Liguria (8), Toscana (4), Emilia Romagna (5), Veneto (4), Lazio (3), Trentino (2), Campania (1), Calabria (1), Sicilia (1), Marche (1), Umbria (1), Sardegna (1).
16 erano gli Scrittori Pigri veterani e 10 di loro avevano già fatto (almeno) un GSSP Scrittura e Narrazione, tra i 23 e i 64 anni le loro età anagrafiche, 41 anni l’età media, 2 sono state le docenti che hanno avuto: me e Alice Basso.

Una settimana dopo, io e Francesca de Lena abbiamo iniziato la SPA, che no, non è quella roba rilassante con bagno turco e idromassaggio, è al contrario una tostissima masterclass per scrittori e editor che finirà i primi di ottobre e che ha unito 6 scrittori con un loro romanzo inedito e 6 editor pronti a lavorare con loro per metterglielo a posto. SPA sta per Scrittori Pigri in Apnea, perché siamo partite dai nostri reciproci laboratori per i candidati migliori ma abbiamo comunque lasciato la porta aperta anche ad altri (e in effetti è stata felicemente varcata)

Nel frattempo ho tenuto, nella scuola media Iqbal Masih a Milano, per tre venerdì, LEXBULLI, un laboratorio di scrittura organizzato da FarexBene e da Feltrinelli nell’ambito del progetto “Cultura della legalità e azioni anti discriminazione” promosso dalla Direzione Politiche Sociali Area Territorialità del Comune di Milano.

E abbiamo finito aprile.
A quel punto, tra una presentazione e l’altra (Alba, Trento, Rivoli) e un convegno sulla scrittura a Milano, ho lasciato a casa il cappello da scrittrice e mi sono messa quello da Coordinatrice ufficio stampa e comunicazione per l’Andersen Premio&Festival 2019 di Sestri Levante e, ragazzi, è stata un’altra avventura strepitosa.
Ne sono uscita a coriandoli per la stanchezza fisica – grazie, magnesio, grazie – ma in formato gigante per la soddisfazione di aver fatto parte di un progetto così bello (e poi io amo lavorare in squadra, e lì c’era una squadra fantastica. Ps: mi mancate, ragazzi!).

Subito dopo – sempre con la SPA in corso e qualche presentazione di Vittoria in programma – sono andata a Terranuova Bracciolini a presentare Riccardo Gazzaniga e il suo “Abbiamo toccato le stelle” (Rizzoli Ragazzi), a Genova a presentare Ettore Zanca e il suo “Santa Muerte” (Ianieri editore) e a Sestri Levante-Riva Trigoso a presentare Alice Basso e il suo “Un caso speciale per la ghostwriter” (Garzanti).

Mica è finita qui.
Durante il primo – stupendo – Ritiro Pigro fatto i primi di aprile al Canto del Maggio, è nato un progetto di cui non vedo l’ora di parlarvi e a cui stiamo lavorando in 28: se tutto va bene, sta per nascere il primo Romanzo Pigro, scritto da 26 Scrittori Pigri e da me e Alice Basso.
Questa è un’impresa talmente folle, assurda e bella che – per adesso – non vi dico di più.

Infine, di nascosto, lavoravo e sto lavorando a un altro progetto che mi sta particolarmente a cuore e che sta prendendo vita grazie alla squadra di superamici che ho e che sono accorsi come i topini di Cenerentola a fare un abito bellissimo per il mio primo libro, uscito dieci anni fa: C’era una svolta. Sì, il donatore d’organi di Qualcosa di vero. Sì, quello dove io racconto le fiabe vere come Giulia le racconta a Rebecca. Quello. E qui di fiabe vere ce ne sono molte di più (ovviamente: è una raccolta di fiabe!).
E siccome, si sa, io preferisco i topini alle fatine, e il vestito che hanno cucito loro è di una bellezza stratosferica, vi assicuro che sarà qualcosa di spettacolare, con nuove illustrazioni, diversi illustratori e una guest star, cinque fiabe in più e altre sorprese.
Perché a noi piace festeggiare i decennali con amore, stile ed elegantissimi incantesimi.
Questo libro sarà qualcosa di più di un libro. Sarà anche qualcosa di più del mio primo libro. Sarà un tale concentrato d’amore – quello profondo degli amici – che (sono certa, certissima) avrà intensi poteri magici.
Ma di questo vi parlerò ancora, e presto.

Adesso segnatevi in agenda che:
– Mercoledì 10 luglio sarò a Savona, alla Cena Letteraria organizzata dalla Compagnia dei lettori al ristorante Lido dei Pini. Con me ci saranno anche Emanuela Abbadessa, Cristina Rava e Luca Ammirati.
– Venerdì 26 luglio sarò ad Albisola Superiore con Vittoria, alle 21.00 in piazza del Talian, per una presentazione organizzata dall’Assessorato alla Cultura del Comune di Albisola Superiore. Insieme a me, Giorgio Giglioli di RaiTre Liguria.
– E sono aperte le iscrizioni al prossimo GSSP, quello sulla costruzione di un romanzo, il vostro. Si comincia il 16 settembre e se vi iscrivete entro luglio pagate la tariffa ridotta.

Quest’anno, sul GSSP Scrittura e narrazione, gli Scrittori Pigri hanno intervistato, in ordine di intervista: Cristina Rava (scrittrice), Antonietta Pastore (scrittrice e traduttrice dal giapponese) e Luca Briasco (editor, traduttore e agente letterario).
Non pubblico mai tutte le interviste che vengono fatte sul GSSP – appartengono al GSSP – ma questa volta faccio un’eccezione e ne pubblico due su tre.
Quella a Luca Briasco (un’altra intervista interessantissima che per adesso ho letto solo io e che venerdì pubblicherò sul forum degli Scrittori Pigri) la tengo riservata a loro.

Voi, dopo aver letto quella fatta a Cristina Rava, godetevi questa ad Antonietta Pastore.

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In ogni GSSP presento agli Scrittori Pigri tre figure professionali del mondo dell’editoria – scrittori, editor, agenti letterari, traduttori – e gli offro la possibilità di intervistarli.

Negli scorsi anni hanno intervistato Ester Armanino, Gianluca Morozzi, Sara Rattaro, Riccardo Gazzaniga, Giuseppe Culicchia, Pietro Grosso, Marilena Rossi (editor Mondadori), Elisa Tonani (linguista, per la punteggiatura), Silvia Meucci, Ricciarda Barbieri (editor Feltrinelli), Chiara Beretta Mazzotta, Alice Basso, Chiara Gamberale, Paola Cereda, Alba Bariffi (editor), Luisa Rovetta (Grandi Associati), Bruno Morchio, Francesca de Lena (editor e scout letteraria), Mauro Morellini (editore), Nadia Terranova, Giovanna Salvia (redattrice Feltrinelli), Alessandro Gelso (direttore editoriale di Rizzoli Ragazzi).

Una delle persone intervistate quest’anno è Cristina Rava, di cui è uscito da pochi mesi il romanzo Di punto in bianco per Rizzoli (collana NeroRizzoli).

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Questo è un progetto a cui sono davvero molto fiera di aver partecipato.

Nei giorni successivi al crollo del Ponte Morandi, qui a Genova eravamo paralizzati e attoniti per ciò era appena successo e molti di noi hanno sentito il bisogno di fare qualcosa. Subito.
E qualcosa abbiamo e ho fatto, subito.
Anche questo progetto è nato subito, ma ci voleva un po’ più tempo per dargli forma.
Adesso ce l’ha, ed è una forma molto molto bella.

Da un’idea di Emilia Marasco e di Nicolò De Mari de Il Canneto Editore è nata questa antologia di racconti dove sentirete le voci di oltre 40 scrittrici e scrittori, tra cui molti genovesi (ma non tutti, sono molti ad aver partecipato: quello che è successo non è successo ai genovesi, è successo agli italiani).

Tutto l’incasso andrà a sostenere due progetti per i giovani e per gli anziani della Valpolcevera, la zona che più di altre sta pagando il prezzo di questa tragedia.

Tre mesi sono un niente per creare un libro dall’idea alla stampa, ma abbiamo voluto fare il più presto possibile perché il Natale è alle porte e questo potrebbe pure essere un meraviglioso regalo.
Fatevelo anche voi, fatelo alla Valpolcevera, fatelo a Genova, fatelo a chi ancora crede che sia importante esserci e fare qualcosa per gli altri, ognuno come può.

E se sarete a Genova venite in tantissimi, martedì 18 dicembre, alle 17.45, nella Sala del Maggior Consiglio di Palazzo Ducale.
Noi ci saremo.

#IlPonte
#lamiaGenova

Tra pochi giorni esce “Genova d’autore” per Morellini Editore.

Abbiamo partecipato in undici, ognuno di noi ha scritto un racconto legato a una zona di Genova, qualcuno ci è nato, altri no, qualcuno ci vive, altri no, qualcuno è già uno scrittore professionista, altri no. Che è anche una bella occasione per tenere la mano a chi ha voglia di farsi conoscere attraverso la propria scrittura.

Insieme, abbiamo raccontato Genova. Insieme, incontreremo il pubblico qua e là.

Si comincia venerdì 13 ottobre alla Feltrinelli di Genova, alle 18.00.
Sarà la prima presentazione, se siete genovesi venite in tanti, noi ci saremo quasi tutti.

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Come gli Scrittori Pigri sanno, a farmi compagnia nel GSSP, c’è la mia adorata Margherita Trotta, redattrice Mondadori.

Nel GSSP Scrittura & Narrazione, quello che parte a gennaio, lei plana sul gruppo per la settimana della correzione di bozze e non ha pietà, mentre nel GSSP Fare un romanzo, quello che parte a settembre, si occupa insieme a me dell’editing dei primi capitoli che devono consegnare l’ultimo mese di laboratorio.

Quest’anno, per il GSSP Fare un romanzo, si aggiunge una docente d’eccezione, che sono immensamente felice di avere in squadra: Alice Basso, scrittrice ed editor.
Lei sarà a disposizione dei Pigri per una settimana e valuterà le sinossi dei loro romanzi, un documento fondamentale e delicatissimo che ogni scrittore deve saper scrivere e presentare a un editore.

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Sono due mesi che non scrivo sul blog, ormai i social hanno vinto e un po’ mi dispiace, perché questa è casa, con la rilassatezza di un divano comodo, non è la frenesia del ballo delle sedie che si vive su Facebook.
Ma vabbè.

Comunque, in questi due mesi, sono successe alcune cose di cui vi faccio il sunto, tisana alla mano.

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Ad ogni edizione del Gruppo di Supporto Scrittori Pigri, tra le tante cose che gli faccio fare (perché pensano sia un laboratorio da due ore alla settimana e invece li trascino nel forum e me ne impossesso per tre mesi), ci sono le interviste.
Ogni GSSP, gli Scrittori Pigri hanno la possibilità di intervistare scrittori e professionisti del mondo dell’editoria.
Devo dire che finora ho sempre avuto la disponibilità (e la generosità) di persone straordinarie che mi hanno aiutata a mantenere un livello di eccellenza di cui vado fiera.

Dal 2014 a oggi, gli scrittori che i miei Pigri hanno intervistato sono stati (in ordine cronologico): Ester Armanino, Gianluca MorozziRiccardo GazzanigaSara Rattaro (che quest’anno torna nel GSSP con una bellissima video lezione)Giuseppe CulicchiaPietro Grossi e Alice Basso.

Mentre, in rappresentanza del mondo editoriale, hanno incontrato (sempre in ordine cronologico): Margherita Trotta (redattrice Mondadori e loro docente nel GSSP), Ricciarda Barbieri (editor Feltrinelli), Silvia Meucci (agente letterario), Chiara Beretta Mazzotta (consulente editoriale per autori, editori e agenti letterari), Elisa Tonani (ricercatrice di Storia della Lingua Italiana – Esperta di punteggiatura) e Marilena Rossi (editor Mondadori).

Bene, l’ultima intervista mi è stato chiesto di condividerla anche con voi e io lo faccio con immenso piacere.
Signore e signori, lettori e scrittori, ho la smisurata gioia di offrirvi l’intervista che gli Scrittori Pigri del GSSP-Scrittura e Narrazione hanno fatto a Chiara Gamberale.

CHIARA GAMBERALE INTERVISTATA DAGLI SCRITTORI PIGRI
Chiara Gamberale
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albero-libriQuando gli Scrittori Pigri si iscrivono al mio laboratorio, devono compilare un modulo. Nulla di impegnativo, mi serve per farmi un’idea delle persone con cui passerò tre mesi di GSSP.

Tra le varie domande, chiedo anche se c’è un libro che amano regalare.
Ecco quaranta loro suggerimenti, che possono venire benissimo in periodo di strenne.
Siccome il GSSP è sempre molto eterogeneo, ce n’è davvero per tutti i gusti.

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